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Hortus deliciarum

di Francesco Capria - 13/09/2007
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Non ho parole. Non ho parole dinanzi al momento storico che stiamo vivendo. Non ho parole dinanzi alla sua disarmante pochezza, talmente assurda e incalcolabile da dare qualcosa in più dell’impressione di vivere in una sorta di paradosso della stessa esistenza.
Sfoglio le pagine dei quotidiani, ascolto i telegiornali ed è tutto così incredibilmente lontano da ogni prevedibile proiezione storica, al punto di rendere indecifrabile persino ogni sensazione ed ogni emozione in rapporto alla realtà che ci viene raccontata.
Ho difficoltà a scrivere oggi. Ho difficoltà ad affrontare con la professionalità che sarebbe certo necessaria qualsiasi argomento che costella il firmamento di questa nostra povera realtà sociale, politica e culturale.
Alcune questioni, in particolare, mi spingono malgrado tutto ad aggiungere la mia voce a quella degli altri che, come me, vorrebbero invece mandare tutto e tutti al diavolo, giusto per non cedere alla voglia irrefrenabile di distruggere ogni cosa  pur di non avvilirsi guardandosi intorno.

Prendiamo il caso del niet della Fiom al pacchetto sul Welfare. Al di là delle valutazioni tecniche su una scelta che vede il sindacato di Gianni Rinaldini non raccogliere alcun consenso tra i confederali, mi ha colpito una dichiarazione rilasciata dallo stesso proprio ieri ad un intervista in cui gli è stato chiesto come valutasse il caos seguito al loro “strappo�.
Il leader dei metalmeccanici ha risposto dicendo che “Ben venga tutto quanto possa far derivare loro pubblicità e visibilità�.
Posto che sappiamo tutti da tempo come questa sia ormai la reale unica ragione di qualsiasi dissenso che venga manifestato sul piano politico-istituzionale da chiunque provenga, speravamo in cuor nostro che ci fosse anche altro da qualche parte. E invece ci viene sbattuta in faccia la ricerca di pubblicità come ratio di qualsiasi “io non ci sto�. Credibilità zero. Vergogna!

Passiamo alla questione delle Università, croce e delizia di questa Italia. Delizia perché per fortuna tante volte i nostri Atenei laureano ragazze e ragazzi che mietono successi e raccolgono enormi gratificazioni…all’estero. Croce per tutto il resto. Per i programmi vecchi e stantii. Per un’organizzazione ovunque deficitaria. Per la titolarità di cattedre assegnate con i parametri che conosciamo tutti (se faccio allusioni? Certo!) e gestite troppo spesso in modi distanti anni luce dalle direttive ministeriali e da qualsiasi minima norma di convivenza civile. Per la pretesa di un’eccellenza d’insegnamento tutt’altro che reale e da attribuire solo ad una gloriosa storia per ciò stesso troppo lontana e dai contorni eccessivamente vaghi. E adesso lo scandalo dei test per le ammissioni. Provate le storture (è un eufemismo) per alcuni atenei, è iniziato il linciaggio per tutti. Se non si arriva a situazioni macroscopiche nessuno nel nostro Paese fa mai nulla!

Cambiando argomento, non voglio soffermarmi oltremodo sul caso del V-day di Beppe Grillo. Si contesta (giustamente!!!) una classe dirigente fatta di politici ladri, ignoranti, delinquenti (conclamati!), biechi portatori del distorto valore del “chi è più lampadato e imbecille prende più voti�, e questi che fanno? Solitamente in guerra per qualsiasi, e dico qualsiasi, argomento di interesse nazionale, si son ritrovati praticamente tutti d’accordo a criticare un comico che in nome di tutta la società civile chiede soltanto che i delinquenti stiano nei luoghi per loro predisposti anzichè nelle aule del Parlamento della Repubblica.
Bravi i nostri politici. Che figura!!!

Ma abbandonando per un attimo la politica parliamo di chi con la politica non c’entra proprio un cazzo (concedetemi la licenza poetica): il leghista Roberto Calderoli.
Il senatore (ebbene si!) per esprimere il proprio (autorevole come le flatulenze di un moscerino) dissenso alla realizzazione di una nuova moschea a Bologna, ha detto: «Metto personalmente fin da subito a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea».
Trovo superfluo aggiungere altro a una frase che mai come questa volta si commenta da sé. Ma una cosa vorrei ricordarla: chi ha pronunciato questa frase non è un semplice senatore, ma il vicepresidente del Senato.
Viva l’Italia!

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