Piccole Recensioni Estive – La grande guerra / Kamikazen / Guido che sfidò le Brigate Rosse
di Mauro Mondello - 28/07/2009
Come sempre d’estate, il cinema chiude i battenti.
Ecco quindi uno spazio diverso, una serie di piccole recensioni sparse e sconnesse su film d’ogni epoca, genere e stile, uniti dal solo filo conduttore di un loro passaggio recente in qualche televisiva nottata estiva.
La grande guerra – di Mario Monicelli / 1959
Il conflitto mondiale visto con gli occhi del vero. Un film meraviglioso, unico nel nostro cinema, forse talvolta anche sottovalutato. La poesia, il verismo, la ricostruzione storica e sociale dell’epoca, sono tre elementi, fra quelli basicamente considerati, che fanno di questo lavoro di Monicelli un’opera fondamentale del cinema italiano, un affresco nitido e coinvolgente che ci spiega, davvero, cosa significò la Prima Guerra Mondiale per il nostro paese: un disastro premeditato.
Alberto Sordi ruba la scena ad un comunque splendido Vittorio Gassman, regalando un’interpretazione che prim’ancora che sorprendere, per stile e caratterizzazione, commuove in modo semplice, straniante.
La grande guerra andrebbe proiettato in tutte le scuole superiori, per trasmettere, con mezzi diretti ed efficaci, il senso civile di uno degli eventi storici socialmente più importanti per la nostra nazione.
Kamikazen – Ultima notte a Milano – di Gabriele Salvatores / 1987
Il secondo film di Salvatores, ovviamente trasmesso alle 4 di notte da Italia 1 in un caldissimo mercoledì di luglio. Vi sono molte pecche, probabilmente, in questo lavoro, però è facile rimanere affascinati da una costruzione dei personaggi persi a metà fra il beat ed il bohemienne, comici in cerca di fortuna che stanno preparando uno spettacolo al quale dovrebbe assistere un autore del Drive-In, allora mitico programma Fininvest, in cerca di nuovi talenti.
Le luci notturne di una Milano fine anni’80 rimandano ad atmosfere “berlinesi”, intense, piacevoli, in qualche modo “sorelle” della narrativa postmoderna statunitense (Ellis, McInerney).
Paolo Rossi è un loser fantastico ed i suoi duetti con Silvio Orlando fanno sorridere con malinconia, sottolineando, lontanto dal qualunquismo, incolmabili ditanze sociali.
Guido che sfidò le Brigate Rosse – di Giuseppe Ferrara / 2007
Guido Rossa era un sindacalista. Credeva negli ideali comunisti, amava la montagna. Poi però decise di denunciare un collega operaio che distribuiva volantini brigatisti, e si scoprì isolato, schiacciato fra i compagni impauriti per le possibili ritorsioni e q
uelli convinti che in fondo le Brigate Rosse fossero solo “compagni che sbagliano”.
Pagò la sua scelta con la vita.
Giuseppe Ferrara non costruisce un film di eccelsa qualità, si lascia anzi andare ad una narrazione che nello stile ricalca fedelmente quella stitichezza autoriale tipica dei progetti girati per il pubblico televisivo.
C’è però da dire che da questo andamento il film trae anche un indiscutibile giovamento logico, espresso da una ricostruzione fattuale di perfetta linearità: semplice, asciutta, diretta, facile.
A conti fatti Ferrara centra dunque, almeno, l’obiettivo minimo.
Bravo Massimo Ghini, un pò meno Anna Galiena, eccessiva e teatrale. Peccato per la punitiva collocazione che il palinsesto Rai, nonostante la Prima Visione, gli riserva: senza spot d’annuncio, in un anonimo martedì notte di luglio.