SARO’ IO LA PROSSIMA?
di Eleonora Tonon - 11/02/2009
Sarà un articolo breve e diretto.
Ciò che resta è la rabbia. Repressa. Di non poter rispondere, di non poter ribattere, di doversi rassegnare alla tua condizione: sei una donna. E loro sono uomini, tanti, più forti di te.
Ero in bicicletta. Jeans, ballerine. Giacca e sciarpa. Niente di provocante.
Ero in bicicletta lungo Corso del Popolo, Padova. L’asse viario più importante, che conduce da Piazza Garibaldi direttamente in stazione.
E che pullula di extracomunitari.
Allora: sono responsabile di una rubrica di viaggi. Sono andata in Erasmus. Ho girato molto, in Europa e in Marocco, fortunatamente. Ho avuto una relazione con un ragazzo straniero.
Non sono una bigotta, non sono razzista.
Ma, nella mia città , temo per la mia incolumità e per quella di tante altre ragazze, che si vedono costrette a non uscire di casa da sole.
Non esiste.
E, questa volta, non si tratta di caso mediatico, non ci stiamo inventando niente, non c’è nulla di esagerato. Questa volta è proprio così, ve lo dico io, che qui ci abito.
Non tollerererò, a riguardo, commenti della serie: “Veneto razzista e intollerante”. Se ne guardino i miei amici, i miei colleghi, il pubblico. Io qui ci abito, e so come funziona, in questi ultimi tempi.
E, quando, prima, mentre ero in bicicletta e mi si sono avvicinati due extracomunitari con “allegre intenzioni di approccio”, io mi sono sentita in pericolo. Terrorizzata. E non è la prima volta: che sia giorno o notte, loro se ne stanno lì, in piedi, in gruppetto, a fissarti mentre cammini, mentre tu eviti di guardarli, a qualunque costo, li oltrepassi facendo finta di niente e con il cuore in gola, e poi, odi bisbigliare: bellissima… ma dove te ne vai… vieni qui… ed altre frasi viscide. Non è piacevole. E’ disgustoso.
Ho la fortuna di poter dare voce a ciò che vedo, a ciò che mi circonda, tramite un canale di diffusione così importante, come Nokoss. E, questa sera, mi sento di farlo, rivendicando il DOVERE del nostro governo di intervenire nelle nostre città . Perché non si può avere terrore di uscire di casa. Non si può chiedersi, atterrite: sarò io la prossima?… No, non si può.