Interview - di S. Buscemi
di Mauro Mondello - 12/04/2008
Pierre Peders, analista politico in declino, è obbligato dal suo giornale a intervistare Katya, nota e avvenente diva della televisione americana, in apparenza la classica ragazzina senza cervello. Dopo averla attesa più di un’ora in un ristorante, Peders e la ragazza s’insultano ed ognuno và per la sua strada, almeno sino a quando il giornalista, rientrando a casa, non rimane leggermente ferito in un incidente involontariamente provocato da Katya.
Colpita dai sensi di colpa, la starlette inviterà infatti Pierre nel suo loft, un luogo nel quale per tutta la notte i due andranno ben oltre l’intervista giornalistica, scoprendo, fra falsità e vita vissuta, le loro esistenze.
Interview è un film particolare, per diversi motivi.
Innanzitutto si tratta di un remake, il rifacimento di un film di Theo Van Gogh, il regista olandese ucciso nel 2004 da un uomo di origine marocchina dopo la pubblicazione del cortometraggio “Submission”, un atto di accusa importante verso l’Islam.
Interview costituisce poi un omaggio del produttore Gijs van de Westelaken alla memoria di Van Gogh, in un progetto che avrebbe dovuto portare avanti lo stesso regista olandese scomparso, vale a dire la riedizione USA della sua “intervista”, e che oggi si è deciso di ampliare aggiungendo i remake di altri due lavori di Van Gogh, 06 e Blind Date, film che saranno diretti, come annunciato al Toronto Film Festival del 2005, da Stanley Tucci e Bob Balaban.
Era un modo di fare cinema molto particolare quello di Van Gogh, un raccontare storie che centrava l’attenzione, senza via d’uscita, sull’incontro di due persone e sul loro confronto, uno contro uno, senza distrazioni.
Il regista scelto per Interview è stato Steve Buscemi, notissimo per le sue interpretazioni in diversi film cult del cinema contemporaneo, ma capace di proporre un’opera molto originale anche dietro la macchina da presa (andare a vedere, per credere, uno dei suoi esordi, Mosche da bar, 1996).
Chiamato a riadattare il film di Van Gogh, Buscemi ha lavorato con una troupe in gran parte di origine olandese, una scelta portata avanti dalla produzione ma che Buscemi ha mostrato di apprezzare, nell’idea generale che tutto il progetto, a partire dalla sua creazione, sia stato pensato come un vero e proprio tributo al collega assassinato.
Senza dubbio Buscemi ci mette del suo, ed in maniera coinvolgente e ben strutturata mette in scena 81 minuti durante i quali le capacità dei due protagonisti sono portate sino ai loro limiti più estremi, in un gioco delle parti dove i cambi di personalità sono continui e alla fine di cui ci si trova spiazzati ed incerti.![]()
Non c’è azione nel film di Buscemi, ma solo i racconti di Pierre e Katya, che perfidamente si studiano, si battono, flirtano, s’insultano, in un vortice di parole che lentamente c’immerge nel dubbio della menzogna, ci porta dentro l’arte della bugia e del tranello con fare giustificatore, sino alla resa dei conti.
Peccato però che alla lunga il confronto perda incisività, e al computo finale, a dover dare un giudizio complessivo, emerge, specie nella seconda parte, quando il meccanismo diventa cioè abbastanza chiaro, una certa monotonia, la sensazione che tutto si trasformi in un esercizio di stile un po’ snob, all’interno del quale i due attori, entrambi bravissimi, possano sfoggiare in maniera anche fine a se stessa tutte le loro capacità.
L’intenzione, insomma, è assolutamente notevole, e l’obiettivo, è indubbio, ampiamente raggiunto, soltanto, a voler essere chirurgici, Interview alla lunga pare un po’ trascinarsi verso la fine diventando sempre più vittima del suo brioso sapore iniziale, e allora si resta un po’ a metà tra convinzione e sguardo deludente.
In ogni caso, mi ripeto, straordinaria la prova di Sienna Miller (Katya), capace di variare registro in maniera caparbia e continua, perfettamente fastidiosa nel ruolo da montata cucitole addosso.
Un film diverso Interview, su questo non ci piove, e allora ben vengano, anche se fra qualche incertezza, quelli che ancora provano a fare del cinema mettendosi davvero alla prova.