Saluti e baci dal Giappone
di Mariagrazia Liotta - 09/07/2008
Il lontano Giappone a la ancora più sperduta e solitaria isola di Hokkaido, ospita il G8 quest’anno. Lontani da città e strade, da estintori e camionette, al sicuro da donchisciotteschi manifestanti, gli otto “grandi” della Terra si sono riuniti per mangiare, bere e parlare dei destini del mondo.
Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Russia e Stati Uniti rappresentati più o meno egregiamente dai propri politici, a discutere di economia, sicurezza, ambiente ed energia.
In tema di risorse energetiche si parla di nucleare ovviamente, visto come unica alternativa ai combustibili fossili cui stiamo dando fondo a una velocità disarmante: e nonostante dubbi, perplessità e paure, sembra la soluzione che si caldeggia da più parti. Non è questa la sede per approfondire il tema energetico, ma essenzialmente le perplessità di studiosi ed economisti riguardano costi (alti) e tempi, dunque competitività in termini tecnologici. Temi scottanti poi sono lo smaltimento delle scorie e il tipo di energia generata, e a quanto sembra, i reattori di ultima generazione (la quarta) risponderebbero bene a queste domande. E poi paura di incidenti, le pericolose radiazioni, la lotta contro la proliferazione nucleare e i rischi di commistione tra usi civili e usi militari, che è la bestia nera di Bush. Il tema è complesso e al G8 non è stato sviscerato realmente se non con dichiarazioni trionfalistiche ed elefantiache che vorrebbero la costruzione di “mille nuove centrali nucleari”, per rispondere alla crisi energetica, non pensando a diversificazione del portafogli energetico, non pensando a serie, e dico serie, strategie di risparmio. Standing ovation, applausi e sorrisi.
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Il petrolio continua a salire, mandando alle stelle di riflesso il costo di qualunque genere di consumo, dunque si moltiplicano e amplificano le pressioni sui paesi produttori perché aumentino la produzione visto il crescente fabbisogno, in modo da frenare la corsa del prezzo al barile. Pressioni, richieste, inviti, solleciti che non sortiscono alcun effetto sull’OPEC. Applausi, complimenti.
Su iniziativa della Merkel, si è bacchettato Mugabe, dittatore alla guida dello Zimbabwe, richiedendo l’applicazione nei suoi confronti di sanzioni finanziarie a causa delle pesanti violazioni dei diritti umani perpetrate negli scorsi mesi durante la tornata elettorale che lo ha visto trionfante contro nessuno (il leader dell’opposizione è stato costretto a ritirarsi a causa delle minacce ai suoi sostenitori, spesso tramutate in arresti, violenze e uccisioni, nda). Iniziativa che Berlusconi ha acclamato inizialmente, per poi ritornare sui propri passi. Complimenti.
Si è parlato di riduzione delle emissioni e di aiuti agli affamati paesi africani. Gaudio e tripudio.
Si è parlato, discusso, richiesto, invitato, sollecitato: la verità è che il G8 è tale solo di nome. Anacronisticamente e ciecamente restano fuori le nuove superpotenze mondiali, Cina e India, accusate del crimine della crescita, imputate del reato di consumi esorbitanti di risorse che mettono in ginocchio noi poveri occidentali a cui sta finendo il petrolio, ma non ancora invitate a sedere al tavolo dei potenti.
Con una sfacciata ipocrisia si declama la generosità dei Grandi 8, che stanziano soldoni destinati ad aiuti alimentari, pur tenendo chiuse ai produttori africani le porte del mercato agricolo interno. Blindata la politica agricola europea si gioca falsamente al libero mercato, della serie: “giocano tutti, ma le regole le decido io”.
Complimenti, applausi, strette di mano, pacche sulle spalle, frizzi, lazzi, saluti e baci.