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Le soffocanti ossessioni Vaticane

di Mariagrazia Liotta - 03/12/2008
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Tra Nazioni Unite e Vaticano c’è un po’ di crisi ultimamente: in questi giorni le polemiche si rincorrono, gli Arcigay e Arcilesbica si scatenano inveleniti contro il Papa che veste Prada. Tra l’altro la polemica si è duplicata a distanza di un solo giorno: segno evidente che l’ossessione vaticana è sveglia, e i cani sono pronti ad abbaiare, pronti a spaventare.

Con ordine. La Francia si è eletta paladina, in quanto portavoce, di una causa, la depenalizzazione dell’omosessualità, che a nome dell’Unione Europea si vuol porre sotto l’attenzione delle Nazioni Unite, e che a mio parere rientra tra quelle dichiarazioni di principio che dovrebbero essere universalmente condivise, e per le quali si dovrebbe universalmente lottare: per esempio la lotta contro i maltrattamenti delle donne, la campagna contro gli abusi sui minori, la lotta all’AIDS…tutte campagne e battaglie per cui le Nazioni Unite continuano a battersi proficuamente, a differenza del piano dello scacchiere geopolitico in cui i veri potenti giocano, sul quale è ormai solo un fantasma, caricatura di sé stessa, paladina di missioni che la storia e l’attualità hanno giudicato fallaci. Mentre oggi il Vaticano ha posto un altro “noâ€? sulla Convenzione Onu sui diritti dei disabili (alla cui stesura ha peraltro collaborato) perché il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto in quanto una imperfezione del feto non può essere condizione per praticare l’aborto. Ma torniamo alla prima questione sollevata.x-gay_pride.jpg

Depenalizzare l’omosessualità significa tentare di colmare una lacuna in termini di diritti umani: significa lottare contro le disposizioni penali di alcuni ordinamenti giuridici che prevedono il carcere per l’omosessualità, se non pene maggiori. Per fare alcuni esempi, in Arabia Saudita la Sharìa prevede la pena di morte per lapidazione per un uomo sposato che ha una relazione omosessuale (o carcere e frustate, se non è sposato), in Iran è prevista la pena di morte per gli uomini per il reato di sodomia, frustate per atti omosessuali tra donne, Kuwait, Barhein, Pakistan, Libano, Marocco e Algeria più molti altri paesi africani, prevedono il carcere.

Alla proposta della Francia ha risposto acidamente Monsignor Celestino Migliore (rappresentante del Vaticano all’ONU), preannunciando il secco “noâ€? di Vatican City alla proposta, ma sia chiaro, mica perché il Vaticano vuole che gli omosessuali possano in molti paesi della terra essere condannati a morte, per via della loro natura sessuale…no, no, non per questo.
Il casto fratacchione esprime la paura che, vediamo se ho capito bene, una apertura di questo tipo (obbrobriosa, non c’è che dire…) verso i diritti degli omosessuali sia l’inizio di una ventata di libertà, o di una peste nera, negli ordinamenti che possa avere, a sua volta, l’effetto di “mettere alla gogna� quei paesi conservatori (leggasi omofobi) perché arrivino ad accettare quei lascivi costumi di parificazione delle unioni gay.
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Avviso ai lettori, a mia discolpa: se non avete capito il senso della frase che ho scritto qui sopra, potrebbe non essere una mia mancanza. Io cerco sempre di essere chiara. Potrebbe anche essere che il ragionamento che il fratacchione ha ordito sia effettivamente senza senso, visto che ha inserito nello stesso discorso da un lato questioni di diritti umani, di habeas corpus a protezione di trattamenti scellerati decisi in base alla vita sessuale di un uomo (o di una donna) che offenderebbero la “morale� (e in base ai quali si può pure offendere la persona, dunque, privandola della libertà e in alcuni casi della vita). E, nello stesso, dall’altro lato, questioni di diritti civili, patrimoniali e familiari che hanno a che fare con un ambito diverso, totalmente diverso, su cui la discussione è e resta aperta, e soprattutto su cui la discussione è lecita.
Sui diritti umani, sulla pena di morte, sul carcere per “reati� legati alla natura dell’uomo no: non si discute.
È sbagliato. È inumano. Ed è ipocrita non ammetterlo.

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