Le
Rubriche
di
Nokoss
ARTE & CULTURA Mixture
Pareva manzo e invece era un igloo
CANADIAN BEACON
Le divagazioni di un'italianista a Toronto, Ontario
CRITICA CINEMATOGRAFICA Stalker
Picnic sul ciglio del cinema

Med Sud I Eyrum Vid Spilum Endalaust – Sigur Ros

di Gianluca Marra - 13/09/2008
2671241311_a54603f56a.jpg

Ci sono dischi che non smetti mai d’ascoltare. Guardandoti indietro ti rendi conto di come alcune musiche ti accompagnino più di altre nella vita di ogni giorno. Sono quelle che ti piace sentire quando sei allegro e hai voglia di prendere la vita di petto o quando hai il morale a pezzi e non riesci a spiegare per quale congiura internazionale le cose non riescono ad andare per il verso che cerchi, pazientemente, di dare loro.Be’, non so se capita anche a voi. A me sì ed in particolare mi succede con i Sigur Ros.

Per riuscire a trovare una canzone giusta per ogni stato d’animo è importante andare a pescare nell’intera discografia della band islandese.

Se vuoi farti trasportare su dolci nuvole, sui meravigliosi paesaggi d’Islanda, non ti resta che ascoltare Agaetis Byrjun, se invece ti senti perso dentro te stesso e non lo consideri necessariamente un male o una situazione da cui uscire ecco ( ), otto brani eterei che ti lasciano tutto lo spazio che vuoi per vagare indisturbato (o sanamente disturbato se preferite).

Con Takk i Nostri hanno mischiato un po’ le carte con un suono leggermente più tendente verso il pop (per quanto oggi i Sigur Ros possano apparire pop), dove il risultato a volte (Hoppipolla, Saegoplur) è allegro e gioioso, altre (Glosoli) più martellante ed intenso oppure dolce e riflessivo (Heysàtan).

A luglio è uscito Med Sud I Eyrum Vid Spilum Endalaust e dentro vi ho trovato un bel po’ di stimoli diversi.

Lo spiazzamento iniziale con Gobblidigook; batteria incalzante, ritmo frenetico con un continuo battere di mani ad accompagnarti, cori improvvisi che prendono la scena.

Molto simile a certe sonorità già sperimentate in Takk è Innì Mér Syngur Vitleysingur, se non fosse per quel finale in cui tutto sale e sembra di essere piombati improvvisamente durante il concerto di una stralunata orchestra di paese.

Con Godàn Daginn notiamo (l’arpeggio di chitarra iniziale è più che esplicativo) come alcune suggestioni scoperte con la riproposizione in chiave acustica, nel cd Heim, di sei brani del loro repertorio abbia lasciato il segno nei Sigur Ros.Â

Basta passare al brano successivo per rivivere quella bellissima atmosfera da festa di paese. Vid Spilum Endalaust trasmette allegria, entusiasmo, con le ormai inseparabili Amiina più un gruppetto di quattro fiati a dare decisamente “un tono all’ambiente� (citazione cinematografica a me molto cara).

Tante emozioni dentro quest’album. Le sonorità acustiche di Illgresi e quella batteria quasi da marcia militare a dare il ritmo, sempre più forte, in  Med Sud I Eyrum. Ancora la breve Straumnes e la conclusiva All Alright, dolce ninna nanna in cui per la prima volta si canta in inglese, passando per la bellissima Fljòtavik con Jonsi che ci dimostra ancora una volta cosa sia capace di fare con la sua voce.

Ho volutamente lasciato per ultime due canzoni che mi hanno veramente colpito. Ara Bàtur e Festival sono state una scoperta bellissima la prima volta che le ho sentite. La prima inizia tutto piano e voce e così va avanti per un bel po’ finchè non si comincia a capire che qualcosa sta cambiando. Sale d’intensità il piano, sale d’intensità la voce, si fanno sentire di più gli archi, un coro affianca gli strumenti ed ecco che arriva una calma e serena esplosione che riesce, anche se solo per un attimo, a farmi provare una sensazione di pace difficile da descrivere.

Festival è sicuramente il brano che più mi è piaciuto. Comincia come una tipica canzone dei Sigur Ros con la voce di Jonsi inseguita da suoni dilatati e coinvolgenti. Per più di quattro minuti non si sente altro. Poi, dopo un attimo di silenzio, ecco che entrano in campo batteria e basso ed improvvisamente cambia tutto. La musica si fa più incalzante e che meravigliosa scoperta quei quattro fiati che arrivano ad accompagnarci sino alla fine.

Il tredici luglio i Sigur Ros hanno suonato all’Arena civica di Milano. Nonostante fossimo in estate piena, una sera di pioggia e fulmini ha accolto gli islandesi. Mentre suonano più che le luci sono i lampi a creare uno spettacolo naturale stupendo. Seduto, con un cappuccio in testa per ripararmi dall’acqua, mi lascio trasportare dalla bellezza della loro musica per quasi due ore.

Ci sono dischi che non smetti mai d’ascoltare. Canzoni che riescono a farti ricordare momenti di allegra goliardia o notti passate a pensare a te stesso. Ore di felicità spensierata con la donna che ami e lunghe chiacchierate con amici ora, solo geograficamente, lontani.

Tutto questo sono per me i Sigur Ros e spero di non smettere mai d’ascoltarli.

Â

Â

Gli
Archivi
di
Nokoss

Cerca nel sito: