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Processo agli Scorpioni, di Jasmina Tesanovic

di Mariagrazia Liotta - 13/06/2008
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Nel 1995 la città di Srebrenica fu teatro di uno dei massacri più violenti e sistematici della storia europea: ottomila bosniaci musulmani vennero trucidati barbaramente. La responsabilità di quanto avvenne fu restituita ad alcuni ufficiali serbi, tra cui Krstic, Karadzic e Mladic, generale sanguinario, e sottratta alla Serbia. La Corte internazionale di giustizia dell’Aja, nel febbraio 2007, si è pronunciata affermando che la Repubblica Federale di Jugoslavia (SRJ) non avrebbe partecipato alle stragi, non essendo stata dimostrata la catena di comando  dell’Esercito o degli organi statali della Serbia su Mladic o qualsiasi ufficiale dell’Esercito della Republika Srpska.  Non è stato provato nessun ordine né nessuna conoscenza dei fatti da parte di Belgrado, non venne riconosciuta la dipendenza di quei generali dallo Stato, sebbene questo fornisse loro assistenza finanziaria e militare.
È tuttora una sentenza molto discussa che se da una parte ha messo in salvo la Serbia da accuse dirette di genocidio le quali –come tutti gli esponenti politici affermavano e affermano- avrebbero marchiato per sempre il paese gravandolo di un enorme peso, dall’altra appare come un atto di giustizia mancato: “l’oblio sostanziale, nel rispetto dello status quo, nell’illusione di assicurare la stabilità anteponendola ai diritti umani, ma creando in verità una destabilizzazione cronica”. Una guerra permanente nell’ipocrisia della stabilità.

Permettetemi di mantenere del sano scetticismo su questa vicenda, e torniamo ai fatti: la strage compiuta nel luglio 1995. Dieci anni dopo, nel febbraio 2005, è emersa una testimonianza video : il breve filmato dell’uccisione, seguita ai maltrattamenti, di 6 persone: 

Safet Fejzic, 17 anni
Azmir Alishpahic, 17 anni
Sidik Saltic, 36 anni
Smail Ibrahimovic, 35 anni
Saib Salkic, 20 anni
Dino Salihovic, 17 anni

Fu un pugno nello stomaco per le coscienze intorpidite dei più: il video mostrava uno tra i tanti massacri eseguiti dal gruppo paramilitare serbo degli Scorpioni e fu reso noto da Natasa Kandic e dalle Donne in Nero di Belgrado, le madri, le moglie, le figlie rese orfane dalla strage. Un video shock, che mise i serbi a contatto con la verità. Spinosa e fastidiosa verità: pesante il coinvolgimento –spesso forzato- delle persone comuni in tutto quello che stava succedendo.

La Tesanovic ci porta in mezzo alle Donne in Nero, nell’aula di Tribunale dove gli Scorpioni vennero messi alla sbarra e da dove uscirono senza neanche troppi graffi e ferite. C’è la cronaca giudiziaria degli interrogatori, delle attese, degli ingressi in aula. Ma c’è anche molta emotività: si sente salire la rabbia, la commozione, la speranza e la tristezza, si sente la confusione di un processo dove a volte i ruoli si invertono, dove sembra che gli Scorpioni siano i buoni difensori eroici della patria e le vittime solo presenze da dimenticare.

“Noi sappiamo che sono colpevoli. Loro sanno di essere colpevoli. Loro sanno che tutti sanno che loro sono colpevoli. È soltanto che loro chiamano la loro colpa Patriottismo, mentre il resto del mondo la chiama Crimine di Guerra.”

Per informazioni sull’autrice: www.xii-online.com/tesanovic
Per approfondire: www.osservatoriobalcani.org

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