Presidio Medico Armato
di Riccardo Mazzucchelli - 28/05/2007
Sgomento e disgusto. Questo ho provato quando ieri mattina ho appreso che il governo di Kabul ha deciso di appropriarsi degli ospedali di Emergency, abbandonati in seguito alla situazione non più idonea alla sicurezza dei medici internazionali diretti e coordinati da Gino Strada. Quest’ultimo, ben lontano dallo steretipo dell’operatore umanitario, ha sempre agito mettendo subito in chiaro i rapporti con la popolazione che incontrava sul territorio: “noi siamo qui per dare una mano. Aiutiamo tutti, curiamo chiunque, purché qui dentro non porti la guerra che l’ha costretto a rivolgersi a noi”. Questa potrebbe essere una rozza e sicuramente riduttiva traduzione del lavoro che da anni ha contraddistinto Emergency. Tutto in perfetta trasparenza, tutti i soldi vengono spesi per le strutture sanitarie e per ricompensare chi rischia la vita per strappare dalle braccia della morte quanta più gente possibile. Non si tratta di filantropia “appariscente”, perché quest’ultima dovrebbe comprendere un certo interesse personale nello svolgerla; è semplice voglia di fare il proprio mestiere, il medico, dove ce n’è un bisogno estremo. Nessuno lavora gratis, perché il lavoro di queste persone è importante e anche perché monetizzare il rapporto di lavoro responsabilizza chi lo svolge, ma nessuno lavora con ipocrisia. Questo gioiello è tutto italiano. Qualcosa di cui dovremmo fregiarci al pari dei reparti specializzati dei carabinieri, perché di quelli siamo molto fieri, oppure al pari dei nostri carri armati o dei nostri elicotteri appena spediti a Karzai. Invece è stata proprio questa indipendenza, questo poco sfoggio del valore italico delle prestazioni eccellenti delle menti forgiate e rese acute dai mirabili studi nazionali, tanto per usare un linguaggio appena appena nostalgico, a far apparire Emergency come poco credibile.
Insomma, esser così efficienti, riuscire a operare in mezzo a una guerra con entrambe le parti, mantenersi sempre neutrali: questi gli elementi che hanno permesso a Kabul di sospettare di Emergency, sostenendo che al suo interno operassero talebani o loro presunte spie (!), come Rahmatullah Hanefi, rinchiuso da DUE MESI in un carcere afgano, senza nessuna accusa formale, senza nessuna imputazione a suo carico e senza possibilità di parlare con il mondo esterno. In realtà , potrebbe essere morto da due mesi e noi non ne sapremmo nulla. A quanto pare, Hanefi si era rifiutato di collaborare con i servizi afgani durante la liberazione di Mastrogiacomo e del suo autista, Adjmal, dato che operava per conto e al posto dei NOSTRI servizi. Perché nessuno politicante ha voluto ammettere il diretto e determinante coinvolgimento del nostro governo in questa questione? La scusa che hanefi è un afgano è davvero ridicola e regge per i primi cinque o sei secondi, poi chiunque arriverebbe a dire:”Già , va bene, ma non basta. E come la mettiamo con la coscienza?”. La mia è piuttosto in tumulto e mi vergogno di aver votato una schiera di gente così indifferente alla sofferenza che ha creato in una persona, anche se si trova a migliaia di chilometri. Già perché Hanefi non sarebbe sicuramente finito in carcere se non avesse accettato di mediare e ora Emergency starebbe ancora curando migliaia e migliaia di civili al giorno in Afghanistan.
Tuttavia, non solo i nostri politici sono così poco accorti delle conseguenze delle loro azioni. Anche a Kabul non scherzano. Poco prima che Emergency decidesse di abbandonare l’Afghanistan, Karzai aveva immediatamente provato ad occupare le strutture ospedaliere, piene di macchinari costosissimi e all’avanguardia (già , perché Emergency non si limita a costruire ospedali e curare, ma sviluppa centri di chirurgia avanzati, sempre gratuiti: insomma, non sono ospedali con quattro garze e acqua ossigenata…), cercando anche di bloccare alcuni medici stranieri, forse per usarli e istruire del personale, tentando di requisire i loro passaporti. Ora che Emergency non c’è più ed è trascorso abbastanza tempo da dar l’impressione di non voler requisire tutto, ma di ripristinare un servizio essenziale per la popolazione, Karzai ha fatto occupare le strutture e
ricerca personale medico tra gli alleati per rimettere in moto tutto. Una schifosissima mossa politica, studiata a tavolino, come se si stesse giocando a Risiko! con gli amici. Ora, in quegli ospedali, verranno curati solo gli afghani, mentre i talebani vedranno la possibilità di accedere alle cure mediche spazzata via. Cosa pensate che faranno? Tra le molte ipotesi, ne azzardo un paio: a) attaccano l’ospedale, cercando di renderlo inutilizzabile; b) cercheranno di occuparlo con la forza, per poter usufruire delle cure mediche. In entrambi i casi, Kabul è riuscita a far entrare la violenza e la guerra negli ultimi giardini felici dell’Afghanistan. Senza contare che, nel lungo periodo, Emergency NON sceglie mai di mantenere la struttura, ma solitamente addestra il personale necessario e poi DONA l’ospedale altamente specializzato allo stato, quando le condizioni interne lo permetteranno. Cosa c’è dietro, allora, alle mosse di Kabul? Chi aveva così tanto interesse a veder scacciati Gino Strada e il suo staff? Basterà vedere chi sub-entrerà alla direzione degli ospedali e forse riusciremo a farci un’idea più chiara della situazione. Per ora, è tutto coperto di sangue.