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Rock e punte al Teatro alla Scala di Milano

di Sara Prandoni - 22/07/2009
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Dopo la Serata Petit dello scorso settembre, che ha celebrato il grande coreografo attraverso tre suoi capolavori assoluti, il Balletto del Teatro alla Scala di Milano ha presentato per la prima volta, dal 29 giugno al 10 luglio, un altro titolo “cult” del maître francese, Pink Floyd Ballet.
Negli oltre trent’anni trascorsi dal debutto del 1972 (che vide protagonista niente meno che la rock band inglese a suonare dal vivo), il balletto ha subito diversi rimaneggiamenti ed ampliamenti arrivando ad abbracciare 13 tra i maggiori successi del gruppo.
Visionario allora, oggi forse più nelle corde di un pubblico maggiormente abituato a contaminazioni tra linguaggi differenti, Pink Floyd Ballet non delude chi cerca atmosfere coinvolgenti, complice un ambiente sonoro e visivo fatto di stroboscopie, laser e proiezioni, sviluppato dallo stesso Petit e realizzato da Jean-Michel Désiré, che “veste” ogni brano dell’abito più adatto: dalla sublimità del delicato duetto di Hey you, alle note più virili e grintose suggerite da Run like Hell, sino ad alle atmosfere suggestive di Echoes.
Le coreografie di Petit, che reinterpretano in chiave moderna la più accademica tecnica classica, cominciano oggi a sentire il peso degli anni e a stupire meno, nutrendosi dell’energia musicale che regge (e a tratti sorregge) il balletto. A parte pink3qualche unisono mancato nelle scene corali, è comunque innegabile lo sfoggio di bravura dei solisti Gilda Gelati, Mick Zeni, Alessandro Grillo, Emanuela Montanari, Antonino Sutera, Riccardo Massimi e Maurizio Licita, che valgono dieci minuti di applausi finali e un bis (Echoes) ritmato dal battimani del pubblico.
Molto si deve alla musica per il successo di un balletto che ha appena concluso (il 16 luglio) la sua tournee italiana, ma il Teatro completamente esaurito decreta l’apprezzamento e il desiderio da parte del pubblico per opere che vanno oltre la più solida tradizione classica.

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