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Tensione fra Siria ed Israele

di Mauro Mondello - 07/09/2007
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C’è aria di di crisi fra Siria ed Israele, nel senso più pieno del termine.
E’ di circa 24 ore fa la notizia, arrivata da una televisione araba locale e poi riportata dal network di Al Jazeera, di una missione aerea non autorizzata di alcuni caccia israeliani in territorio di Damasco.
I velivoli avrebbero sorvolato la zona al confine con la Turchia, messi in fuga dalla risposta della contraerea siriana dopo aver sganciato nelle aree desertiche del nordest alcuni missili che comunque non avrebbero provocato danni.
Questo almeno quanto riportato dalle autorità locali, che hanno deplorato l’accaduto mettendo in guardia Tel Aviv circa la possibilità di un’eventuale risposta armata.
Il governo israeliano si è subito affrettato ad allontanare la minaccia diplomatica; Olmert ha paventato una certa tranquillita ed anche la ministro degli esteri, Tzipi Livni, ha dato l’impressione di cadere dalle nuvole di fronte alle accuse siriane.
Da ambienti militari d’Israele non arriva però una smentita secca, ma piuttosto delle ambigue indicazioni che lascerebbero credere alla versione di Damasco.
D’altronde, il livello della tensione è ormai alle stelle, ed a dimostrarlo vi è il grande spiegamento di forze che l’esercito israeliano ha da qualche mese posizionato sulle alture del Golan, le montagne della discordia da sempre rivendicate da Damasco, ma ormai territorio di Tel Aviv dopo la guerra del 1967 e sede di numerosissimi insediamenti di coloni.
Già nei mesi scorsi Israele era stato accusato di violare lo spazio aereo siriano e libanese, e ad accreditare le voci che parlano di scontro imminente vi è la preoccupazione di alcuni alti ufficiali israeliani, che temono l’eventuale scoppio di un doppio confronto, visto che anche a Gaza nelle ultime ore i tank israeliani stanno mietendo vittime.
Indubbiamente i 10 miliardi di dollari di aiuti assicurati in agosto dal preseidente Bush al governo di Ehud Olmert hanno complicato il già fragile equilibrio della zona, allertando tutti i paesi additati come “fronte del male� dall’asse occidentale.
Israele e Stati Uniti non hanno infatti ancora accettato il ruolo del governo Assad in Medio Oriente, che in maniera meno spregiudicata di Ahmadinejad (peraltro ormai isolato anche all’interno del suo paese), si è proposto negli anni come un riferimento politico solido cui hanno trovato appoggio sia Hamas che Hezbollah.
Le sensazioni non sono buone insomma.
La ripetuta scelta di Washington di non intervenire come mediatore nei rapporti tra i due paesi e la presenza di Barak, noto guerrafondaio, convinto peraltro, a torto, di essere un grande stratega militare, rischiano di far soffiare il vento proprio nella direzione sbagliata.
Va poi considerato che l’esercito israeliano non è in guerra già da un anno (conflitto in Libano), e questo, per un paese che ha fatto dell’arroganza un suo tratto peculiare, risulta certamente essere un dato da tenere in debita considerazione.
Ad avvalorare l’ipotesi che ci si stia preparando al peggio vi è la decisione di Damasco di rimuovere tutti i check point dalla capitale a Quneitra, la città fantasma al confine con il Golan che segna il passo fra i due paesi.
Staremo a vedere. Sperando, ancora una volta, che ad averla vinta non sia il solito senso di superiorità occidentale. Non bisogna permettere ad Israele di commettere le stesse prevaricazioni già perpetrate un anno fa, nel silenzio devastante dell’Europa, in Libano. Bisogna fermare l’escalation prima che sia troppo tardi, impegnandosi nei negoziati, purtroppo mai così lontani.

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