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Poesia e contenuto poetico. La rinascita di un genere dimenticato.

di Federica Carbone - 03/11/2007
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Ai fini di un approfondimento sul discorso poetico ritengo ragionevole distinguere ciò che è poesia da ciò che possiede contenuto poetico. La prima è una forma d’arte che, chi più chi meno, tutti abbiamo imparato a conoscere attraverso le lezioni scolastiche ad esempio; il secondo invece è un contenuto aggiunto che, a seconda dei casi, si può credere di aver riconosciuto in questa o quella azione, canzone, opera, fotografia e la lista potrebbe continuare per molto.

Senza andare nuovamente a toccare i punti necessari alla definizione di “poesia”, preferirei soffermarmi sul secondo caso.
Il contenuto poetico in effetti è quell’aspetto che esiste a livello percettivo e che i Romantici sostenevano di poter riconoscere in quanto animi eletti. Non a tutti era possibile incantarsi davanti a un prato fiorito, illuminarsi guardando un cielo stellato, frustrarsi sognando un amore o infiammarsi per un ideale.
La malinconia, caratteristica squisitamente umana, veniva volutamente fomentata per sottolineare il legame col divino, che prende il via con Charles Baudelaire e il suo Fiori del Male per proseguire nel Simbolismo di Verlaine e Rimbaud ma anche nel dandismo sempre di Baudelaire ma anche di Wilde, specialmente nella sua Ballata del carcere di Reading fino ad arrivare ai giorni nostri.

Ma esiste una definizione di “contenuto poetico”?
Io credo di no. Per quel che riguarda la mia esperienza ciò di cui stiamo parlando, proprio per la sua natura effimera e soggettiva può essere tutto e il contrario di tutto, quindi privo di definizione nonostante questo però o forse proprio per questo, molto affascinante.
A differenza infatti del “contenuto artistico”, quello poetico non si limita al messaggio dell’opera d’arte, estende i suoi orizzonti anche all’opera divina. E’ questa sua aura mistica a renderlo allo stesso tempo attraente e criticabile a seconda dell’indole di chi vi si imbatte.

Il discorso, che può sembrare fine a se stesso, in realtà non lo è, la motivazione per la quale lo propongo al lettore è la seguente: se è vero che questo aspetto è frutto dell’immaginazione, vuol dire che qualcuno ha sentito la necessità di scorgere qualcosa di più nobile verso la quale rivolgersi, una sorta di terapia per lo spirito, da considerare quindi per lo meno positiva. Se dall’altro lato invece questo contenuto è reale e quindi (potenzialmente) risiede in tutte le cose, la poesia non si può ignorare, esiste perciò la speranza che questo genere letterario ritorni agli splendori di una volta.

In entrambi i casi sono convinta che la poesia abbia diritto ad una seconda possibilità, un riscatto dovuto e chissà che da un atto di fiducia non ne esca, rinnovata, un’amicizia.

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