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Non vola una Mosca

di Eleonora Tonon - 05/07/2007
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Silenzio e mistero, magia e stupore. Angoli d’acqua lenti, miti e muti. Pacatezza sonnolenta, torpore dolce. Il fiume Moskva, nastro insanguinato dei caduti della guerra, che si dirama nel silenzio imperiale, nel sigillato ermetismo al quale i russi si condannano, volontariamente. Piazza Rossa, rosso comunista, rosso amore, rosso sangue. Rosso, krasnij, che, anticamente, significava “bello�. Ben lontano, quindi, dall’associazione accidentale alla quale ci richiama, oggi. Dinanzi al Mausoleo di Lenin, Mosca pretende rispetto e devozione, contorti in un nodo di dolore.   

Si stava meglio, si stava peggio? No, semplicemente, si stava. Guerra e pace. Non è solo il capolavoro di Tolstoj, è la vita e il destino della Russia. Steppa fredda e immacolata nelle foreste siberiane, nei villaggi senza elettricità, nella scomoda ruvida autentica vita contadina rurale dei luoghi che, Mosca, l’hanno soltanto sentita nominare.  Oggi, la musica della moda, del business, del turismo, è assordante, in quel di Mosca. Capitale austera della Russia, in rotta perenne con San Pietroburgo, che ha osato strapparle il podio più di una volta, in passato. Mosca oggi pullula di eventi, di spettacoli, di manifestazioni, di commercio e affari. E il silenzio sovietico imposto, raramente, pare un souvenir lontano. 

I giovani scherzano e ridono al ricordo di Stalin, dei piani quinquennali, di quelle cianfrusaglie teoriche, di quelle tiritere che hanno studiato a menadito nelle scuole. Adulti e nonni, invece, vivono con la consapevolezza della trasformazione della Russia, dell’evoluzione di Mosca. Stile revival russo, di lusso, nei Grandi Magazzini Gum, dove l’alito dell’impronta del regime comunista risuona ancora, se si pensa che Stalin requisì questo capolavoro architettonico, installandoci degli uffici. Paura di restare accecati, al cospetto della Cattedrale di San Basilio, così come racconta la leggenda che vede protagonista lo zar Ivan il Terribile, che la fece erigere. Un’orgia di frontoni, cupole a cipolla, colori degni di una sagra paesana, fila e fila di cappelle. Fuochi d’artificio a dismisura dinanzi a lei, fiera signora potente, russa fin nelle ossa.

Il Teatro Bolshoj, come La Fenice di Venezia, morto di fuoco più volte, e, poi, sempre gloriosamente risorto dalle ceneri. Simbolo di spicco della nobiltà neoclassica del tempo, dell’élite moscovita per eccellenza: magnifici balletti e spettacoli, tutù e opera lirica. Un sogno che ha il respiro della magia. Mosca, fremente di festa e nobilmente aulica alla soglia dell’Hotel Metropole, architettura modernista, richiami letterari, mobili d’epoca e servizi efficientemente moderni.  E ancora l’arteria Tverskaja, boutiques filofrancesi, ristoranti modaioli e caffè artistici; l’isola pedonale Stary Arbat, con localetti e negozi d’antiquariato; la Piazza delle Cattedrali, dove perdersi nella fissità di icone secolari, dagli sguardi ipnotici e i tratti levantini. Eccelsi musei: la Galleria Tret’jakov,la più importante galleria d’arte russa al mondo; il Puškin, dall’arte antica egizia all’espressionismo del ‘900, passando per Botticelli, Bruegel, Canaletto e Delacroix; la casa-museo Tolstoj e la casa-museo Majakovskij. 

Letteratura, musica e arte al servizio della città: nessuno l’avrebbe mai detto, pochi ci hanno già pensato, di rado ce ne siamo accorti.  Raffinatezza sotterranea, unica al mondo, nelle meravigliose stazioni metropolitane, veri e propri capolavori scolpiti: tappeti bielorussi, mosaici di scene rurali, busti di scrittori, nicchie tra il soffitto.  Nata per l’esigenza di trasporti veloci, nel 1931, la metropolitana di Mosca nel ’39 già contava 22 stazioni: per il volere di Stalin, tutta la Russia avrebbe dovuto contribuire alla costruzione della rete sotterranea moscovita. Premi e medaglie agli operai, e fermate metropolitane in loro onore. 

La metropolitana in numeri: 165 stazioni, 265 km di binari, 9300 treni al giorno, 9 milioni di passeggeri (metro di Londra e New York messe insieme, per intenderci).  Mosca intransigente, Mosca georgiana e araba nella cucina, vodka e chaj (tè), servito con i dorati samovar, in porcellana, rame e ottone. Kvas e caviale, scacchiere machiavelliche e matrioske furbette, neve e rubli, visti e cirillico.  Mosca difficile a concedersi, fredda e tagliente nello sguardo, muta di parole, brillante di idee, e magica di cuore. 

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