Le
Rubriche
di
Nokoss

Non è un paese per vecchi - di E. e J. Coen

di Mauro Mondello - 03/03/2008
locandina.jpg

Durante una battuta di caccia Llewelyn Moss si imbatte sulla scena di una strage, nel mezzo del deserto texano. Nonostante sia un uomo onesto non può resistere alla tentazione di portare via una valigetta con 2 milioni di dollari, una bella cifra per un saldatore che vive in una roulotte. Sulle tracce di Llewelyn si mette però il folle Anton Chigurg, killer guidato da una trasmittente nascosta all’interno della valigia.
Si apre così una disperata caccia all’uomo, della quale lo sceriffo Bell, disincatato tutore della legge d’altri tempi, sarà inevitabile testimone.

Dopo i passaggi a vuoto di Prima ti sposo e poi ti rovino e Ladykillers i fratelli Coen tornano al cinema che li ha resi famosi con questo Non è un paese per vecchi, già passato allo scorso Festival di Cannes e fresco vincitore di 4 premi Oscar.
Ambientato negli anni ’80 e girato nel lunare paesaggio texano, questo film ci riporta dentro l’humor grottesco dei due fratelli di Minneapolis, capaci di offrire un punto di vista cinico e divertente all’interno di una storia che và via via diventando una sottile riflessione sui valori della società americana.
A metà fra il trihller di genere ed il western, Non è un paese per vecchi è costellato di personaggi improbabili, tra i quali spicca senza ombra di dubbio il killer Anton Chigurg, interpretato da un fenomenale Javier Bardem.
Pettinato in maniera ridicola, Chigurg è la personificazione della nullità del male.
Non ci viente raccontato niente di lui, eppure la sua spietatezza, la sua assenza di emozioni, il suo essere così inutilmente ed incomprensibilmente lucido, lasciano una traccia indelebile sul film. Se Llewelyn Moss, un inatteso Josh Brolin, ha infatti un motivo perbardem.jpg scappare via con una valigetta piena di dollari, Chigurg dà la sensazione di agire solo per passione interiore.
Il suo interesse non riguarda il denaro, non per quello che vale dal punto di vista pratico almeno, ma la coerenza con alcuni valori morali del tutto personali.
La sua caccia a Llewelyn è sì costellata di atroci delitti, ma in mezzo c’è sempre un sottofondo d’ironia che non lascia scampo e costituisce un pò la cifra stilistica del cinema dei Coen. Chigurg ha un’arma che arma non è, ma è in tutto e per tutto la personificazione del Male, un uomo privo di principi e completamente sradicato dal contesto, fuori da ogni logica di sentimenti, cattivo in maniera perfetta.
Intorno a lui si muovono personaggi con un forte richiamo per la famiglia e gli affetti (basta pensare al ruolo delle mogli di Llewelyn e dello sceriffo), mentre Chigurg, voce d’oltretomba e capelli da paggetto, esprime un’assenza totale di umanità, lontano da tutto e tutti.
E’ qui che si perde un po’ il film dei Coen, quando cioè si spinge un po’ troppo in là nel voler proporre un’analisi morale dei nostri tempi, nel cercare necessariamente di chiudere la storia portando in dote un conscienzioso messaggio finale.
Nel momento in cui si trasforma, da opera d’inventiva, a critica del nostro tempo, io credo che scivoli un po’ su qualche luogo comune, nonostante sia un esperto ed ancora una volta encomiabile Tommy Lee Jones a tenere le redini del gioco.
Restano comunque immagini divertenti, surreali ed assolutamente originali quelle dei Coen, capaci di costruire un piccolo mondo a parte nei loro film, con personaggi, anche minori, semplicemente geniali (dal malavitoso gentiluomo Woody Harrelson al poliziotto di frontiera di El Paso ex guerrigliero del Vietnam), e allora in fondo gli si può perdonare anche la voglia di lasciare un segno più profondo, di riflettere sul nostro tempo; tutto sommato è quello che dovrebbe fare il cinema.

Gli
Archivi
di
Nokoss

Cerca nel sito: