The Bedlam in Goliath - The Mars Volta
di Gianluca Marra - 13/02/2008
Dopo più di due mesi di colpevole silenzio ho ritenuto opportuno riprendere a farmi sentire.
Tanta è la musica ascoltata in questo periodo, ma per una buona ripartenza ho deciso di andare sul sicuro.
La prima settimana di febbraio è uscito The Bedlam in Goliath l’ultimo lavoro dei Mars Volta.
Chi ha già letto la recensione del loro primo album conosce la devozione assoluta che provo nei loro confronti, devozione che un po’ (ma veramente solo un po’) era scemata con il loro penultimo lavoro Amputechture.
Magari ve lo aspettate, ma con questo lavoro Omar Rodriguez-Lopez (chitarra) e Cedric Bixler-Zavala (voce), insieme a tutti gli altri componenti del gruppo, sono riusciti a ridarmi l’entusiasmo di De-Loused in the Comatorium.
Certo, un entusiasmo più mediato (tra il primo e l’ultimo ci sono altri tre lavori da cui attingere emozioni, ed inevitabilmente i confronti tendono ad allargare il loro raggio), ma non per questo meno genuino.
L’idea del disco è sempre quella del concept (perfettamente spiegato nel loro sito ufficiale).
La musica la troviamo ancora diversa rispetto a tutti i lavori precedenti. Tante cose, infatti, si possono dire dei Mars Volta, ma non di certo che gli manchi la voglia di sperimentare e di mettersi sempre in discussione.
Dai lunghi brani di Amputechture (dove si arrivava sino ai quasi 17 minuti di “Tetragrammaton”) ci troviamo davanti a 12 brani di lunghezza variabile, ma in cui nessuna traccia supera i nove minuti.
Niente suite di tre-quattro brani come in Frances the Mute, ma una canzone dietro l’altra, a segnare l’andamento del racconto.
La musica è potente, graffiante, incisiva.
Si inizia con “Aberinkula”, ed è un’esplosione di suoni e voci che ti colpisce in pieno volto.
La voce, insieme agli strumenti, rimane a lungo nel brano (caratteristica, questa, di tanti altri episodi del disco), ma non bisogna credere che la vena progressive dei nostri sia scomparsa: gli ultimi minuti sono affidati integralmente agli strumenti, fra i quali spicca, su tutti, (ma forse sono un po’ di parte) la chitarra di Omar.![]()
Nemmeno il tempo di concludere il brano che subito, come in un unico flusso, la voce di Cedric ci porta in “Metatron”. E un unico flusso inizialmente sembra anche la musica, che non troppo si discosta dal brano precedente. Ecco però che subito arriva la prima divagazione musicale, in chiaro stile Mars Volta, dell’album.Cambia il ritmo, cambia la voce, la musica si blocca per ricominciare ancora diversa, fino a ritornare lì dove il brano era iniziato.
Ovunque, nel resto dell’album, possiamo trovare voglia di sperimentare, una propensione verso l’originalità tipica della musica prog. Basta prendere ad esempio un brano come “Cavalettas”, con i suoi continui cambi di ritmo e, sparso qua e là, l’utilizzo di un flauto (ascoltate il finale) che sembra un poco velato omaggio ad alcuni brani dei King Crimson, ma soprattutto ai Jethro Tull.
Comunque, si può dire che in generale The Bedlam in Goliath sembra volersi muovere verso una compattezza di suoni, priva di tanti fronzoli. In questo senso possiamo certamente collocare brani come “Askepios”, o la finale “Conjugal Burns”.
Possiamo anche trovare echi di certi sound latino americani tanto cari a Omar (fierissimo delle sue origini portoricane) e già presenti in alcuni lavori precedenti.Mi riferisco a due brani in particolare quali “Ilyena” e “Agadez”.
Discorso a parte voglio fare per la canzone che più di tutte mi ha colpito, che più di tutte mi ha ricordato il già citato album d’esordio dei Mars Volta. Sto parlando di “Goliath”, che inizia con la chitarra di Omar in evidenza per subito lasciare la scena a Cedric. La musica cambia toni, intensità, due, tre volte. Fantastico il crescendo conclusivo, in cui la voce lancia un urlo filtrato che segue l’esplosione del resto degli strumenti.
Prima di salutarvi vi invito a non perdervi l’unica data italiana del tour che si terrà il 27 febbraio all’Alcatraz di Milano.
Come già detto chiudendo il precedente articolo sui Mars Volta: un’esperienza unica.