Einsturzende Neubauten - Milano, 10 aprile 2008, Alcatraz
di Gianluca Marra - 20/05/2008
Certo vi chiederete: che senso ha scrivere un articolo di un concerto che si è svolto più di un mese fa?
Una risposta pienamente soddisfacente non ve la so dare, ma ci posso provare.
Prima di tutto il ricordo emozionale di quella serata è ancora molto nitido ed inoltre, dal punto di vista strettamente musicale, mi è stato fatto il gran regalo di un doppio cd del concerto registrato in presa diretta e venduto all’uscita.
In più, quello degli Einsturzende Neubauten era un concerto che inseguivo da tanto, tanto tempo.
Infine vi devo svelare che “Silence is Sexy”, nome di questa rubrica, è il titolo di un loro bellissimo album. Inevitabile, quindi, rendere omaggio con un articolo sullo spettacolo che mi è stato offerto dal gruppo tedesco.
Con ciò spero di avervi dato più di un motivo valido per aumentare il vostro interesse nei confronti di questo pezzo.
Cominciando a parlare della serata, come già detto, l’aspettativa e la curiosità erano veramente tante.
Il palco dell’Alcatraz è colmo dei materiali più vari.
Ad attirare subito la mia attenzione è la grande batteria posta al centro che, ad un’occhiata più attenta, noto essere composta da una lamina di ferro al posto dei tamburi e con i piatti che in realtà sembrano dei grandi dischi di ferro.
Puntuali gli Einsturzende salgono sul palco e dopo i saluti si inizia subito con la musica.
In apertura di scaletta c’è “Die Wellen” tratta dall’ultimo album “Alles Wieder Offen”. La canzone parte molto lenta, con la voce di Blixa accompagnata dalle sole tastiere, ma è soltanto l’inizio. Subito infatti comincia a districarsi in un crescendo continuo ed incalzante.
Tanti saranno i brani tratti da quest’album, come ad esempio la bellissima “Nagorny Karabach”, dove, nonostante il clima sia quello della canzone precedente, si riesce ad apprezzare meglio il campionario musicale del gruppo.
La vera esplosione arriva solo dopo una ventina di minuti, e dopo “Dead Friends Around the Corner”, tratta da “Perpetuum mobile”, con quell’urlo che tanto sembra lo stridere di una chitarra, e con “Let’s do it a da da” (“Alles Wieder Offen”): il brano è stupendo, l’esecuzione ancora di più.
Da subito il ritmo ti entra dai piedi e ti fa muovere: Let’s do it, let’s do it, let’s do it a da da. La musica esplode, una molla tesa suonata con due bacchette crea un effetto stupendo.
Tutto si gioca con questa tensione tra la strofa bassa, con la voce a tratti quasi
sussurrata, e l’esplosione strumentale di quello che solo impropriamente posso chiamare ritornello.
Il concerto mi ha ormai completamente conquistato. Quanto realizzato sul palco mi affascina sempre di più ed il mio giudizio sulla serata diventa meno obiettivo.
Si passa da “Weil Weil Weil” a “Von Wegen“, entrambe tratte dall’ultimo album.
In mezzo altri brani di cui uno, “Tageland Weiss”, a me assolutamente sconosciuto sino a qual momento.
L’atmosfera è serena e, nonostante il tipo di musica, conciliante.
Merito va dato a Blixa che, contro ogni mio pronostico, si dimostra loquace ed ironico.
Musicalmente si passa da cascate di chiavi inglesi a bastoncini di ferro passati su un non meglio identificato aggeggio che gira molto velocemente.
C’è spazio anche per “Die Befindlichkeit des Landes” tratto da “Silence is Sexy”; mentre la chiusura della prima parte di concerto è affidata a “Ich Warte” (“Alles Wieder Offen”).
Risaliti sul palco gli Einsturzende mi regalano l’esecuzione di tre brani meravigliosi.
Si parte con “Sabrina” (“Silence is Sexy”) col suo ritmo lento che sale via via per concludersi con quel “I Wish this Would Be your Colour” ripetuto a tre voci.
A seguire la bellissima “Ich Hatte Ein Wort” (“Alles Wieder Offen”) che riesce a farti piacere anche il duro e acerbo tedesco.
Dopo “Wenn Dann” (l’album non lo so…ne hanno fatta di musica i nostri in quasi ventisette anni di carriera) arriva il momento che avevo sperato arrivasse sin dall’inizio. E’ “Alles” (“Silence is Sexy”).
Non so dirvi quante volte avrò ascoltato questo brano. Bellissimo! Non so cosa dire se non bellissimo.
Per me si può finire qui, ma, dopo un altro ritorno nel backstage, gli Einsturzende tornano sul palco.
Si gioca.
Blixa ha con sè una borsa piena di carte. Su ognuna di esse c’è qualcosa e ciascun componente del gruppo è invitato ad estrarre tre di questa carte e qualsiasi cosa ci sia scritto su dovrà essere realizzata dal malcapitato. C’è chi beve, chi registra la sua voce e la rimanda, chi dice semplicemente una parola.
La fine è affidata a “Dave”, altra canzone sconosciuta.
La curiosità con cui avevo iniziato me la ritrovo alla fine. La differenza sta in una curiosità nuova, diversa, ancor più stimolante.
Alla fine non dovrebbe essere questo uno dei più importanti ruoli dell’arte?
Non uno specchiarsi sterile in quello che si è o, ancor peggio, si è stati, ma un continuo cambiare, muoversi, mettersi in discussione.
Solo bei ricordi del dieci aprile e questo grazie anche ai compagni di viaggio.
Uno il solito, infaticabile, l’altro un curioso e stimolato neofita.
Un unico rimpianto: non aver mai urlato, nonostante sapessi di venire registrato, la parola Cavezzi.
Sarà per la prossima volta.