Giovanni Montanaro, Le conseguenze
di Giuliana Altamura - 29/09/2009
«In ogni vita c’è almeno un momento in cui le cose potevano andare diversamente. E ognuno, prima o poi, lo rivive e tenta di modificarlo, di cancellare il passato». Tuttavia è impossibile sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni, e questo non sempre è un male: finché il futuro sarà disposto ad accoglierci, diversi da come eravamo e al contempo figli dei nostri stessi errori, ci verrà sempre offerta una seconda possibilità, l’opportunità di trovare quell’identità nuova che definitivamente ci inveri e che da sempre cercavamo.
Le conseguenze – secondo romanzo di Giovanni Montanaro, conferma della sua indiscussa capacità e maturità narrativa – è certo una meditazione sul peso delle proprie scelte, ma rappresenta soprattutto una riflessione sull’identità dell’uomo, sulla sua conquista e su ciò che può determinarla. Come fu per la prima prova del giovane scrittore, l’opera alterna brevi capitoli ricchi di suspance in cui una struttura sapientemente costruita consente lo snodarsi di storie differenti, ambientate in secoli diversi e raccontate da più punti di vista: da una parte la vicenda di Leo Kamp, falsificatore di documenti nella Berlino Est prima della caduta del Muro, che si trova ad accettare un ultimo, fatale incarico per aiutare a fuggire un uomo e una donna che non era mai stato in grado di dimenticare; dall’altra la storia del pittore Vincent des Jours, nella Parigi delle lotte religiose di fine Cinquecento, e del suo amore impossibile che la Storia non gli ha permesso di vivere. A unire i due archi narrativi, al di là del saldo nucleo tematico, un dipinto sopravvissuto al tempo e a tutte le sue conseguenze: l’immagine – nel duplice senso di ritratto e di simbolo – di colui che ha dovuto dare la propria vita per poter infine apprendere il segreto dell’amore e ritrovarvi se stesso.
La stessa ricerca di una propria identità – sofferta attraverso regimi, persecuzioni, attraverso le proprie colpe e quelle di chi li ha preceduti – accomuna tutti i protagonisti del libro. Leo Kamp ama vestire i panni del demiurgo e costruire una vita nuova, una nuova personalità, un diverso modo di comportarsi e di affrontare la vita per chiunque si rivolga a lui. E il destino vorrà – perché in fondo sembra essere nel destino ultimo di ciascuno che la causalità trova una sorta di sistemazione che giustifichi la necessità delle cose – che Leo stesso si ritrovi a vestire i panni di qualcun altro, per poter infine scoprire in sé la forza di ricominciare al fianco di chi ama. Iren, la donna che Kamp aiuta a scappare da Berlino, ha da tempo perso le coordinate della propria esistenza: è fuggita da un padre che non l’amava per trovarsi nuovamente a fuggire con un uomo che non l’ama, e finire così col sentirsi in colpa per tutto ciò che le è stato negato. Penserà di farla finita davanti al suo riflesso che non sarà più in grado di riconoscere, ma allo stesso modo – proprio davanti a uno specchio e al fianco di un uomo pieno di paure come lei – imparerà lentamente a prendere coscienza di se stessa. E Giulia, anello finale di questa catena umana di tremori e speranze perdute nella Storia, finalmente ritroverà la sua, che poco avrà a che fare con chi l’ha preceduta, ma molto invece con le decisioni che sarà in grado di prendere per il suo futuro.
Montanaro torna a stupire con un romanzo colto, ben costruito, storicamente documentato, che coniuga un’apparente semplicità di scrittura con una sensibilità profonda per le vicende dell’animo umano, proponendo una nuova riflessione sul senso del tempo, delle relazioni, delle nostre azioni, ma soprattutto sulla possibilità di riscatto per chi diviene capace di assumere su di sé la consapevolezza e il peso delle conseguenze.
G. Montanaro, Le conseguenze
Marsilio Editori, Venezia 2009 (Marsilio X)