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Milano Scienza “incontra” i ragazzi di via Panisperna a Milano: una storia da ricordare

di Maria Teresa Melodia - 26/06/2009
i ragazzi di via panisperna

All’interno del festival – Milano Scienza Milano Mondo – la platea del Cinema Gnomo di via Lanzone ha potuto recentemente riscoprire “I ragazzi di via Panisperna”. Un intervento del professor Pasquale Tucci, ordinario di Storia della Fisica presso l’Università degli Studi di Milano, ha introdotto il pubblico ad una pagina di Italia da non dimenticare.

Ma chi sono questi ragazzi?
I Ragazzi di via Panisperna – Franco Rasetti, Edoardo Amaldi, Emilio Segrè, Oscar D’Agostino, Bruno Pontecorvo e Ettore Majorana – sono un gruppo di giovani del Regio istituto di fisica dell’Università di Roma, ubicato negli anni Trenta proprio in via Panisperna. Sono i ragazzi che collaborarono con Enrico Fermi, sono il gruppo di ricerca che portò alla scoperta nel 1934 delle proprietà dei neutroni lenti, scoperta che segnò l’avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare e della bomba atomica. Vero artefice del gruppo fu Orso Mario Corbino, direttore dell’istituto di Fisica, senatore e ministro della pubblica istruzione, oltre che autore di ricerche nel campo della magneto-ottica. Questo team, tutto italiano, si formò in uno dei periodi di maggior fermento per la fisica. Infatti, se prima degli anni Trenta, la reputazione italiana era profondamente “depressa” nei confronti della comunità internazionale, la svolta coincise con la nascita della scuola di Roma, periodo caratterizzato dallo sviluppo delle nuove teorie alla base della scienza moderna, la meccanica quantistica, la fisica atomica e la teoria della relatività ed in particolare la scoperta, ad opera dei fisici Joliot e Curie, del fenomeno della radioattività artificiale.

la locandina del film di amelioI Ragazzi di via Panisperna è anche un film del 1988, per la regia di Gianni Amelio. Un’affascinante pellicola dedicata alla storia vera, ambientata negli anni Trenta, del noto gruppo di ragazzi, appassionati di fisica e matematica, che ruota attorno alla figura di Fermi. Un’immagine molto realistica e poco romantica della ricerca scientifica, che esce dallo stereotipo del genio isolato, sottolineando il ruolo del leader e della forza del lavoro di squadra, distinta dalle (ancora attuali) difficoltà di trovare i finanziamenti, coltivare il gruppo e avvalorare i propri progetti. Il pathos caratterizza il racconto, focalizzato a trasmettere l’immagine privata di questi giovani, fatta di entusiasmi, paure ed ansie. Il susseguirsi emozionante delle vicende è interpretato da un cast di attori degni di nota tra i quali spuntano, tra i tanti, una giovane studentessa-Sabrina Guzzanti, una dolce e comprensiva Laura Capon-Laura Morante ed un carismatico Ettore Fermi-Ennio Fantastichini.
Film colmo di rimandi impliciti ( per esempio i “ragazzi” si chiamano soltanto con il nome proprio – Enrico, Ettore, Franco, Emilio, Edoardo), il nucleo della messa in scena è nel rapporto di Ettore (Majorana), ribelle genio della matematica, con il fisico Enrico (Fermi) in cui cerca un padre ideale/fratello maggiore.

Sulla figura storica di Ettore Majorana vale la pena spendere qualche riga: mente ed elemento di destabilizzazione della ricerca scientifica, fu il primo a crearsi un dilemma etico, un tormento interiore sui risvolti dell’uso del nucleare. Majorana, diventato famoso in seguito alla sua misteriosa scomparsa, caso tuttora irrisolto, era considerato un genio, un fuoriclasse della matematica che risolveva in pochi minuti operazioni ardue anche per un altro genio come Fermi. L’ipotesi del suicidio non ha mai trovato conferma, ma sembra che dietro alla scomparsa nel nulla di Ettore ci possa essere stata la consapevolezza che le scoperte del gruppo, nelle mani sbagliate, avrebbero potuto essere potenti armi di distruzione.

majoranaIl 1938, anno della scomparsa del giovane matematico, segna la fine del gruppo, alla quale concorrono sia il nefasto quadro politico sia la promulgazione in Italia delle cosiddette leggi razziali fasciste, che colpiscono direttamente la moglie di Fermi, l’ebrea Laura Capon. E’ nel 1938 che Fermi si reca a Stoccolma per ricevere il premio Nobel per la Fisica per poi trasferirsi negli Stati Uniti, dove inizierà lo studio della fissione, che porterà all’entrata in funzione del primo reattore nucleare a fissione a Chicago. Poco prima Fermi aveva dato la sua adesione al progetto Manhattan, per l’utilizzazione bellica dell’energia nucleare.
La maggior parte dei “ragazzi” emigrò all’estero. Del gruppo rimasero in Italia Amaldi, che fu poi l’artefice della ricostruzione della fisica italiana nel dopoguerra e fra i fondatori dell’INFN (Istituto Nazionale per la Fisica Nucleare) e del CERN (Centro Europeo di Ricerche Nucleari) di Ginevra.

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