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Anthony McCall: Breath [The Vertical Works]

di Marcella Conte - 28/05/2009
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Dal 20 Marzo fino al 21 Giugno 2009 l’imponente Hangar Bicocca ospita la mostra “Anthony McCall: Breath [The Vertical Works]”. Il percorso (che ha qualcosa di mistico e spirituale) si snoda attorno ai sei Solid Light Films, opere dell’artista inglese eseguite tra il 2004 e il 2009.

In uno spazio completamente oscurato, immersi in una leggera foschia, sette videoproiettori appesi al soffitto disegnano sculture di luce. Al primo sguardo, entrando nella sala, l’occhio viene catturato dalle sottili linee che si vengono a formare sul pavimento . Ma è avvicinandosi che inizia il gioco. Perché la luce bianca riesce, nella foschia della stanza, a diventare solida, e ogni proiezione diventa muro, o seta, che scende dall’alto e con cui l’osservatore può interagire. È inevitabile esserne coinvolti, provare ad attraversare quei muri impalpabili, creare ombre col proprio corpo, e allo stesso tempo iniziare a guardare gli altri spettatori e come loro giocano con la luce.

19823901234È qui che ogni visitatore diventa, immancabilmente, opera. L’arte contemporanea si è spesso posta il problema di far partecipare il pubblico, quasi come in un rito. Basti pensare, per citare un famoso artista italiano, a Piero Manzoni, che nel 1960 dà luogo ad una performance, Consumazione dell’arte dinamica, in cui firma uova sode e le fa mangiare al pubblico. E forse questo stesso fascino è quello che colpisce del quattrocentesco Ritratto dei coniugi Arnolfini, di Jan Van Eyeck, in cui uno specchio riflette tutti i presenti all’esecuzione del dipinto e c’è un uomo in più, lo spettatore, che guarda ed è improvvisamente nell’opera.

Le opere di Anthony McCall, però, si arricchiscono di un valore aggiunto: non è solo il pubblico a muoversi nell’opera, ma è l’opera stessa che, lentamente, si muove. Ogni proiezione, la cui durata varia dai sei ai trentadue minuti, disegna figure che si trasformano ciclicamente. È questo doppio movimento (dello spettatore e della luce) a creare una dimensione temporale, e l’opera diventa irripetibile, possibile solo nel presente.

In questa esposizione (che rivela l’importanza, nella formazione dell’artista, del cinema strutturalista e della scultura minimalista) Anthony McCall si dimostra capace di fondere disegno, cinema, scultura, in un’opera suggestiva e di fortissimo impatto. La dimensione sensoriale e giocosa di suoi lavori rende questa mostra un’esperienza da non perdere, anche per chi fa più fatica ad approcciarsi all’arte contemporanea.

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