Sul filo di lana
di Riccardo Mazzucchelli - 19/02/2008
C’è stato un passaggio di testimone in Argentina. Nestor Kirchner ha terminato il suo mandato come presidente della repubblica argentina, cedendo il passo alla moglie Cristina Fernandez, detta “la pinguina” per le origini meridionali della signora Kirchner. La pinguina ha vinto senza tanti problemi il confronto elettorale e si è presto insediata alla poltrona del marito. Tuttavia, chi di voi stesse pensando a qualche forma di successione familiare sulla poltrona presidenziale, dovrà fare un passo indietro: infatti, Cristina Fernandez de Kirchner è una donna abituata alla politica, di carriera all’interno del partito mai per favori del marito ma per doti sue personali. E’ una donna forte, dotata di una buona oratoria e ha un’ideologia politica tutta sua, sicuramente affine a quella del marito, ma sicuramente saprà tener lontano il first gentleman dalle decisioni politiche così come quando il marito teneva lei, la first lady, al di fuori del proprio governo. Il cammino dell’Argentina, grazie a questa scelta elettorale, sembra voler tendere a una stabilità e una sicurezza che erano venute a mancare nel 2001, quando il sistema neoliberista fece crollare l’economia del paese, riducendolo schiavo del sistema finanziario internazionale e rendendo poverissimi i cittadini argentini. Da allora, un grosso percorso di risanamento ha permesso di risalire la china. Ora l’Argentina sembra chiedere stabilità e la sicurezza di quanto recuperato in questi anni.
Già, perché nelle due legislature antecendenti a quella di Kirchner, i fantocci eletti con il favore di Washington avevano svenduto le imprese e le risorse naturali nazionali, in nome dell’applicazione dei consigli disinteressati del Fondo Monetario Internazionale. Tali consigli miravano alla riduzione del debito verso la Banca Mondiale, ma le pessime politiche di privatizzazione selvaggia e gli investimenti assolutamente sconsiderati portati avanti in nome di un neoliberismo che era sinonimo di neocolonialismo hanno generato il tracollo dell’intero sistema-nazione. Solo durante la settima legislatura da quando esistono elezioni libere in Argentina ha permesso a Nestor Kirchner di cercare di rinazionalizzare le imprese e le risorse chiave per il benessere e il corretto funzionamento del paese. Inoltre, data l’evidente inefficacia del neoliberismo, durante il governo di Kirchner, l’Argentina ha tentato di inventare un nuovo modello economico, in linea con le tendenze sviluppatesi in Brasile, Bolivia e Venezuela. Senza definire se stesso né il proprio governo come socialista, Kirchner ha seguito gli esempi dei suoi colleghi, collaborando a stretto contatto con loro. Infatti, è grazie anche all’operato argentino che si è potuto sviluppare il Mercosur, una sorta di area di libero mercato tra i paesi dell’america latina e, come ultimo atto come presidente, si sia creato il Banco del Sur, una risposta tutta sudamericana al Fondo Monetario Internazionale, il quale per anni ha svolto male e probabilmente in malafede il proprio compito, diffondendo la politica egemonica di Washington in questo continente, da sempre considerato un giardino sul retro del Nord America.
Oggi, Cristina Fernandez de Kirchner si trova ad affrontare una sfida molto difficile. Le si chiede una stabilità, una sicurezza che il popolo argentino non sente più. Le si chiede di infondere nuova fiducia nelle capacità produttive delle imprese e nella certezza dei salari. Le si chiede di rilanciare l’immagine dell’Argentina nel mondo, in quello stesso mondo che l’aveva prima sedotta e poi abbandonata. Inoltre, le si chiede di saper fronteggiare i nuovi attacchi, subdoli e infami, del più grande esportatore di democrazia del mondo. Gli U.S.A. sembrano ringalluzziti dall’idea delle elezioni di fine anno e i falchi stanno già lanciando occhiate sulle prede lasciate tranquille in questi otto anni (e di fatto permettendo a buona parte del Sud America di riemergere come popolo e come democrazia reale). La CIA è stata pizzicata a finanziare le campagne elettorali del rivale di Cristina Fernandez e ha rivolto accuse di servilismo nei confronti del Venezuela di Chavéz, altro nemico giurato dell’aquila dalla testa bianca. Certamente non è una vita facile, quella che aspetta la presidenta durante il suo mandato. Tuttavia, la fiducia degli argentini sembra essere stata ben riposta: come ho detto, Cristina Fernandez de Kirchner è una donna forte, dalle idee semplici ma chiare. Ha immediatamente ribadito che le accuse contro il governo di Caracas, un governo amico dell’Argentina, erano prive di fondamento, rilanciando la cooperazione che vige tra i due stati da qualche anno a questa parte. Ha subito cercato di continuare il processo di cooperazione e avvicinamento tra i paesi sudamericani che cercano, come l’Argentina, la svolta. Forse è il primo passo verso un’unione tra gli stati sudamericani. Certo è che la cooperazione tra i paesi di questo continente oscurato è il primo passo verso una sempre crescente autonomia, che permetterà ai popoli sudamericani di vivere finalmente la propria esistenza senza il timore di venir rapiti dal dittatore di turno e sparire senza lasciare traccia.