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Il Malmenato Speciale

di Riccardo Mazzucchelli - 13/09/2007
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E’ una notizia che non fa notizia, perché non ci sorprende, non stupisce nessuno, anzi, ci fa solo alzare le spalle e sbuffare un poco. Martedì 11 Settembre, ricorrenza dell’attentato alle Twin Towers, un gruppo di partiti anti-Islam ha manifestato a Bruxelles, sfoggiando slogan razzisti e xenofobi. Che vi dicevo? Non c’è una vera e propria notizia. Solo una conferma della ignoranza e della stupidità di alcuni (e per fortuna pochi, per ora) gruppi presenti in ogni stato d’Europa. Si sono trovati di fronte al parlamento, senza autorizzazione di nessuna delle istituzioni locali, a proclamare il loro “No alla islamizzazione dell’Europa” la loro salvaguardia delle radici cristiane. Tra di loro, spiccava il nostrano Mario Borghezio, già noto per diverse trovate provocatorie e offensive nei confronti degli immigrati, il quale, assieme agli altri membri del corteo, è stato arrestato e, a quanto afferma, malmenato. Gli esponenti degli altri gruppi hanno subito fatto dichiarazioni critiche verso le forze dell’ordine, sottolineando che la loro protesta non era contro il singolo, contro il diverso, ma contro “quelle regole religiose che vogliono dividere l’uomo dalla donna, i credenti islamici dai non. Inutile notare come gli slogan e le magliette erano una sequela di insulti immotivati contro gli immigrati e l’Islam in quanto religione.

Lasciando perdere dichiarazioni e lagnosi piagnucolii (Borghezio:”Mi hanno picchiato, non stavo facendo niente…”), il fenomeno è di un grottesco allucinante: queste associazioni xenofobe, tra cui la britannica “No Sharia Here”, la danese Siad e l’italiana anti-Islam Lisisistrata, non sono riuscite a raccogliere consensi, sfilando in circa centocinquanta. Un sollievo? Sì, ma solo in parte: siamo certamente tutti convinti che esistono una certa percentuale di ottenebrati in ogni paese. Ognuno ritiene tale l’altro con un relativismo che permette alla fine un equilibrio sociale stabile e si va avanti così. Quello che disturba è l’occasione scelta da questi gruppi per lanciare le proprie grida: l’11 Settembre. Il giorno della commemorazione di una strage, il giorno in cui milioni di persone hanno sofferto la morte improvvisa di familiari e amici. Una mancanza di tatto, e di stile, a cui questi gruppi ci hanno abituato ma mai a sufficienza. La loro scelta era così finalizzata alla strumentalizzazione che se riuscissi per un secondo a dimenticare il motivo per cui sfilano, sicuramente rimarrei inorridito anche dalla scelta di far leva sulla sensibilità delle persone per propugnare le proprie idee.

Inoltre, credo che sia altrettanto sbagliato guardare a questi eventi con bonaria rassegnazione. Questi movimenti sono come la proverbiale goccia che lentamente fa il buco nella roccia. Già in diverse occasioni si sono dimostrati violenti, repressivi e con pessime intenzioni. Come si fa a dimenticare Borghezio che grida in piazza la propria soddisfazione per aver fatto cacciare l’imam di Torino “a calci in culo”, quando poi non è stata certo la Lega a far espatriare l’imam, né tantomeno con un metodo così… fumettistico. Questi movimenti lentamente si radicano nel substrato della popolazione più disattenta e meno impegnata a porsi domande. Vi penetrano lentamente, strisciando e subdolamente, fino al punto che camminando per strada si finisce per guardare con un certo disprezzo o, peggio, con odio le persone di nuove etnie ormai presenti da più di dieci anni nel nostro paese. Il capitano Kirk, perdonate la citazione, nel placare gli animi di due popoli di due pianeti diversi che non si erano mai incontrati ma si odiavano profondamente affermò con rabbia che ” tutti i pregiudizi non resistono mai a una conoscenza diretta”. Fino a quando ci si lascerà convincere che l’Islam o l’immigrato di turno è il nemico, l’altro, il diverso, non ci sarà mai un punto di incontro reale, non ci sarà mai cooperazione, non ci sarà mai serenità.

Tutto questo dal nostro punto di vista. Dal punto di vista dell’immigrato, l’ostilità e la durezza che incontra ogni volta che si rapporta con un altro essere umano lo spingeranno a chiudersi, a odiare perché odiato. La vera rivoluzione sta nel provare a invertire tale processo, senza compromessi, senza dover “negoziare una convivenza”, perché il negoziato è solo il risultato di una lotta. A me non va l’idea di vivere in “ghetti aperti”, come negli Stati Uniti, dove un bianco non può andare in un quartiere nero o un arabo deve stare attento a China Town, ec etc. Non mi sembra possibile che si finisca per vivere insieme solo in zone neutre della propria città, dei luoghi franchi che sono di tutti e quindi non sono di nessuno, favorendo l’etnia di turno o privilegiando l’area favorita. Dedico questo articolo a tutti quelli che hanno sfilato a Bruxelles, a quelli che ci avrebbero sfilato e anche ai quali l’idea del corteo non è dispiaciuta.

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