Milano, 27 febbraio 2008, Alcatraz - The Mars Volta in concerto
di Gianluca Marra - 06/03/2008
Mercoledì 27 febbraio all’Alcatraz concerto dei Mars Volta.
Erano tre anni che mancavano dall’Italia e dopo l’esperienza stupendamente coinvolgente del 2005, non sapevo cosa aspettarmi.
Di certo mi sarei accontentato di un’esibizione di pari intensità ed impatto.
Avrete già capito dal tono di queste prime parole che quello a cui ho assistito è andato oltre ogni più ottimistica aspettativa.
Inizio concerto fissato alle 21:00.
Alle 21:25 le luci si abbassano, la musica di sottofondo (a proposito, vorrei proprio conoscere colui cui viene affidata la gestione dei brani nel pre-concerto) scompare.
Subito sento delle note conosciute. E’ “Per un pugno di dollari” brano composto da Ennio Morricone per l’omonimo film.
Accompagnati dalle musiche del compositore romano, i Mars Volta salgono sul palco.
Oltre a Cedric e Omar, altri sei compagni d’avventura.
Non una parola, non un ciao, un “grazie di essere qui”. Subito imbracciano gli strumenti e via, si parte.
Inutile aspettare la fine dell’articolo, non riesco a non dirvelo subito.
Il concerto è durato quasi tre ore. Tre ore in cui i nostri non sono mai scesi dal palco, tre ore in cui non è mai mancata la musica, anche se ad eseguirla c’era un solo strumento.
Dentro queste tre ore c’è di tutto.
Si inizia con “Roulette Dares (The Haunt Of)” da “De-Loused in the Comatorium”, loro primo album. Quasi otto minuti di brano, estesi fino a venti minuti, dove le divagazioni musicali ci riconducono da dove si era iniziato.
E’ questa una bella caratteristica dei concerti dei Mars Volta. E’ il momento in cui emerge nel modo più nitido la loro propensione verso il progressive.
La canzone inizia, segue la versione dell’album, ma a un certo punto lascia il campo a arrangiamenti che ci accompagnano in un lungo viaggio, inaspettato ed emozionante.![]()
Tanti sono i brani tratti da “The Bedlam in Goliath”. “Wax Simulacra”, “Goliath”, “Ouroborous”, “Agadez” si miscelano, si accavallano, si susseguono con le canzoni tratte dagli album precedenti.
E’ proprio dopo la bellissima esecuzione di “Cygnus…Vismund Cygnus”, da “Frances the Mute”, che parte “Aberinkula”, brano di apertura dell’ultimo album.
Per intensità, forza, passione, comincio a pensare che stiamo andando verso la fine e appena parte “Drunkship of Lanterns” (dall’album d’esordio) mi dico: ecco, finisce la canzone e a casa.
Sembra non finire mai. Anche qua, come in apertura, l’esecuzione viene dilatata fino a venti minuti e mentre la musica sta finendo sono già pronto all’applauso dell’addio.
Invece Cedric ci fa sapere che vogliono farci un regalo ed ecco che, accompagnato solo da Omar e da un’altra chitarra, esegue “Asilos Magdalena” (“Amputechture”) ed un brano della lunga suite “Miranda that ghost just isn’t holy anymore” (“Frances the Mute”).
Bellissimo, veramente bellissimo. “Ora basta, non posso chiedere di più”, era il pensiero che affiorava alla mente.
Ed invece no. Tutto il gruppo risale sul palco. Ancora musica!
Con “Ilyena” (“The Bedlam in Goliath”) e “Day of the Baphomets” (“Amputechture”) viviamo altri trenta minuti di musica ed emozioni.
E’ finito. I Mars Volta salutano, ringraziano, lanciano plettri.
La gente intorno a me si gira a destra e a sinistra ripetendo: “ma quanto hanno suonato???”.
Sono quasi le dodici e mezza della notte ed ogni illusione di riuscire a prendere la metropolitana per tornare a casa è svanita.
Meglio così. Sarà più bello passeggiare in compagnia e ripensare ancora al concerto appena concluso.
Emozione, intensità, appagamento, sana e stupenda soddisfazione.
Ci rivediamo fra tre anni (o anche prima).