Messico e Nuvole
di Riccardo Mazzucchelli - 17/12/2007
Momento buio per gli stati messicani. Le organizzazioni internazionali denunciano una continua violazione dei diritti umani e molti giornali tentano di divulgare le brutalità commesse dal governo Calderòn, eletto tra mille contestazioni nel 2006. Le reti di attivisti che tentano di creare un movimento di opposizione vengono costantemente represse e criminalizzate. Amnesty International e la Commissione interamericana dei diritti umani hanno sottolineato puntualmente la natura repressiva del governo federale messicane, degli stati, delle forze armate e della polizia. Le istituzioni incaricate di amministrare la giustizia sono arrivate ad un deterioramento tale da portare alla formazione di un “Tribunale Nazionale di giustizia popolare”, il quale ha recentemente considerato che ” lo Stato messicano ha abbandonato il principio costituzionale fondatore, dal quale tutto il potere politico emana dal popolo e si costituisce a beneficio del popolo; inoltre, si è dimenticato che la sovranità nacionale risiede essenzialmente e originariamente nel popolo, generando una politica di criminalizzazione delle lotte sociali e di persecuzione, minacce, repressione brutale fino alla tortura, all’assassinio politico, alle sparizioni forzate. Lo Stato messicano ha violentato costantemente l’insieme di garanzie individuali del popolo, stante l’abbandono, l’indolenza, l’incapacità e la complicitò mostrate dallo Stato stesso , sia ad ogni livello di governo che nei tre poteri dell’Unione: esecutivo, legislativo e giudiziario.”
Un brutto momento, perciò, per le istituzioni messicane: la federazione ha da sempre dovuto scontrarsi con una enorme differenza sociale, economica e politica tra i suoi stati. Tuttavia, il governo di destra sembra intenzionato ad appiattire queste diversità, smussando gli angoli. Innumerevoli le sparizioni di militanti di movimenti oppositori al governo: l’EPR continua a chiedere che siano mostrati vivi due dei suoi militanti fatti sparire da forze militari e di polizia, Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sànchez, e la libertà d tutti i detenuti politici e per reati d’opinione.
Chiaramente filostatunitense, Felipe Calderòn tiene salde le redini con una mano e vende le risorse naturali del paese privilegiando le elites che lo sostengono e le multinazionali. Non si prevede nessuna riforma agraria, sia per la difficoltà che una simile riforma comporta, sia perché il latifondo continua ad essere il sistema adottato per un economia che abbandona l’agricoltura al limite della sua agenda. Questo comporta un sempre maggiore abbandono delle colture, un impoverimento delle classi più fragili e una maggiore dipendenza del paese dalle importazioni agricole. La fragiilità economica del paese è sottolineato dal grande flusso migratorio verso gli Stati Uniti, i quali, pur di non avere questi reietti, pattugliano continuamente la frontera norte arrestando centinaia di clandestini, a volte fermandoli con la forza. E’ stato anche approvato dal congresso il progetto di un muro (lungo tremila chilometri???) che divida definitivamente gli stato settentrionali del Messico da quelli meridionali degli Stati Uniti. Purtroppo, il problema è molto più serio.
La scorsa estate, Felipe Calderòn, George W. Bush Jr, e Stephen Harper si sono riuniti a Montebello, in Canada, per aumentare le misure di sicurezza sotto la sigla dell’ASPAN (Alianza para la Seguridad y la Prosperidad de América del Norte) e ciò ha significato nei fatti la riforma del quadro giuridico e l’incremento delle azioni volte al controllo di quei movimenti sociali che si oppongono al saccheggio delle risorse naturali e strategiche messicane a beneficio delle corporazioni neoliberiste. Il governo in carica e i gruppi di potere hanno continuamente ignorato la repressione di quei movimenti spontanei da parte delle forze militari e di polizia, portando gli stessi gruppi a ritirarsi dalla scena ma lasciando presagire un inasprimento delle tensioni sociali. In un panorama simile, si vedono grosse nubi temporalesche all’orizzonte e non si può prevedere fino a che punto esploderà la tensione sociale. Comunque, noi possiamo stare tranquilli: ci penseranno le forze di polizia e i media monopolizzati a non farci arrivare nemmeno l’eco di questa protesta.