Cosa succede in Pakistan?
di Mauro Mondello - 09/11/2007
Che cosa sta accadendo in Pakistan?
Nella maniera più semplice e veloce possibile cercherò di riassumere la situazione.
Il Pakistan è comandato dal 1999 dal generale Pervez Musharraf, salito al potere dopo un sanguinosissimo Golpe e da allora padrone di un paese governato a colpi di repressione e limitazioni della libertà .
Musharraf ha però un’antagonista, cioè a dire l’ex premier del paese, Benazir Bhutto, la prima presidente non militare nella storia del Pakistan. In esilio volontario da 8 anni, la Bhutto è rientrata il 18 ottobre scorso, dopo la decisione di Musharraf di far cadere le accuse di corruzione rivolte dal governo nei confronti della famiglia dell’ex capo di stato.
Il ritorno della Bhutto avrebbe dovuto essere propedeutico ad un accordo con Musharraf: il generale confemato nel ruolo di presidente, Benazir primo ministro nelle elezioni di gennaio.
Senonchè, purtroppo, il 18 ottobre, a Karachi, la città più grande del Pakistan, durante il corteo di rientro della Bhutto, seguito da migliaia di sostenitori, ha luogo un terribile attentato. Due esplosioni, una bomba a mano ed un’autobomba, colpiscono il bus blindato su cui viaggia l’ex premier, miracolosamente illesa; restano uccise 130 persone, e alla fine il bilancio totale dell’attentato più grave della storia della repubblica pachistana è di 550 feriti.
Nonostante le smentite ufficiali, sono in tanti a pensare che sulla tragedia ci sia la firma occulta del generale Musharraf.
Quest’episodio fa il paio con le roventi polemiche suscitate dalla rielezione plebiscitaria del generale come presidente del Pakistan, un elezione sottoposta però al giudizio della Corte Suprema, chiamata a pronunciarsi circa l’eleggibilità di Musharraf, che del paese è anche Capo delle Forze Armate.
Musharraf, dopo le indiscrezioni circolate qualche settimana fa circa il parere negativo della Corte, ha sostituito il presidente Chaudry, suo acerrimo nemico già destituito nell’aprile scorso ma poi reinsediato, nominando capo dell’organo di giustizia Hamed Dogar, vicino alle posizioni del capo di stato.
Dopo voci incontrollate che annunciavano il provvedimento, lo scorso 3 novembre la tv di stato pachistana ha quindi confermato la proclamazione da parte di Musharraf dello�stato di emergenza�.
“Bisognava agire perché il paese rischia il suicidio: l’estremismo islamico dilaga senza limiti e la magistratura paralizza il lavoro del governo”, queste le parole con cui il generale ha giustificato la sua decisione, che in realtà si configura come un vero e proprio nuovo Golpe.
Arrestati tutti gli esponenti dell’opposizione (si parla di oltre 1.500 persone), occupate dai militari radio e televisioni, tagliati i ponti telefonici ed informatici, represse con la forza tutte le manifestazioni di dissenso, vietate dal governo.
E’ poi di questa mattina la notizia, confermata dal ministro dei trasporti, che la leader Benazir Bhutto è agli arresti domiciliari. La sua casa è circondata dalla polizia con l’intento di impedirle di partecipare alla grande manifestazione oggi in programma a Karachi.
“Non potranno arrestarci tutti perché saremo così tanti che non basteranno tutte le loro prigioni”, queste le parole della Bhutto, che chiama a raccolta il suo popolo per la marcia di protesta organizzata per martedì 17 novembre, che avrebbe dovuto guidare, ma alla quale difficilmente potrà essere presente…
La situazione è evidentemente gravissima, tanto da spingere persino gli USA, alleati storici di Musharraf e sostenitori del generale nel 1999, a richiamare con forza Islamabad affinchè venga ristabilita la normalità .
Il punto politico della questione si gioca proprio con gli Stati Uniti, che in un momento di crisi gravissima in Afghanistan (non ce lo dice nessuno ma i talebani sono praticamente quasi rientrati a Kabul ed imperversano per gran parte dei territori) non può rinunciare ad un partner tanto importante in una delle aree più delicate della sua strategia militare.
Insomma, mentre il popolo subisce, protesta, a volta pagando con la libertà , o addirittura con la vita, i giochi, come al solito, si fanno a tavolino.
L’Europa è troppo presa dal “problema della sicurezza�.
L’ONU non esiste.
Sui nostri giornali, che già hanno sepolto la Birmania, imperversa la guerra contro i romeni e l’usuale quiz, che appassiona milioni di italiani con continuità angosciante, sull’assassino di turno, stavolta da ricercare in quel di Perugia.
Noi siamo qui, e per quel che è possibile proviamo a informare. Davvero.