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Doppio Sogno

di Mariagrazia Liotta - 07/07/2007
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Dal vocabolario della lingua italiana Zanichelli.“Dòmino: s.m.inv. 1 Grande cappa con cappuccio, generalmente di seta, indossata per la festa di Carnevale sull’abito sa sera�.
 
Non ci sono tecniche universali per scegliere i libri: a volte è l’immagine in copertina, altre è l’ultima pagina o l’ultima frase, altre volte ancora una recensione…in questo caso a calamitare la mia attenzione è stato il titolo. Mi ha colpito e l’ho preso sulla fiducia (mai scelta fu più rapida). Una volta a casa inizio a leggere e ricordo –confesso la mia iniziale distrazione- che “Doppio Sogno� è la novella (“Traumnovell� è il titolo orginale) su cui Kubrick si era basato per il suo ultimo –nonché famosissimo- film, del 1999, “Eyes Wide Shut�.
Incuriosita dal legame scopro con qualche ricerca che Kubrick era profondamente attratto dalla psiconovella di Schnitzler perché –cito le sue parole-  “…esplora l’ambivalenza sessuale di un matrimonio felice e cerca di equiparare l’importanza dei sogni e degli ipotetici rapporti sessuali con la realtà”.
Eyes Wide Shut è stato un vero evento cinematografico, un successo anticipato, e ciò per una serie di fattori: la scelta di casting caduta sulla coppia più celebre di quegli anni a Hollywood (Cruise-Kidman), il fatto che Kubrick rinviava il progetto di questo film da almeno 20 anni e poi il particolare,non da poco, che il regista, Stanley Kubrick appunto, morì poco tempo dopo il montaggio del  film, prima ancora della sua uscita ufficiale.
La storia narrata da Schnitzler ha come protagonisti Fridolin e Albertine, una giovane e felice coppia della Vienna dabbene: lui medico in carriera, lei mamma affettuosa; hanno un’unica figlia, una bambina di pochi anni, che conosciamo già nella prima pagina del libro. Tutto sembra perfetto, ma la perfezione apparente sta per essere messa a dura prova dagli eventi e dai sogni che popolano una notte, una lunghissima notte, in cui le stranezze e gli eccessi erotici sembrano non dare tregua, nella realtà a Fridolin, nel sogno ad Albertine.
Lo sfondo di tutti gli avvenimenti non poteva essere che la borghese e fredda Vienna di inizio secolo, anche se Kubrick ambienterà il suo film nella New York dei giorni nostri, La Città per eccellenza, quella al centro del mondo, come ai primi del Novecento poteva invece esserlo Vienna. Tutto sembra avere il suo ordine, le strade brillano delle luci artificiali nella lunga notte mentre il protagonista Fridolin (William Hardford nel film) la attraversa in lungo e in largo, rincorrendo le avventure e gli eccessi che si succedono: i taxi gialli, le luci colorate dei locali e dei clubs a New York, le carrozze coi cavalli, i lampioni a Vienna.
Il meccanismo che porterà la coppia nell’assurdo vortice di turbe e desideri pericolosi, sopiti fino ad allora nella normalità della vita borghese, si innesca quando Fridolin e Albertine (William e Alice nel film), commentano quanto accaduto al ballo in maschera del giorno precedente, i loro incontri, quello di lui con due splendide quanto ambigue donne in domino rosso, e quello di lei con uno sconosciuto “dall’aria malinconica e blasé e dall’accento straniero�. Dopo la festa, la notte d’amore e il giorno di lavoro, i ricordi della notte emergono come fantasmi…il melanconico sconosciuto e le figure in domino rosso vengono “avvolti dall’ingannevole parvenza di occasioni perdute� e scatenano nella coppia una battaglia animata dalla gelosia e dalla vendetta l’uno nei confronti dell’altro, un combattimento emotivo che da innocue schermaglie su futili avventure incompiute passa a un dialogo molto più complicato su quei desideri nascosti che gli eventi –seppur futili, come detto- hanno trasformato in “torbidi e pericolosi vortici�…
Dopo aver carpito confessioni e ricordi segreti, inizia la doppia avventura della novella, una vissuta nella realtà l’altra in parallelo a livello onirico. Fridolin vive -ma mai fino in fondo- una serie non concatenata di vicissitudini che sembrano aumentare di carica e intensità l’una dopo l’altra, dalla tentata seduzione da parte della figlia di un paziente appena deceduto che Fridolin era andato a visitare fino al coinvolgimento in una misteriosa festa in maschera, con parole d’ordine, figure inquietanti e riti iniziatici: Fridolin corre da un evento all’altro incredulo e animato da inquietudine e disperazione.
Albertine invece sogna tutta la notte una realtà vivida: lei che giace con un altro uomo e presenzia alle torture e alla crocifissione del marito. Albertine si svela donna sensuale e spietata, il suo sogno provoca amarezza e odio nel marito: “Quanto più lei procedeva nel suo racconto, tanto più ridicole e insignificanti gli apparivano le proprie avventure, almeno sino al punto in cui erano giunte, e giurò di portarle a termine tutte, di raccontargliele poi fedelmente e vendicarsi così di quella donna infedele, crudele e traditrice …”
Nella battaglia emotiva e nelle scosse tra Fridolin e Albertine, mi sembra che sia lei ad uscire vincitrice, è lei che con il suo sogno mortifica e fa impallidire le sicurezze del marito, il quale è del tutto sconfitto e umiliato e perciò crolla, quando la mattina seguente –dopo l’intera notte passata invano a cercare il soddisfacimento di ognuna delle avventure della notte precedente- trova sul suo cuscino, accanto alla moglie addormentata placidamente la maschera indossata alla festa misteriosa, immagine di fondo dell’intera novella, simbolo che rappresenta ambiguità e doppiezza.

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