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Una Lunga Lotta

di Riccardo Mazzucchelli - 03/03/2008
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Il prossimo anno, il Salvador si troverà ad affrontare un impegno elettorale assai rilevante. Infatti, i due partiti predominanti nel paese, FMLN e ARENA, già combattono per il rinnovo dell’assemblea legislativa e per i duecentosessantadue sindaci, compreso il primo cittadino della capitale. Il nuovo capo di stato sarà eletto a marzo, mentre i sindaci si conosceranno già in gennaio. Storicamente, la presidenza è sempre andata alla formazione di destra, ARENA, mentre il sindaco dela capitale è sempre andato alla sinistra del Frente Farebundo Martì para la Liberazion nacional, FMLN. La campagna elettorale è di fatto già cominciata a circa undici mesi dal confronto e già si sono viste le prime sorprese. Il Salvador ha sempre presentato delle peculiarità dal punto di vista elettorali: innanzitutto i limiti temporali sono di fatto inesistenti. Infatti, già undici mesi prima si presentano i nuovi candidati e si delineano programmi elettorali. Il secondo limite abbattuto è nei metodi di confronto, che vanno dall’affissione di manifesti alle intimidazioni personali, senza nessuna gradualità. Tuttavia, questo metodo è utilizzato prevalentemente dalla destra non ufficiale, anche se affiliabile ad ARENA. Le tematiche appaiono differenti per evidenti divergenze ideoologiche. Infatti il Frente è il partito derivante dal movimenti guerrigliero che per dodici anni ha comabttuto il regime oligarchico-militare in una sanguinosa guerra civile terminata nel 1992 e sembra interessato alla carica presidenziale. Infatti, lo scorso novembre ha presentato in forma ufficiale il loro nuovo candidato, Mauricio Funes, ex giornalista di La Entrevista, e Salvador Sanchez Cerén, ex guerrigliero e uomo di partito, alla vicepresidenza. Una simile scelta per un movimento fortemente politicizzato come il FMLN è indizio di cambiamento, date le recenti disfatte. Le ultime elezioni, infatti, videro perdente con un deludente 37% Shafik handal, storico guerrigliero del Frent e leader carismatico del movimento, contro Antonio Saca, un imprenditore salvadoregno. Per il Frente fu una disfatta non da poco, considerando il personaggio schierato in campo, scomparso nel 2006. Nel discorso di Funes, pronunciato in occasione della sua investitura nello stadio di Cuscatalàn, ha dichiarato: “sta nascendo la speranza di un paese differente. I partiti di destra hanno stabilito che oggi, undici novembre, dovrà essere un giorno di dolore nazionale. Mi ascoltino bene: nella mia condizione di candidato e prossimo presidente della Repubblica, dichiaro l’undici settembre 2007 ocome un giorno di omaggio alla pace e a tutti coloro che lottarono per ottenerla lasciandoci la vita per la costruzione di un paese migliore.” volendo di fatto escludere da tale classificazione i rappresentanti di ARENA, eredi della tradizione oligarchico-militare del precedente regime che ha dominato il paese in moto autoritario. E’ bene ricordare che tale partito fu fondato da D’Auibuisson, il sanguinario maggiore dell’esercito, creatore di Orden e degli squadroni della morte che uccisero, tra gli altri, anche monsignor Oscar Romero durante una predica nella chiesa di San Salvador. Forte di questa relazione tra ARENA e il precedente regime, Funes ha affondato affermando che il presidente Saca, attualmente in carica, “malgrado le sue migliaia di promesse fatte in campagna elettorale, non solo non ha sconfitto la delinquenza, ma l’ha trasferita nella casa presidenziale.”

La figura di Saca, d’altronde, ricorda in parte il nostrano Cavaliere. Infatti, il governo di destra di ARENA non ha mancato di mantenere alcune linee di continuità con l’oligarchia di D’Aubuisson, come l’accondiscendente politica verso i vicini Stati Uniti, i quali ovviamente non si schierarono conl’FMLN durante lo scontro, ma sostennero il maggiore e il regime con finanziamenti e rifornimenti strategici. Su questo tema, Funes è stato lapidario: i rapporti diplomatici con gli U.S.A. continueranno nel segno del rispetto della sovranità dovuta ad una nazione indipendente. Questo per evidenziare come sia lontano dalla mente dell’ex giornalista l’intenzione di instaurare il socialismo. Funes, infatti, non intende seguire i passi di Chavez né di imitare le scelte di Lula piuttosto che Morales. Tutto questo appare in disaccordo con lo stesso FMLN, il quale è un partito socialista e rivoluzionario. Questo, alla fine, sembra essere il prezzo che il Frente è disposto a pagare pur di insediarsi nella casa presidenziale per iniziare un processo di riforma necessario in un paese piuttosto povero di risorse. Anche su questo punto, Funes sembra avere le idee ben chiare: le sue intenzioni sono quelle di avviare una politica che modifichi l’attuale assetto economico in modo da diventare un po’ “chavista”, un po’ “luliano” e mantenere sempre l’occhio ben attento a quelle che sono le differenze tra i grandi stati sudamericani e la realtà empirica del Salvador. La defizione dello stesso candidato del Frente è di “capitalismo-socialismo umanitario, capace di costruire una società equa”. All’interno del partito rivoluzionario, molti hanno stretto i denti e stentato un applauso. Chissà che la candidatura di un uomo nemmeno iscritto al Frente non provochi una reazione di rigetto tra gli stessi ranghi del partito. Questo rischio effettivamente esiste, ma questo accordo tra Funes e il Frente non è necessariamente un compromesso al ribasso. Infatti, l’ex giornalista è stato ben felice di accettare la nomina a candidato presidente e non esclude una sua iscrizione al partito. Inoltre, anche la scelta da parte del FMLN parrebbe corretta: anni di scontri strettamente diretti da uomini di partito avevano evidentemente fatto calare l’appeal del movimento agli occhi deli cittadini del Salvador. Un’apertura con una candidatura esterna ai ranghi partitici potrebbe essere la scelta giusta e anche l’uomo, nuovo dal punto di vista politico, potrebbe rivelarsi corretta. Comunque, la campagna elettorale è solo agli inizi. Speriamo che il paese non arrivi estenuato alle urne e che sia la volta buona per El Salvador.

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