La notte porta consiglio
di Francesco Capria - 26/02/2008
Silvio Berlusconi questa volta ha dovuto faticare più del normale, ma alla fine l’accordo con Raffaele Lombardo è stato raggiunto.
Tra le istanze di un Gianfranco Miccichè che voleva chiudere ogni rapporto con l’Udc di Totò Cuffaro anche a livello regionale e quelle di chi, come il coordinatore siciliano di Fi Angelino Alfano, ha sempre sostenuto la necessità di un intesa con il leader del Mpa per riuscire a vincere le elezioni, ha prevalso questa seconda posizione.
Dopo giorni e giorni di colloqui, nella notte di ieri (in perfetto stile “centro-destra”), si è avuta la sintesi sperata: il Pdl appoggerà la candidatura di Lombardo alla presidenza della Regione e questi potrà contare anche sull’alleanza con l’Udc.
Per le elezioni nazionali, invece, il partito di Lombardo darà vita ad una lista collegata con il centro-destra, denominata Lega Sud (come se quella di Bossi non fosse già abbastanza per tutti) e che si presenterà in tutto il meridione. Lista, questa, che sosterrà la candidatura di Berlusconi per la presidenza del Consiglio, mentre l’Udc, alleata in Sicilia, sosterrà invece alle politiche la corsa di Casini. In fondo cosa c’è di strano? Coerenza e politica sono due concetti la cui incompatibilità reciproca è comprovata ormai da tempo.
La trattativa, così conclusasi, ha rischiato di determinare anche una rottura con il personaggio che per dieci anni è stato considerato in assoluto il vicerè di Berlusconi a Palermo, Miccichè appunto, che a fatica ha rinunciato alla propria candidatura. Così, avute le opportune garanzie da Lombardo, in “quella notte” il Cavaliere è andato dritto verso l’intesa, tornando ad esercitare la sua leadership con decisione. Senza lasciarsi turbare dall’ennesimo «no» di Miccichè, né tantomeno dalle riserve più volte manifestate sull’intesa con Lombardo da un amico storico come Marcello Dell’Utri.
Pertanto, ecco quali sono stati i termini dell’accordo, o dell’intesa, o della compravendita o della farsa, che dir si voglia: Gianfranco Miccichè, attuale presidente del Consiglio regionale dell’Ars, per rimanere nel Pdl e non dar vita al suo movimento “rivoluzione siciliana” (!!!) chiede innanzitutto l’assicurazione che Lombardo non dia nessun aiuto a Cuffaro in occasione delle elezioni politiche, nè ad un altro ex-dc influente come Calogero Mannino. Ed in secondo luogo, qualora il Pdl vincesse le elezioni nazionali, “offre” la propria disponibilità a far parte della compagine di governo, “promuovendo” anche le candidature dei suoi uomini in Sicilia, da Pippo Fallica a Gaspare Giudice. Che il Cavaliere scelga di non acconsentire a richieste tanto semplici? Personalmente non credo proprio.
Ma chi è Raffaele Lombardo? Dunque, nel 1991 – anno in cui Cuffaro per la prima volta viene eletto come deputato alla Regione - Raffaele Lombardo è assessore agli Enti locali. Poi, negli anni di Tangentopoli, per due volte viene arrestato ma prosciolto comunque da ogni accusa. Resta in disparte per qualche anno, per tornare a sorpresa nel 1999. Eletto con una caterva di voti al parlamento europeo, figura tra le file del Ccd di Pierferdinando Casini.
Con il leader centrista, però, il rapporto s’incrina quando in Sicilia scoppia la rivolta dei quarantenni e da Roma mandano i commissari. Per Lombardo è tempo di dar vita al suo Mpa (il Movimento per l’Autonomia). Ed è subito un successo nella Sicilia orientale.
Volendo sintetizzare al massimo, per arrivare al concetto che qui più mi preme esprimere, Lombardo è in definitiva un altro Totò Cuffaro. In tutto e per tutto il suo successore naturale: quello più adatto a prendere in mano una regione di voti e di favori, quello su cui contare di più per amministrare “quel sistema” che dà posti, incarichi e consulenze ad almeno trecentomila siciliani.
Lombardo è già un potente indiscusso nella Sicilia orientale e purtoppo dubito che possa non risultare vincente nel confronto con Anna Finocchiaro. Così è altamente probabile che diventi anche il nuovo signore di quell’impero politico-clientelare gestito fino a qualche settimana fa da Totò vasa-vasa (per sette interminabili anni).
È decisamente un erede Raffaele Lombardo. Dal punto di vista della storia personale e dell’innegabile stile di comandare. Provengono entrambi dalla “gloriosa” Dc del 44 per cento, Cuffaro e Lombardo. Entrambi adepti dell’ex ministro Calogero “Lillo” Mannino, loro insegnante e consigliere.
Cuffaro, in occasione dell’ultima tornata elettorale da protagonista ha ottenuto oltre un milione e 300mila voti da solo: il 18 per cento in Sicilia. In pratica il triplo di quanto ha l’Udc nel resto d’Italia!
Lombardo con il suo Mpa ha il 13 per cento nell’isola e quasi il 20 per cento a Catania, dove per altro è presidente della Provincia.
I numeri ci sono, gli accordi pure, la storia è praticamente la stessa: insomma tutto è in ordine perché quello di vedere Lombardo presidente della Regione sia qualcosa in più di un rischio.
Il recente passato non è ancora solo un ricordo e le storture dell’isola sono ancora e sempre sotto gli occhi dei suoi cittadini. Speriamo che i siciliani, almeno questa volta, si decidano ad aprirli davvero gli occhi ed abbiano il coraggio per lo meno di “sperare” in un cambiamento. Che non è Raffaele Lombardo!
BISTECCA ALLA PALERMITANA
Ingredienti
600 gr di fettine di vitello
Pan grattato
Olio di oliva
Sale
Pepe
Preparazione
Allargate con il batticarne le fettine di vitello, aggiungete sale, pepe e olio e passatele nel pane grattato.
Premete le fettine tra le mani perché il pane grattato aderisca bene.
Cuocetele sulla griglia, rivoltando una sola volta, e servitele.