Una questione di bandiera
di Mariagrazia Liotta - 26/04/2008
La bandiera rossa, la cui produzione è a pieno regime, verrà mandata in giro per tutto il mondo, in enormi quantità : in questi giorni ne arriveranno migliaia in Corea e altrettante se ne manderanno nei paesi dove la torcia olimpica dovrà transitare. Il popolo cinese è chiamato a esprimere, ora come non mai, il suo spirito patriottico di vicinanza a Pechino, da tutto il mondo si agiterà la bandiera durante le manifestazioni olimpiche…per coprire di rosso qualsiasi cosa succeda.
È una questione di bandiera ormai. Hu Jintao, capo di stato della Repubblica Popolare, deve difendere l’immagine del suo paese, costi quel che costi. E allora, Sarkozy attacca le olimpiadi? Minaccia di non presentarsi alla cerimonia d’apertura? Va bene, si boicotti la Francia. Jiang Yu, ministro degli esteri cinese in piena assonanza con i dettami di Hu Jintao, ha osteggiato innanzitutto l’intenzione di Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi, di conferire la cittadinanza onoraria al Dalai Lama e in seguito ha intimato alla Francia di “smettere immediatamente di supportare il movimento secessionista per l’indipendenza del Tibet, di non interferire più negli affari interni della Cina (visto che il Tibet è una inalienabile regione cinese) e di cercare di salvaguardare i rapporti sino-francesi, attraverso le azioni� (fonte: www.xinhuanet.com).  Equilibrismi diplomatici per ambasciatori e politici francesi, che ora oscillano più nel senso della composizione del contrasto (nella foto il presidente del Senato Francese, Poncelet, chiede pubblicamente scusa alla tedofora sulla sedia a rotelle cui è stata sottratta la fiaccola, oggi eroina nazionale), visto che Sarkozy non ha ricevuto nessun appoggio né in Europa, né fuori. Da soli non ci si mette contro la Tigre: e quindi ci si piega per arginare la rottura…inchino, riverenza e di nuovo amici (forse). Con tutta la felicità e la riconoscenza di Carrefour, Loreal & Co.
In piazza le manifestazioni continuano al passaggio della fiaccola, a volte gli scontri sono pesanti, altre volte meno, ma in linea di massima si è tentato di blindare i percorsi da svolgere, per evitare i guai che sono accaduti a Londra e a Parigi ad esempio, dove la fiaccola è stata spenta e trasportata su un autobus: il simbolo delle olimpiadi, dell’armonia, dello spirito atletico, va nascosto e protetto. Â
In India è passata indenne vista la riduzione del percorso dai 9 km previsti ai 2,3 poi effettivamente battuti, lungo strade che sono state circondate dall’esercito: i manifestanti sono stati allontanati e la fiaccola non l’hanno vista neanche da lontano…e Xinhua (che è la principale agenzia di stampa cinese) titolava: “Passaggio della torcia in India: un SUCCESSO�. E così è andata anche nelle altre occasioni: a Giacarta (Malesia), dopo pestaggi e arresti, la fiaccola è stata fatta sfilare dentro lo stadio, contemplata da 5.000 spettatori; in quel caso Xinhua disse: “la torcia è passata pacificamente�. E grazie!
È la comunicazione e l’informazione quel che più deve spaventare del colosso orientale, basta scorrere le pagine online della stampa locale, da Chinadaily agli altri portali di informazione, per farsi un’idea di come funziona. Le notizie sono distorte e falsate.
Un esempio, che non ha a che fare col Tibet: non c’è traccia sui quotidiani cinesi della notizia della repressione nel sangue della rivolta dei contadini cinesi nelle regioni dello Yunnan e dello Hainan, zone nella quali ci si è ribellati all’espropriazione forzata delle terre per costruire in un caso cave minerarie, in un altro campi da golf: avvenimenti delle scorse settimane, taciuti. Coperti dal rosso della bandiera cinese.
Sempre Xinhua ha pubblicato una pagina intitolata: “Le bugie della cricca del Dalai Lama�. Sulla sinistra campeggiano le dichiarazioni di TenzinGyatzo, sulla destra la loro negazione, in un balletto di verità che confonde: dello stesso fatto vengono date due versioni, si annebbia la realtà cercando di disorientare. Quindi, o ci si fida di una parte o non si sa più cosa è successo e dov’è la verità : ma c’è un punto fermo, sicuro, è cioè che se il governo cinese non apre le frontiere (ad oggi quasi del tutto blindate), non fa passare giornalisti e osservatori indipendenti in Tibet, e nelle altre regioni coinvolte, la verità potrebbe non venire mai alla luce. Nascosta nel rosso.