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Il Capezzale della nonna malata

di Il Duca Nicio - 16/07/2009
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Un uomo dopo tanti anni diviene vecchio. Il suo corpo, la sua mente divengono vecchi, spesso non vanno più in sintonia tra loro, scoordinati come gli orologi delle strade di Roma, segnano tempi diversi: la mente a volte è giovane, svelta, acuta, chiusa in un corpo debilitato dagli anni. Altre volte è il corpo a funzionare meravigliosamente nonostante le rughe, ma la mente non riesce a stargli al passo, disattivandosi pian piano. Sono due aspetti della vita, due aspetti che hanno come ultimo passaggio la morte. È un cerchio dal quale non si può sfuggire. Spesso la dissociazione tra mente e corpo è un periodo breve, un veloce soffio sulla fiammella della vita. Ma può anche accadere che il povero anziano vada avanti tanti anni in condizione di asincronia, spegnendosi lentamente.

La Democrazia in Italia è come un vecchio in una lunga ed agonizzante parabola discendente, in fase di spegnimento della sua fioca fiamma. La sua struttura, il suo fisico, sono antichi, debilitati dalla corruzione e dal malgoverno, dagli scandali, dalla grande malattia del Ventennio e dall’altrettanto grande malattia della DC; un intervento al cuore che da Prima Repubblica ha portato alla Seconda Repubblica, mettendone in cantiere e gettando le basi per una Terza. Brutte influenze debilitanti come il terrorismo rosso e nero, virus misteriosi come Ustica, rotture di ossa come Tangentopoli; sono avvenimenti che segnano in negativo la vita dell’anziana Democrazia. Una Democrazia rugosa come le facce di chi fa parte dell’ossatura della stessa, contribuendo al procrastinare della sua esistenza; la sua mente è afflitta da demenza senile, i ragionamenti che fa la nostra Democrazia sono frutto di dogmi antichi e paradossali, più che di logiche, di abitudini radicate nella sua sprezzante e quasi spensierata gioventù risorgimentale; la Democrazia subisce un accanimento terapeutico da parte di medici, studiosi, sapienti della politica, i quali continuano a aleggiare attorno al suo letto di morte, somministrando questa o quella riforma nella speranza che Democrazia si possa riprendere, possa tornare giovane.

La Democrazia in Italia è la Neverland jacksoniana de Noantri.

Chirurghi plastici che cercano di modellarne le fattezze per levarle qualche anno, consulenti d’immagine che ne suggeriscono abbigliamento e cosmetica. Iniezioni di fittizia tecnologia che stanno martoriando le gambe e le chiappe della nostra Democrazia. Un Vaticano che strenuamente si oppone alla sua eutanasia, al termine delle sue innumerevoli sofferenze.

È una Democrazia malata ed impoverita dalla sua stessa storia passata, che sembra non avere imparato mai: i democristiani continuano a maneggiare i segreti del suo testamento e gli scheletri nel suo armadio, i fascisti continuano, in camicia nera e tricolore, a piantonare l’uscio della camera ardente dove Democrazia si trova, i corruttori continuano a pagare i falsi medici corrotti che emanano riforme come somministrando flebo zuccherine nelle braccia di Democrazia. Chi nella grande famiglia parla della malattia terminale di cui soffre l’anziana viene zittito dai medici stessi. Chi si avvicina al capezzale sussurrando all’orecchio di Democrazia: “lasciati andare, lasciati andare”, frasi dette per amore di Democrazia stessa, viene bollato come irresponsabile.

