Le
Rubriche
di
Nokoss

Di viole e liquirizia - Nico Orengo

di Mariagrazia Liotta - 01/06/2007
orengo_viole_speciale.jpg

Come mia seconda comparsa su questo giornale, sperando di non annoiarvi, ho deciso di bissare, navigando sulla scia della prima recensione; parlerò infatti di un libro che in fatto di ambientazioni, paesaggi, caratteri e descrizioni racchiude molti spunti pertinenti al vino, argomento che da un paio d’anni a questa parte stuzzica molto la mia curiosità. 

È questa la ragione per cui mi ha colpito questo scritto, e che ne ha reso particolarmente piacevole la lettura: un buon libro, gustoso come un bicchiere di Favorita delle Langhe, fresco e delicato.

Sa di vino e di terra, e ti accompagna con meno arroganza di quella ostentata da un sommelier purosangue, nel mondo delle produzioni vinicole, delle cantine, delle vigne e delle enoteche piemontesi delle Langhe, attraverso un personaggio, Daniel Lorenzi, sommelier parigino, tra i migliori nel suo mondo. 

Daniel arriva ad Alba per tenere un corso di degustazione sui grandi vini francesi, per un pubblico di langaroli e non: vignaioli, imprenditori, dirigenti d’azienda, affetti dal business maniacale dell’industria del vino, presi, come dice Orengo da un “tic recente”, dall’ossessione per le sfumature nei colori, negli odori, e nei sapori, tutto per colpa, in parte, anche di sommelier come lui.  Interessante è il contrasto tra il passato delle Langhe ed il presente, segnato, in positivo secondo alcuni e in negativo per altri, dalla prepotente irruzione dell’industria vinicola nelle campagne. Questo conflitto è incarnato da uno dei personaggi, Luciano, il taxista che accompagna Daniel nei giri per le terre e i paesini langaroli, amante della birra e dissacrante nei confronti di questa nuova mania che ha trasformato quella parte di Piemonte prima genuina e contadina, sincera insomma, in una moltitudine di speculatori avidi che hanno creato vigne anche a scapito dei boschi e di tutte le altre coltivazioni:”Un paesaggio monotono: colline e colline di vigna tutte uguali. Non c’è più un albero da frutto…tagliati tutti i frutteti per far posto alla vigna…vede un orto?”. 

Questo è lo sfondo del romanzo, che poi si sviluppa su storie d’amore, di famiglia e di conflitti generazionali. Nel corso delle pagine infatti si scoprono le rovine delle vicende personali e familiari di Lorenzi, un divorzio alle spalle, una figlia “difficile”, con la quale c’è un rapporto da ricostruire da zero. Si racconta dei tanti incontri con personaggi italiani e stranieri, più o meno interessanti (sono rimasta affascinata in particolare da Maria Suzuki, piacevole ragazza italo- giapponese, mandata in giro per un eno- tour italiano dal padre, cantiniere di un grande albergo di Tokyo). E poi c’è Amalia, donna forte, inquieta e affascinante, proprietaria del Tastevin, dove Daniel è stato invitato per tenere le sue lezioni in materia di degustazione… Fra le pagine più curiose vi è quella che descrive una delle prime lezioni tenute da Daniel: lezione che, poiché astratta e teorica, propedeutica agli esempi pratici senza dubbio più saporiti, non è certo stimolante per un sommelier, ma lo è invece per lettori come me ad esempio, ignoranti ma curiosi in fatto di buon vino. 

Ne riporto dei brevi frammenti: “L’odorato giustifica questa protuberanza che chiamiamo naso…Nel vino non c’è mai un unico odore, ma un insieme che si chiama bouquet. Il bouquet cambia nel tempo. Quello primario è costituito dall’aroma originale di certe qualità di vino, pensate al Moscato. Il bouquet secondario viene creato dai fermenti che lavorano il mosto per trasformarlo in vino. È allora che appaiono e si mescolano gli aromi di pesca, albicocca, prugna, lampone e rosa, viola, iris, mughetto, peonia, garofano. E poi arriviamo al bouquet terziario, il finale, dove il vino si arresta in un aroma di selvaggina, sottobosco, humus terragno.” 

Il finale è a sorpresa: un duello all’ultimo bicchiere, quasi da film western made in USA, nel quale Daniel Lorenzi, sorso dopo sorso, è costretto dagli eventi ad affrontare una sfida lunga e stancante, nel tentativo di riconoscere profumi e sapori ed identificare vini langaroli con nome, cognome e anno di nascita…una dura prova per i suoi sensi, difficilissima anche per un esperto sommelier parigino. 

 

Gli
Archivi
di
Nokoss

Cerca nel sito: