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Rirkrit Tiravanija / Neil Logan - Foster, You’re dead

di Stefania Pizzi - 07/05/2008
tiravanija_1.JPG

Emi Fontana
Viale Bligny 42, Milano
Fino al 31 maggio
 
Alla sua terza esposizione personale presso Emi Fontana di Milano, l’artista di origini argentine Rirkrit Tiravanija propone una nuova installazione site specific, creata quindi appositamente per gli spazi della galleria milanese, avvalendosi della collaborazione dell’architetto americano Neil Logan.

Alla base del progetto presentato è Foster, You’re dead, un racconto di Philip K. Dick in cui un bambino americano appartenente ad una famiglia troppo povera per permettersi un rifugio antiatomico descrive il disagio a cui questo lo sottopone durante il periodo della guerra fredda.
Tre ambienti scandiscono quindi l’approccio dello spettatore ad una realtà di convivenza, timore e desiderio verso l’esplosione atomica stessa.
Un video, fruibile da un divano/rifugio atomico in cui un bambino coetaneo del protagonista legge la novella; una stanza invasa da oltre cento puzzle realizzati appositamente per l’occasione, in cui l’immagine cambia sempre pur restando la stessa: un’esplosione atomica, americana.
Si tratta dell’opera in cui più delle altre l’artista propone il suo segno riconoscitivo, portando il fruitore ad un rapporto non più solo estetico e visivo con l’opera d’arte, ma anche fisico e costruttivo.
Ogni puzzle è formato da tanti pezzi quanti i megatoni della stessa esplosione raffigurata: 2, 80, 374 o 1395…
È un’esplosione unica, tra colore e bianco e nero, e quello che aspettavi prima sul tuo divano/rifugio è diventato realtà, si è materializzato in tanti piccoli pezzi avanti a te, puoi fare e disfare l’esplosione a tuo piacimento e ti accorgi che l’hai desiderata, mentre l’attendevi e la temevi, ed era quello che avresti voluto.
Perché un rifugio atomico non serve a nulla se non esplode un’atomica.
E il passo successivo è quello di fingere che nulla sia accaduto.
Perché, qualcuno sa niente delle bombe atomiche esplose nel mondo?
E della guerra fredda?
Chi se la ricorda?
Cosa ne è rimasto?
È possibile pensare ad una connessione di causa ed effetto delle cose?
A quanto pare no.
Perché nell’ultima sala è un ambiente confortevole e rilassante ad accoglierti, a darti piacere e benvenuto in un posto dove non ci sono bombe atomiche e bambini spaventati. Te ne stai comodo e confortato nell’apparenza di un agio che agio non è. Nella convinzione di un benessere fittizio che restituisce calma agli occhi e ansia alla tua pancia. È tutto il contrario di un rifugio atomico. Dovresti sentirti realmente sollevato e invece piano piano… hai di nuovo paura: le piante e le sedie intorno migliorano l’aspetto dell’ambiente in cui ti trovi, ma sai che non ti proteggeranno dalle esplosioni che non sono poi così lontane, rumorosamente silenziose nella stanza accanto a te.

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