Mamma mammazza – Al teatro Ringhiera
di Anna Vallarino - 06/12/2008
La madre assassina è un tema mai abbandonato e sempre rivisitato . Nuove Medee si accalcano sulla scena e chiedono di essere ascoltate. Ora è la volta di una madre di una periferia cittadina che, esasperata e sadica, giunge a compiere le azioni più estreme.
“Mamma mammazza� è uno spettacolo della compagnia Lupusagnus, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, ora proposto al Teatro Ringhiera fino al 21 dicembre. Spettacolo grottescamente poco natalizio che punta la lente di ingrandimento sui legami famigliari, e la prigionia che ne può scaturire. Malattia, crudeltà , egoismo e speranze mal riposte scandiscono il tempo a un fluire ininterrotto di dialoghi malati e sordi.
La famiglia di Piero è sconvolta dal suo comportamento deviato: egli è stato colto in fragrante nel parco mentre compiva atti osceni a scapito di un runner. La madre soprattutto non se ne fa una ragione. Il luogo è una periferia, o meglio è la periferia psicologica dei sentimenti e di una umanità che non si conosce e che ripone l’appagamento della propria frustrazione in una istintività perversa e aliena da ogni raziocinio.
L’ altro non si riconosce in quanto essere pari a noi, ma subordinato e cosa rispondente ai nostri bisogni e desideri. Una scena claustrofobica, una storia dì inferno famigliare sul filo di ironia, follia e cattiveria, con toni che ricordano il grande teatro di Sara Kane. La madre ragno, mostro divoratrice forte del motto “io ti ho fatto, io ti distruggo” aggredisce il figlio, perverso colpevole, lo umila, lo tortura e infine lo uccide. Tutto davanti alle parole istigatrici della sorella e agli occhi ciechi di un commissario di polizia, spaurito e inerte.
Non vi è speranza, non vi sono regole nè legge. L’amore filiale perde quelle canoniche connotazioni di devozione e sacrificio per divenire prigionia e morte. Anche le parole in Mamma mammazza perdono la loro funzione di comunicazione, di dire all’altro, per divenire monologhi sordi e incapaci di dare spazio a qualsiasi tipo di partecipazione.
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Spettacolo efficace sulla tormentata deriva in cui si muove la nostra società : individui sempre più incapaci di conoscere se stessi e riconoscere le proprie emozioni. La compagnia non a caso di chiama Lupusagnus, nome composto dalle parole latine “lupus” e “agnus” ispirata alla famosa favola di Fedro del lupo e dell’agnello. Carnefice e vittima, vittima e carnefice. Non sempre il gioco delle parti è rigido e chiaro, e anche in Mamma mammazza ognuno è allo stesso tempo vittima e carnefice in un’ assordante giostra. Unica regola è la violenza, vincente è colui che riesce a sopraffare sull’altro e ad essere più forte.
Lupusagnus è una compagnia di recente formazione composta da un regista e cinque attori formatasi alla scuola di Strehler: Stefano De Luca, allievo e poi assistente del Maestro, e Tommaso Banfi, Marta Comerio, Sergio Leone, Annamaria Rossano, Giorgia Senesi, tutti già presenti in produzioni del Piccolo. Autore di riferimento di Lupusagnus è Aquilino (ex insegnante, piscoterapeuta, animatore di laboratori nelle scuole), che ha scritto il testo dello spettacolo.
Accompagnano questo esordio due laboratori legati al teatro per gli studenti del quartiere e non solo. Si svilupperanno itinerari sulla drammaturgia contemporanea con l’obiettivo di offrire uno sguardo sul teatro “dall’interno”: la possibilità di ripercorrere le tappe dello spettacolo, la sua creazione. Iniziativa interessante che mette in luce la potenza creatrice del sistema-teatro e non intende tralasciare la sua qualità primaria di work in progress, idea sempre in movimento che vive dell’attimo della rappresentazione ma nasce da un ligio lavoro di riflessione e azione.