“Molto più di una vacanza. Baghdad”
di Federica Santoro - 22/07/2007
Recita così lo slogan di un deplià n “abidintravels�. Ma non si tratta di una vera guida per turisti, in realtà lo slogan sarcastico fa parte dell’opera che Adel Abidin ha portato quest’anno alla biennale d’arte di Venezia. Laureatosi prima all’accademia delle belle arti di Bagdad e poi a quella di Helsinki e vincitore di numerosi premi, il giovane artista irakeno mette in atto una forte denuncia verso l’intera comunità internazionale. Attraverso un viaggio segnato da un cupo umorismo ci porta nel suo paese, messo in ginocchio dalla guerra.
Un’agenzia di viaggi promuove una vacanza con destinazione Bagdad. La brochure, scritta in nove lingue diverse, invita il visitatore in un posto unico, promettendo un soggiorno eccitante nella terra di nessuno. Solo pochi accorgimenti necessari per adeguarsi alle abitudini locali: “non camminare sui marciapiedi, sono disseminati di mine; se vuoi fare colazione evita i posti famosi o affollati, tipici bersagli dei terroristi: il luogo più sicuro dove mangiare è la tua camera d’albergo; anche questo sceglilo fuori mano per lo stesso motivo, potrebbe essere facilmente sotto tiro anche degli americani. Per maggior sicurezza è consigliato alloggiare in alberghi di più bassa qualità . Gran parte dei musei sono chiusi o sono stati saccheggiati. Probabilmente non vale la pena visitarli. Non dimenticare candele e torcia con pile di ricambio per le volte in cui non c’è elettricità , un grande contenitore per raccogliere l’acqua e portarla a mano, un giubbotto antiproiettile e… buona vacanza!�![]()
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Su due monitor scorrono dei messaggi registrati, il primo è dedicato ad una pubblicità sfavillante che reclamizza come vincere un viaggio a Bagdad. Ma se non siete così fortunati in un’altra stanza un computer invita i visitatori a prenotare subito il loro volo per non rischiare di restare senza prenotazione. Le vacanze sono vicine e Bagdad è una meta che scotta. L’altro manda scene di esplosioni e morti, sullo sfondo di una città fantasma: cumuli di macerie, strade e case distrutte, donne e uomini disperati. Una voce di donna americana apre il filmato con un accogliente e gentile “Benvenuti a Bagdad� mentre passano le immagini di un gruppo di soldati americani che il 4 luglio cantano e suonano allegramente in uno dei palazzi di Saddam, una delle poche isole verdi della città , riservate e inaccessibili. Altrove si è in terra di nessuno.
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Un’opera provocatoria, palesemente di segno negativo, dove i gesti della nostra normalità quotidiana si scontrano con la realtà dolorosa e violenta della guerra, realtà dalla quale non si può prescindere. Come sempre l’arte fa riflettere. Â
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www.abidintravels.com
www.adelabidin.com