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Federico Aldrovandi

di Mauro Mondello - 20/06/2007
aldrov.jpg

Non so quanti di voi conoscano questa storia.
La storia di Federico Aldrovandi, un ragazzo che il 25 settembre del 2005 veniva ucciso da quattro agenti di Polizia.
Da tempo m’interesso delle indagini e seguo il blog della madre di Federico, un donna coraggiosa che ha avuto la forza di chiedere giustizia in un paese in cui ancora oggi è difficile scrollarsi di dosso certe vecchie paure.

Federico Aldrovandi aveva 18 anni.

Stamattina, dopo quasi due anni di inchieste, sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di “eccesso colposo” (una modo più lieve di scrivere omicidio) i quattro agenti che quella mattina del 25 settembre fermarono Federico.

I loro nomi li voglio scrivere in grande, perchè nessuno li dimentichi mai:

– PAOLO FORLANI (1961)

– ENZO PONTANI (1965)

– MONICA SEGATTO (1964)

– LUCA POLLASTRI (1970)

Cercherò, in due parole, per tutti quelli che purtroppo non conoscono questa terribile vicenda, di spiegare un pò le cose.

Il 25 settembre del 2005 Federico rientra a Ferrara dopo una serata con gli amici a Bologna.
Sono le 5 di mattina.
E’ a piedi, i suoi compagni l’hanno lasciato un pò lontano da casa, vuol fare due passi.
Forse ha bevuto, probabilmente ha assunto qualche droga, leggera, in ogni caso, come si dedurrà  più avanti dai referti e dalle ispezioni mediche, niente di quanto ha preso potrebbe causargli la morte.
Schiamazza, attira un pò l’attenzione degli abitanti di via Ippodromo, e qualcuno avvisa la polizia.
Che poco dopo arriva, e compie la tragedia.
Probabilmente Federico è instabile, forse provoca gli agenti, o tenta di scappare, resta il fatto che stiamo parlando di un ragazzino incensurato contro 4 agenti armati.
Alle 6 Federico muore.
Nel rapporto ufficiale la Polizia si affretta a dichiarare che il decesso è dovuto ad un malore, probabilmente causato da un’overdose, e chiude il caso.
La madre di Federico però non si arrende, e nel gennaio del 2006 apre un blog, federicoaldrovandi.blog.kataweb.it, che smuove fatti e coscienze dell’opinione pubblica.

La procura riapre il fascicolo. E vanno ad emergere particolari inquietanti.
Le perizie, innanzitutto, spiegano che la morte si deve ad un arresto cardiaco successivo ad una compressione della cassa toracica e non ad un malore.
Si scoprono prove taciute, brogliacci nascosti, informazioni passate sotto silenzio.
Intanto chi ha visto, e prima stava in silenzio, comincia a parlare.
Emergono dettagli inquietanti che cominciano a chiarire il puzzle.
Si apprende ad esempio che nell’intervento gli agenti hanno addirittura spezzato due manganelli.
Nel frattempo il ministro Giuliano Amato sostituisce il questore Graziano, che aveva sin lì contribuito ad insabbiare l’inchiesta, e Bertinotti, presidente della Camera, riceve la famiglia Aldrovandi.
Il tam tam mediatico, internet, associazioni, persone semplici e volti conosciuti; tutti provano ad urlare contro lo Stato la propria voglia di verità .

Federico è stato ammazzato.

E quella foto, cruda, terribile, che campeggia lassù, in cima a questo pezzo, vale più di mille parole, vale più di cento perizie. Perchè se è vero che Federico stava male, che urlava e si dibatteva, allora non si spiega quel volto distrutto, quella pozza di sangue, quei tre poliziotti in piedi sopra il suo corpo (tra i quali pure una donna…incredibile).
Ce ne sarebbero di cose da scrivere su questa vicenda, ce ne sarebbero tante.
Ma mi fermo qui.
L’amarezza profonda resta e non se andrà  in nessun caso, così come nessuna condanna restituirà  Federico alla sua famiglia. Ma che almeno una volta in questo paese trionfi la giustizia, questo sì che si può sperare.
Perchè è ingiusto morire così. E’ ingiusto e terribile morire per mano di chi ci dovrebbe difendere.

Di seguito, infine, voglio pubblicare sul nostro giornale le parole con le quali la madre di Federico aprì, nel gennaio del 2006, il suo blog, federicoaldrovandi.blog.kataweb.it; parole che ci lasciano senza fiato, impotenti e tristi.

da federicoaldrovandi.blog.kataweb.it:

Federico

Ferrara, 2/1/2006

Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti. E’ morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…

Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà  non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. E’ proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro.. Perchè il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.

Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro. Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale. Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti: la gioia era lui. Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza. Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna.

Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone: è stata l’ultima volta che l’ho visto vivo. Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già dormiva, chiedendomi perchè Stefano non avesse risposto al suo saluto. Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo…

Non è mai esistito il giorno dopo.

Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro. L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili. Lo definiscono lo sballo del sabato sera. E’ sbagliato sì. Ma non si muore di questo… Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute. E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro. Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene.

Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini. Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna. Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa…

Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori: sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.

E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì. Mi sono risvegliata che erano quasi le otto. Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla…

Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare. Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.

Una voce ha risposto.

Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico. Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato. Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora. Nulla.

Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno, non sono informato, appena avremo notizie chiameremo noi… Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura. Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto. La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.

Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11. E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio! E mi hanno detto che lo hanno fatto per me: perchè era meglio che non vedessi. In quel momento gli ho creduto. La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perchè sentiva delle urla. Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri. Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.

Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue. Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto…

E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perchè era un povero tossico e noi sfortunati.. Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte nè di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.

Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perchè aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità . Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto….

Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.

Chissà  quando se ne sono accorti?

L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.

Perchè?

Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perchè non è stata chiamata subito l’ambulanza?

Perchè atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.

Perchè aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere….

Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?

Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore…. tratto dal mattinale della questura.

Il giorno dopo sull’altra testata cittadina c’è Federico sfigurato. Immediate controdeduzioni del Capo Procura: non è morto per le percosse… questa è stata la prima ammissione di quanto successo.

Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.

Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età  si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità  di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…

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