Apologia dello sconforto
di Francesco Capria - 15/04/2008
Il 15 Aprile 2008 è la data dell’inizio ufficiale del terzo regno di Silvio Berlusconi. Non m’interessa oggi la diplomazia del “dopo”. Non m’interessa lasciar spazio ad alcuna speranza. Non m’interessa la lucidità del freddo analista politico. Oggi voglio solo parlare da cittadino. Da ragazzo di 25 anni deluso ed amareggiato da un risultato elettorale che marchia a fuoco un Paese, il nostro, come quello più assurdo e insignificante in cui oggi si possa vivere.
Se poi si considera che sono siciliano, allora la fuga da questo Stato appare a maggior ragione la cosa più ovvia.
Purtroppo le soluzioni più scontate e semplici non sono mai state le mie preferite. E spesso ho avuto la voglia di pentirmi di queste scelte. Inseguire un progetto complesso ma importante ritenevo mi appagasse di più che non adattarmi a vivere in un mio spazio all’interno di un sistema stretto e angusto.
La situazione però oggi è ancora peggiore, se possibile, di quanto non lo sia stata in altri tempi. Il sistema della mia esistenza italiana non è solo stretto e angusto, ma degradante e umiliante, inspiegabile e soffocante, insensato e inutile.
I miei connazionali sono degli imbecilli. Si son lasciati abbindolare per la terza volta in quindici anni dallo stesso bieco populista. Quel Silvio Berlusconi cui, senza neppure tanta finezza e acume politico, è stato sufficiente urlare alcuni slogan di una banalità disarmante per ipnotizzare e convincere la maggioranza del Paese.
Tre volte! Ma come si fa ad essere così stupidi? Cosa avete in testa? Niente? Ma vi rendete conto, voi che votate a destra, che in altre due occasioni prima di quest’anno avete dato fiducia ad una persona che ha promesso le stesse cose che vi ha promesso anche questa volta e che vi ha puntualmente deluso?
In questa tornata elettorale Berlusconi e i suoi degni compari non si son dovuti sforzare neanche di trovare temi nuovi per convincere il loro gregge di ignoranti, perché questo siete. Il leader del Pdl non è nient’altro che il simbolo di un’Italia populista, che mal sopporta regole e leggi e che è diffidente verso istituzioni delle quali non si preoccupa neppure di conoscerne le dinamiche. Berlusconi è colui il quale vive la politica come
opportunità e non come responsabilità, che misconosce l’etica e la confonde con l’estetica.
E nonostante tutto questo, il Paese è con lui. Che vergogna!
Una nota lieta in questo disastro però c’è: la sinistra sedicente radicale, comunista e socialista, ripeto “sedicente”, finalmente non ha più rappresentanza parlamentare. Quella sinistra per la quale troppo spesso, in passato, ho sprecato il mio voto, ha avuto finalmente la misura del proprio reale peso. Quel potere contrattuale su cui ha fondato solo minacce e ricatti s’è dimostrato per quello che è: niente.
La cosa più ridicola è l’attribuzione della loro disfatta al rifiuto di Veltroni ad una nuova alleanza. Quindi grotteschi e anche ciechi nel non riconoscere che la dispersione del patrimonio dei consensi registrati appena due anni fa, sia da attribuire ad un modo di fare politica mai governativo e sempre e comunque all’opposizione. Perché è più facile e comodo criticare e accusare, ma è estremamente più complicato assumersi delle responsabilità e decidere.
Sono riusciti persino a farsi strappare dalla Lega Nord la rappresentanza di quel mondo proletario in cui nacquero oltre un secolo fa. Fini rinuncia al suo simbolo, Casini viene escluso dalla nuova orgia popolare, e Bossi, tenendosi stretto l’emblema del Carroccio può permettersi, a buon diritto, di definire il suo come il vero partito dei lavoratori.
E gli idioti italiani, tutti lì a porgere le terga al nuovo affondo destrorso! Questo hanno scelto e quindi questo è quello che ci meritiamo tutti.
Capitolo Sicilia. Raffaele Lombardo (Mpa-Centrodestra) registra il plebiscito che lo elegge presidente della Regione Siciliana con circa il 65% dei voti, a scapito della principale avversaria, Anna Finocchiaro (Centrosinistra), fermatasi sotto il 31%.
Di nuovo, come dopo la conferma di Totò Cuffaro, essere siciliano costituisce un peso insostenibile che, elezioni dopo elezioni, diventa sempre più gravoso. Il coraggio della mia isola, la sua voglia di cambiare, di risollevarsi, di riprendersi la sua dignità, continua ad
essere in minoranza di fronte alle logiche mafiose e clientelari.
Ai miei conterranei, sempre più sordi ciechi e bacati, dico “è questo quello che vi meritate”. Perché non siete ancora stanchi di subire, perché non siete ancora stufi di essere presi in giro e abbandonati, perché non siete ancora soddisfatti di decenni di violenze, truffe e pizzo. Perché vi piace essere governati da quegli stessi che sono la causa della condizione disastrosa in cui ci troviamo. La DC mafiosa prima, il centro-destra dopo, ci hanno lasciato scuole fatiscenti, edilizia popolare nulla, abusivismo, strade vecchie, autostrade mai completate, una gestione idrica nelle mani della mafia, una rete ferroviaria ferma ad un secolo fa. E ora il ponte.. Ma sapete dove ve li devono piazzare i pilastri? Io si.
Quando vi stancherete di tutto questo, maledetti ignoranti?