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Varanasi, la purezza nell’acqua

di Eleonora Tonon - 14/02/2009
varanasi.jpg

“Acqua di monte. Acqua di fonte. Acqua che squilli. Acqua che brilli. Acqua che canti e piangi. Acqua che ridi e muggi. Tu sei la vita. E sempre, sempre fuggi.� – Gabriele d’Annunzio.

“Così, con un gesto devoto, bere l’acqua nel cavo delle mani o direttamente alla sorgente, fa sì che penetri in noi il sale più segreto della terra e la pioggia del cielo�. – Marguerite Yourcenar.

Potrei andare avanti ancora, ma non è questo il terreno adeguato dove seminare citazioni. Si tratta, piuttosto, del trabocchetto più semplice e costruttivo per sbirciare in lontananza, sulle ali del mondo. E, oggi, il binocolo punta dritto sull’oriente.

varanasi-bath-in-the-ganges.jpgSiamo a Varanasi, detta anche Benares o Kashi, a nord-est della repubblica federale indiana. Forse non l’avrete mai sentita nominare, ma senz’altro vi sarà capitata sotto gli occhi una di queste tante, splendide, emozionanti immagini, che subito trasportano in terre oltramontane, esotiche e leggendarie, dove la spiritualità sfiora la carne. Varanasi è La Mecca degli Induisti, è il punto d’arrivo di ogni indù che si rispetti. Qui, il Gange, il fiume sacro a Shiva, ha il potere di redimere dai peccati. Immergendosi nelle sue acque, che non sono proprio cristalline, ma più tendenti al bruno, il fedele ha la possibilità di purificarsi, durante la vita, oppure, al momento della propria morte, affidando le ceneri alle acque, e presentandosi, pertanto, al cospetto di Dio.
Varanasi non spicca dal punto di vista culturale artistico: chi si reca qui, però, va incontro alla più straordinaria esperienza intima che un uomo possa vivere. Ciò rende importante Vanarasi è l’umanità che l’impregna. I pellegrini che giungono da ogni angolo dell’India per purificarsi o per morire nelle acque del Gange si riversano sui “ghat�, le grandi gradinate che lambiscono il Gange. Una volta nel fiume, i pellegrini seguono unitamente un percorso che tocca 5 diversi ghat. Le abluzioni si svolgono all’alba: la luce fioca del sole si sparge mite nell’aria, tra i colori delle vesti delle donne, i sgargianti sari, gli occhi vellutati, le voci cantilenanti, le mucche sacre che ciondolano indisturbate per le viuzze maleodoranti, le insegne consumate delle botteghe, gli angoli consunti, dove si sbriciolano raggi di luce bianca. Fiori freschi adornano l’acqua del fiume: i pellegrini li offrono alla dea Ganga in segno di ringraziamento. Spesso, accade che i fedeli portano con sé brocche di ferro o di terracotta per raccogliere un po’ d’acqua sacra del Gange.
Varanasi, detta anche Kashi, come riportato sopra, significa “risplendere�. Si tratta di una città di origine antichissima. Mark Twain, a proposito di lei, scrisse: “Vanarasi è più vecchia della storia, più vecchia della tradizione, più vecchia della leggenda e guarda in là il doppio rispetto all’antichità della storia, della tradizione e della leggenda stesse.�
Si narra che venne creata dal nulla da Shiva e Parvati, quando ancora il cosmo non esisteva. Varanasi è il microcosmo dell’Induismo, una città di tradizione e cultura, glorificata dal mito e dalla leggenda e santificata dalla religione.

sarnath.jpgNei pressi della città, è ideale una puntatina a Sarnath.
Si tratta del sito dove Buddha diede il suo primo sermone. Gli altri luoghi legati a Buddha sono Lumbini, in Nepal; Bodh Gaya e Kushinagar, dove morì.
Nel Deer Park di Sarnath si stende una profusione di templi, inaugurati dall’imperatore Ashoka a partire dal 300 a.C., circa, in memoria del messaggio di Buddha, un messaggio d’amore e compassione. Mistiche, spettrali rovine; nebbiosi monasteri e caleidoscopiche immagini variopinte vi turbineranno negli occhi.
 

Da segnalare, infine, che, ogni quattro anni, tra gennaio e febbraio circa, alla confluenza dei fiumi Gange, Yamuna e Sarasvati, nella città di Allahabad, ha luogo la festa religiosa più grande del mondo: si tratta della Kumbha Mela.
L’antichità di questo festival è testimoniata dal fatto che il terzo di questi fiumi, il Sarasvati, da circa 3000 anni scorre sotterraneo poiché un grave rivolgimento climatico asciugò il suo corso superficiale.
Alcuni rilevamenti topografici, effettuati da una sufficiente altitudine, hanno confermato agli archeologi l’esistenza di un fiume molto ampio che si riuniva al Gange e alla Yamuna, appunto, all’altezza di Allahabad. Sulle rive di questo antico fiume sorgevano numerose città contemporanee di Mojenho Daro e Harappa, che sono state scoperte recentemente dagli archeologi indiani.
kumbh13_jpg.jpgLa parola “kumbhaâ€? significa “vaso” e si riferisce al contenitore del nettare divino dell’immortalità, dal quale, durante la contesa tra dei e demoni, caddero delle gocce sul pianeta.
La Kumbha Mela acquista un significato particolare nell’età dell’Aquario.
Questa importante ricorrenza attira ogni genere di pellegrini ed è considerata la più grande riunione di persone ed il più grande fenomeno religioso del mondo, poiché durante il periodo principale nella “città della Kumbha Mela“, un accampamento temporaneo ma organizzatissimo invade le rive del Gange. Siamo attorno ai 20 milioni di persone.
Eserciti di asceti e pellegrini, appartenenti a oltre 8000 gruppi e istituzioni religiose, si mescolano tra il clamore di cembali, corni, conchiglie, invocazioni e preghiere.
E’ il governo indiano che organizza questo grandioso festival, mettendo a disposizione circa 170 km. di passerelle sulla sabbia con piastre metalliche, altrettanti chilometri di tubazioni di acqua potabile e cavi elettrici, nove ponti e altre strutture e fornendo 1000 ettari di terra per centinaia di migliaia di pandal (grandi tende per incontri spirituali), templi (e altoparlanti!), tende da abitazione normali o di lusso, bagni, cucine, centri di pronto soccorso, mercati interni e così via.
Un evento formidabile, che riecheggia nella cultura indiana con lo sfavillio dei suoi colori, tra l’ambra dei sorrisi e la luce del sole che si screpola nel cielo.

 

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