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Responsabilità e ipocrisie di un Italia che non c’è più

di Francesco Capria - 11/12/2007
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All’acciaieria ThyssenKrupp sono morti quattro operai, bruciati vivi come torce, e altri tre sono in gravissime condizioni, tra la vita e la morte con ustioni sul 90% del corpo.
E come di consueto in Italia, arriva adesso il momento delle lacrime. Piangono tutti in questi giorni. Piangono politici, sindacalisti, confindustriali. Nessuno si esime, elargendo lacrime e condoglianze insieme ai soliti discorsi ed alle solite parole di circostanza.
Persino i media hanno parlato di questa strage, perché di strage si è trattato. Giornali e telegiornali che generalmente per un morto sul lavoro non sprecano più di qualche trafiletto o qualche  notiziola sulle cronache locali. E’ questo il valore della vita di un operaio!

Ma si tratta né più né meno delle solite italianissime lacrime ipocrite. Lacrime di chi, con la sua strategia di precarizzazione, di impoverimento dei salari, di vero e proprio ricatto costringe i lavoratori a stare fino a 12 ore al giorno (ma anche di più!) in fabbrica. E per portare a casa quanto? Appena il minimo che consenta di arrivare a stento alla fine del mese.
I lavoratori italiani percepiscono infatti le retribuzioni più basse d’Europa e, soprattutto, continuano giorno dopo giorno e nell’indifferenza generale a perdere potere d’acquisto.
D’altronde, l’altra faccia della medaglia vede gli industriali-padroni italiani poter fare affidamento sulla Legge Biagi, un provvedimento che più di ogni altro in Europa, favorisce quella che, spacciata per flessibilità, è nei fatti mera precarizzazione. Si aggiunga, poi, che il primato europeo di morti sul lavoro è tristemente italiano: 1302 i decessi nel 2006 - 28 in più rispetto al 2005 - e per quest’anno si prevede un nuovo aumento.

E’ stata importante (ed anche affrontata con favore in passato da chi scrive) la decisione confindustriale di escludere dai propri associati quelle aziende che subiscono senza reagire il ricatto mafioso in Sicilia. Ma perché non estendere questo provvedimento anche in un settore fondamentale come la sicurezza? Nel caso in cui emergessero indubbie responsabilità gravi da parte di aziende per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza in fabbrica, penso che la Confindustria potrebbe senz’altro dichiarare l’intenzione di assumere provvedimenti che manifestino concretamente la coerenza dell’impegno tanto ostentato in questo campo.
 
I dati allarmanti da citare sarebbero davvero tanti e il quadro finora delineato, già tetro, sarebbe soltanto ancora più disarmante. Pertanto ciò che più mi preme evidenziare a questo proposito, è che coloro i quali dovrebbero porre rimedio a tutta questa situazione sembrano sempre cadere dalle nuvole e si fanno vivi soltanto quando succedono tragedie quali quella dell’acciaieria di Torino.
Con governi di centrodestra o di centrosinistra (non fa differenza!),  chi  ha il diritto, anzi il monopolio di poter firmare contratti e accordi in nome della classe operaia – e parlo di cgil, cisl, uil, ugl –  persevera nell’opera agghiacciante di svendita dei salari, dei diritti, della salute e delle condizioni di vita di chi lavora. Il tutto per  regalare soldi, leggi, e normative a padroni sempre più indifferenti a tutto se non al profitto ad ogni costo.
Appena due mesi fa l’accordo siglato tra Governo, sindacati e confindustria ha rafforzato da un lato tutte le forme di precariato possibili e immaginabili, ed ha, dall’altro lato, allungato la vita lavorativa. Un fattore, quest’ultimo, che se non è in sé negativo – se rapportato alla situazione degli altri Paesi europei – lo diventa nel momento in cui vengono peggiorate le disposizioni in tema di pensioni, che con i cosiddetti “scalini” porta (entro il 2013) a 62 gli anni di età necessari per andare in pensione, facendo salire a 40 anni  (prima erano 35)  la contribuzione necessaria per andare in pensione senza vincoli di età anagrafica.
Ma vi è un altro particolare di quest’accordo che vorrei far presente e cioè che, insieme ad altre aberrazioni, si prevede la defiscalizzazione degli straordinari. In questo modo se ne favorisce il ricorso, a scapito tanto dell’occupazione, quanto soprattutto della salute dei lavoratori.

E’ importante saper cogliere i segnali comparsi ieri nella manifestazione di Torino. La città, ancora una volta, torna ad esprimere tutta la frustrazione di una solitudine operaia rispetto a quella che è l’agenda dei problemi della classe politica, della classe imprenditoriale ma anche, e direi soprattutto, di coloro che li rappresentano sindacalmente.
Cgil, Cisl e Uil, pur di rimanere nel quadro delle “compatibilità istituzionali”, il che tradotto significa sedersi al banchetto dei potenti, svendono i diritti dei lavoratori e assecondano le richieste dei padroni.
I governi, di qualunque colore essi siano, regalano ingenti risorse finanziarie alle imprese, sottraendole alla sicurezza nei luoghi di lavoro, al salario, ai contratti ed alle spese sociali.
Lo scollamento diffuso tra operai e coloro che li rappresentano, sia nelle aziende, sia negli organismi dirigenti nazionali, sono troppo chiari, gravi e ripetuti per non imporsi un cambio di rotta che sia celere e radicale. Non solo non si deve mai subordinare la sicurezza al problema dei posti di lavoro ed alle necessità, sia pur legittime, di un maggior reddito espresse dai lavoratori. Ma andrebbe forse considerato anche che la gestione del potere sindacale inevitabilmente può annebbiare seriamente la vista di chi, da troppo tempo ormai, non mette più piede in una fabbrica.
 

BAGNA CAUDA

Ingredienti (per 4 persone)
 

100/150 gr. di acciughe dissalate
5/6 spicchi di aglio a persona
200 gr. di olio extravergine di oliva
50 gr. di burro
Verdure: cardi (lavati in acqua acidulata con limone), peperoni a pezzi, sedano, cavoli, finocchi.
Patate bollite
Cipolle bollite
Pane casereccio e crostini

Preparazione
 

Tritate finemente l’aglio e immergetelo per 1 ora nel latte (ne facilita la digestione), quindi mettetelo in un tegame di cotto (MAI d’alluminio) insieme alle acciughe dissalate e diliscate a pezzetti, coprendo il tutto con olio e facendo cuocere a fuoco lento, senza che l’aglio prenda colore né l’olio bolla.
Mescolate piano ed in continuazione con un cucchiaio di legno per ridurre il tutto in poltiglia e lasciate cuocere, sempre lentamente, per 10 minuti circa.
Poi unite il burro, mescolate sempre e, dopo altri 10 minuti di lenta cottura, portate in tavola il tegame.
 

 

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