Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee
di Giuliana Altamura - 07/09/2009
Le potenzialità espressive della lingua araba, musicale e ricca di ambiguità, hanno eletto sin da epoca pre-islamica la poesia come loro genere letterario per eccellenza. Fu una donna vissuta 4300 anni fa, la sacerdotessa sumera Enheduanna, a rompere per la prima volta gli schemi tradizionali utilizzando nei suoi versi la narrazione in prima persona e affermando con autorità la propria sensibilità femminile. Ed è appunto il modello di Enheduanna, accanto a quello della terribile e mitologica Lilith, che la curatrice della raccolta, Valentina Colombo, propone come punto di riferimento per comprendere la forza e la sensualità dei versi delle poetesse arabe contemporanee presenti nell’antologia. Negli anni Quaranta del Novecento – ricorda nella sua prefazione la Colombo – fu ancora una volta una donna, l’irachena Nazik al-Mala’ika, a ribellarsi a una tradizione poetica costretta in determinati schemi metrico-formali, per affermare con decisione la rivoluzione del verso libero. La Mala’ika, come molte delle autrici presenti in Non ho peccato abbastanza, ha saputo lottare non soltanto per la libertà dell’espressione poetica, ma soprattutto – dal momento che le due battaglie sono tutt’altro che divergenti – per l’emancipazione sociale e culturale delle donne.
Sarebbe tuttavia sbagliato ignorare la multiforme complessità dell’opera delle ventinove poetesse presentate nell’antologia, al di là della medesima derivazione culturale: ciascuna di loro proviene da un paese differente – dal Marocco all’Iraq, dalla Siria allo Yemen –, ma soprattutto possiede una voce differente, un proprio immaginario, una propria ritmica, un proprio stile. La libanese Joumana Haddad rilegge la figura demoniaca e sensuale di Lilith in un’esaltazione del potere femminile capace di risolvere in sé ogni antinomia. I suoi versi sprigionano nel loro fascino lunare la forza di una parola che canta la propria libertà: «Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà / fosse una loro concessione / e ringraziassi e obbedissi. / Ma io sono libera prima e dopo di loro / […] La mia prigione è la mia volontà!». La siriana Maram al-Masri esplora i territori proibiti del desiderio, i dolori e le gioie dell’amore e i piaceri inconfessabili del corpo, ribaltando il gioco dei ruoli che la società impone («La donna confessò: Sì / l’ho divorato / ero affamata come un uomo… / E come un uomo / ho scagliato su di lui il mio desiderio / rilucente di virilità»). La poesia della kuwaitiana Saadiyya al-Mufarrih è pregna invece di un amaro senso di solitudine che la vede camminare «solo su strade secondarie», affollate da chi non può comprenderla. Dunya Mikhail, erede poetica di Mala’ika, tratta con dolorosa ironia l’orrore della guerra, capace di disperdere persone «che solo l’assenza riunisce»: «staremo dietro i vetri / dalla fine alla fine?». In Arabia Saudita la produzione di Fawziyya Abu Khalid è stata assolutamente rivoluzionaria per l’utilizzo di un linguaggio esplicito e la forte presa di posizione nei confronti di una tirannica società maschile. Nelle poesie selezionate è molto forte il suo desiderio di prendere le distanze dalla difficile eredità della propria tradizione culturale; tuttavia il cordone ombelicale, titolo di un componimento, non può essere rotto: per quanto possa allontanarsi, quella «corda di sabbia» che la madre «portò dal deserto» non potrà mai spezzarsi. Zhabiya Khamis – per concludere questa rapida e affatto esaustiva presentazione di alcune fra le più significative delle voci presenti – ha scritto del linguaggio segreto con cui il corpo di una donna sa esprimere i suoi più carnali desideri. Khamis, degli Emirati Arabi Uniti, è stata in carcere cinque mesi senza processo per i suoi scritti, subito dopo banditi.
La passione, la rabbia, la violenza, ma anche l’amore e il desiderio che emergono dalle composizioni raccolte, testimoniano la ricchezza inaudita e la necessità intrinseca di auto-affermazione del mondo arabo femminile, misterioso come la luna e ardente come il fuoco.
Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee
A cura di Valentina Colombo
Mondadori, Milano 2007 (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 527)