La resa dei conti
di Mauro Mondello - 13/04/2008
Ce l’abbiamo quasi fatta. Dopo settimane scandite da una delle campagna elettorali più inutili e noiose degli ultimi 15 anni, eccoci alla fatidica resa dei conti.
In realtà, secondo alcuni analisti ben accreditati, la tornata di questo fine settimana potrebbe rivelarsi soltanto un ulteriore prolungamento di un’agonia annunciata da una legge elettorale che, qualora i risultati dovessero mostrarsi più in equilibrio di quanto i sondaggi berlusconiani prevedono, ci consegnerebbe, al Senato, l’ennesima legislatura ingovernabile.
In questo caso, si spera almeno, probabilmente si andrebbe a ritoccare la scandalosa legge elettorale promulgata alla vigilia del voto del 2006 da un governo Berlusconi moribondo ed in crisi, il noto porcellum, e poi si tornerebbe dritti alle urne. Scenario assolutamente da non accantonare, ma, per ora, concentriamoci sulla consultazione di oggi e domani.
Come avevo immaginato, alla fine, se fossi riuscito ad andare a votare, il mio voto al Partito Democratico l’avrei consegnato. Un voto sofferto, sia chiaro, e che avrei espresso solo al Senato, ma che mi sarebbe piaciuto dare.
Dico questo per sottolineare che mi pesa, molto, non esprimere la mia preferenza, perché credo che in ogni caso il momento elettorale sia una delle espressioni più alte e importanti della vita sociale di un paese democratico, e allora, anche se sfiduciato dalla totale mancanza di rappresentatività che sento di fronte a questi soggetti partitici, il mio minimo da cittadino con una cultura civica ben radicata l’avrei comunque tirato fuori.
Non parliamo però di voto contro Berlusconi, per favore. Credo che sia infantile e profondamente stanchevole continuare ad incitare le persone dicendo “che non dobbiamo consegnare il paese a Berlusconi”. L’ha detto Moretti ieri, e lo vanno ripetendo da settimane in tanti questo assioma, che non mi piace, non mi piace per niente.
Basta demonizzare chi vota i piccoli partiti, basta invocare costantemente, da parte di una certa sinistra moderata, la coscienza di chi a sinistra ci sta per davvero. Oggi Partito Democratico e sinistra sono due cose diverse, e non è corretto continuare ad elemosinare i voti radicali, i voti di quella sinistra sempre accusata di estremismo e ottusità, con la scusa di dover salvare il paese da Berlusconi. Basta con questi discorsi, perché la politica è altro, la politica è diversità di idee, è tentativo di esprimersi cercando un interlocutore che rappresenti le proprie istanze, e allora la smettano questi signori di continuare a chiedere che la gente rinunci al proprio legittimo diritto di dire la propria immolando l’ennesima preferenza in un voto contro.
Tutto questo lo dico da potenziale elettore del Partito Democratico (un’idea partitica, peraltro, che non mi trova d’accordo, l’ho già scritto su queste pagine), ma in nome di un dibattito politico che nel nostro paese dobbiamo rivitalizzare, e non escludere in questa maniera becera ed inutile.
Io avrei votato Partito Democratico perché non sentendomi rappresentato a nessun livello e da nessun partito avrei preferito concedere la mia scheda al soggetto politico più rappresentativo dell’area culturale all’interno della quale mi colloco, ma perché andare a chiedere ad un comunista, ad un omosessuale convinto che i Pacs siano fondamentali, ad un operaio che crede ancora di non poter stare nella stessa lista del padrone Calearo, di lanciare il suo ennesimo voto contro?
Basta allora con le accuse di consegna del paese a Berlusconi, perché se la consultazione elettorale è ancora momento di espressione, di dichiarazione ideale, bisogna scegliere senza remore e limitazioni, bisogna esprimersi, e non annullarsi nel nome del partito più grande (per poi, oltretutto, sentirsi anche accusare di essere stati i responsabili della caduta del governo Prodi…).
Vedremo poi come il Popolo della Libertà avrà assorbito questa ultima disastrosa settimana di campagna elettorale. Inaspettatamente infatti Berlusconi, il rè della comunicazione, l’uomo slogan, colui che sul messaggio mediatico ha costruito tutta la fortuna politica di un partito, Forza Italia che strutturalmente non esiste una volta chiusa la competizione elettorale, sta provando in tutti i modi a rendere più interessante il conteggio dei voti.
L’attacco ad un suo fan a Chieti (definito in pubblico “rompicoglioni”), la proposta di test psicologici costanti per i magistrati, l’appoggio a Dell’Utri nel definire Vittorio Mangano, condannato all’ergastolo per mafia ed omicidio, “un eroe, un martire”, l’attacco a Francesco Totti, additato come “fuori di testa”, sono infatti solo alcune delle perle che il Silvio nazionale ha sfoderato negli scorsi 7 giorni.
In più, il comizio di chiusura di Roma è stato un flop, con un numero di partecipanti che, stando ai dati dell’organizzazione, non ha superato gli 8.000 presenti. Ciò è indicativo di un certo scollamento che si sta consumando con la base di Alleanza Nazionale, l’unico soggetto politico capace, a destra, di chiamare a raccolta un discreto numero di fedelissimi.
Qui, insomma, si gioca la partita, e allora vedremo nelle prossime ore se l’abissale distacco dei sondaggi di febbraio fra PdL e PD si è davvero colmato,o
se saremo condannati ad altri 5 anni di berlusconismo.
Una cosa è certa: prepariamoci al peggio. E’ probabile infatti che in caso di sconfitta, difficile, subito Berlusconi attacchi con le accuse di brogli, una strategia che ha già utilizzato ma che stavolta potrebbe davvero provocare dei danni non indifferenti. Dipenderà da Fini e compagni (ops, camerati…), da come cioè reagiranno, nel caso, all’ennesima follia silviesca; sinora, sono stati zitti e quieti, Fini in giro non l’ha visto nessuno, ma c’è da credere che siano tutti lì pronti come le belve per il dopo-voto, pronti a prendersi le poltrone o a distaccarsi ferocemente dallo sconfitto.
Vedremo, e capiremo anche quale peso potranno avere i piccoli partiti in questa consultazione, una tornata nella quale spetta a La Destra il vero ruolo di outsider; se il tandem Storace – Santanchè riuscisse infatti a superare anche solo lo sbarramento alla Camera, la situazione si rimpasterebbe in maniera inattesa, e davvero sarebbe poi interessante vedere se e come muterebbero i rapporti di apparentemento.
Comunque vada, il paese è stanco, e credo lo dimostrerà una probabile alta percentuale di non votanti. Non è bello che in un paese democratico, uno degli 8 stati più industrializzati al mondo, gli uomini e le donne non abbiano più voglia di dire la propria. Speriamo bene dunque, che magari le cose possono davvero cambiare. Anche in Italia.