Così in Italia agonizza la Democrazia, moribonda. I tentativi che si fanno per non lasciarla morire, per non lasciare che a guidare il Paese siano i giovani nipoti di Democrazia, chi davvero ha energia nuova per risollevare l’intera famiglia dal torpore dovuto al dolore per lo stato di salute della matriarca. Per mantenere il potere sulle decisioni di Democrazia, per mantenere la sedia all’interno della sua stanza di morte e per mantenere fasulli buoni rapporti con tutti gli avvoltoi che da decenni aleggiano al suo capezzale, la si mantiene in vita, modificando qua e là gli strumenti che aiutano la sopravvivenza di questa vecchia bacucca decrepita. Tramando spesso nell’ombra della stanza. Addirittura si sta tentando di giocare nuovamente la carta “giovinezza primavera di bellezza”.

Questo accanimento terapeutico porta all’imbarbarimento delle persone e degli organi interni alla Democrazia: magistrati che dovrebbero essere super partes e totalmente indipendenti che invitano a cena politici coinvolti direttamente in una decisione che le suddette toghe debbono prendere, messa a tacere dei mezzi di informazione “controversi”, qualunque essi siano, come un vero e proprio regime (come avviene ad esempio in Cina o in Iran), controllo completo (proprietà) di tutti gli altri. Minacce, neppure velate, a chi espone verità effettive (o tesi alternative che dir si voglia), come è l’”avvertimento a scopo preventivo” sotto forma di nota ufficiale della Presidenza del Consiglio. Una definizione in pieno stile “Goodfellas”, il prossimo passo: una testa di cavallo nel letto di Murdoch e una in quello di Scalfari.
Si attacca chi esprime sdegno e sgomento per le decisioni sbagliate dei poteri considerati intoccabili, della politica: così chi manifesta perplessità o contrarietà al Presidente della Repubblica viene attaccato da ogni parte; si dimentica che non è il titolo che dà l’infallibilità, né tantomeno (e soprattutto) l’immunità dalle critiche. Perché è la critica che costruisce progresso, non l’apprezzamento a prescindere.
Stupisce un’opposizione che non esiste, alle prese con la nomina di un qualche Matusalemme al timone del canotto bucato chiamato PD.
Non stupisce invece una maggioranza che accentra sempre più il potere nelle mani dei suoi gerarchi che odorano di Acquavelva.
Stupisce qualcuno (i non italiani) che si possa guidare la politica ed il Paese e parlare di morale basando se stessi, il proprio lavoro e la propria vita privata su bugie, soldi sporchi, leggi ad personam, poteri occulti e processi giudiziari screditati.
Stupisce me sentire il monito di Napolitano al leader cinese Hu in riferimento allo spregio che la Repubblica Cinese fa dei diritti umani; con quale coraggio il Presidente della Repubblica parla di diritti umani ai cinesi, quando egli stesso vive in un paese dove la legge non è uguale per tutti e dove questi stessi diritti non sono rispettati (esseri umani respinti alle frontiere piuttosto che accolti, bollati come criminali invece che come rifugiati, cittadini italiani pestati dalle divise impunite, lavoro nero e anti-sicurezza, diritto all’informazione a rischio e spesso negato, mancanza totale di una legge in termini di fine vita degli ammalati, etc.)?

Stupisce il silenzio assordante attorno a tutto questo, stupisce l’incrinarsi della Democrazia martoriata, sotto il peso delle “cure” cui la stanno sottoponendo per mantenerla in vita, tenendo stretti i loro immeritati diritti di uomini loschi e meschini, avidi di potere, immagine e denaro. Se la Democrazia, la vecchia Democrazia, muore la Casta morirà con lei, lasciando spazio alle energie e alle idee nuove di progresso. È quello che provarono a fare in piazza Tienanmenn. È quello che urlano i giovani iraniani da anni. È quello che combattono i giovani che ogni giorno lavorano affrontando una crisi che non gli appartiene. È quello che i movimenti altermondisti (cioè desiderosi di un miglior mondo in cui vivere) urlano da anni nonostante i pestaggi di Goteborg, Genova, Londra, Seattle, Praga, Tokio…è quello che la politica sta cercando da sempre di soffocare.

Il ceppo è bruciato, ma c’è chi ancora pensa di poter raccogliere mele dai rami.

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