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In attesa della verità su Federico

di Mauro Mondello - 12/02/2008
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E adesso spunta anche un nuovo video di quella tragica mattina del 25 settembre 2005, nella quale perse la vita Federico Aldrovandi, il ragazzo ferrarese di 18 anni fermato dalla polizia e poi misteriosamente morto.
Dalle immagini, girate dalla scientifica prima dell’arrivo del medico legale ed incomprensibilmente sconosciute sino ad oggi, vengono alla luce nuovi inquietanti particolari sui tragici fatti di Via Ippodromo. Le condizioni e la posizione di Federico sarebbero infatti ben diverse da quelle poi fotografate qualche ora dopo; si notano le mani sporche e livide, il volto tumefatto, i pantaloni abbottonati, non c’è traccia del portafoglio, nè della macchia di sangue alla sinistra del capo, circostanze che risulteranno invece dagli scatti acquisiti successivamente.
E poi, è possibile scoprire la desolazione e la barbarie, sì, di questo si tratta e di nient’altro, per cui il corpo di Federico è steso a terra, lontano, senza vita, senza un lenzuolo che lo copra, mentre almeno 10 agenti chiaccherano per i fatti loro a qualche decina di metri, ed è addirittura possibile sentire una risata. Ma come si fa? Anche senza andare a valutare le responsabilità , se anche fosse morto da solo, come sostengono i difensori dei quattro poliziotti indagati, come si può lasciare un ragazzo di 18 anni riverso sulla strada, morto, mentre la madre chiama incessantemente ad un telefono che continua a squillare, ma a cui nessuno ha il coraggio di rispondere?
Non è giusto istruire i processi sui giornali, ma io credo che in questo caso sia inevitabile che nel profondo di ognuna delle nostre coscienze, in fondo al nostro cuore di figli e di madri e di padri, qualcosa si risvegli. Se e chi sarà  colpevole ce lo dirà  il tribunale, ma di certo è impossibile, oltre che ingiusto, evitare di sottolineare le continue menzogne che ancora, a quasi due anni dalla morte di Federico, vengono scoperte. Foto scattate e mai acquisite, manganelli (2, rotti!) che scompaiono e poi riappaiono (puliti), telefonate, magistrati che non si presentano, testimoni illuminati che poi ritrattano, perizie folli (sì, folli…) Ecc.., ecc… ecc….
Io credo che mai come in questo caso lo Stato dovrebbe fare della ricerca della verità  una questione di dignità  e di rispetto, oltre che di giustizia; di dignità  verso se stesso, verso quel ruolo di difesa dell’ordine pubblico cui dovrebbe dare seguito, e che invece troppo spesso scopriamo nelle mani di agenti obnubilati, di rispetto nei confronti di un ragazzo che, in qualunque caso, è morto a 18 anni, senza aver fatto niente e di una famiglia che in questi due anni ha disperatamente lottato per quella verità , spesso anche contro l’angosciante omertà  delle istituzioni.
Nell’udienza di domani verranno ascoltati diversi funzionari della questura di Ferrara di due anni fa; da coetaneo di Federico, che oggi avrebbe qualche anno in meno di me, da ragazzo di 25 anni, ma soprattutto da cittadino italiano, di un paese civile e democratico, mi aspetto che lo Stato, ineditamente, dimostri di essere di tutti, perchè non ne posso più di connivenze e menzogne, non ne posso più di assistere ad una tragica farsa in cui chi dovrebbe difendere uccide, in cui le istituzioni proteggono i propri affiliati sino all’indegno, sino al ridicolo, sino all’ingiusto.

federicoaldrovandi.blog.kataweb.it

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