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“Lo spazio bianco” di Francesca Comencini

di Riccardo Mazzucchelli - 15/10/2009
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“Il fatto che mia figlia Irene stava morendo, o stava nascendo, non ho capito bene…
Io non sono buona ad aspettare. Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita”

Questa una delle frasi chiave del film, che determinano il carattere della protagonista Maria (Margherita Buy) e che ci rivela ciò su cui fa perno l’intera pellicola. La staticità dell’attesa, l’immobilità degli eventi, la logorante indecisione sul proprio futuro fanno stare tutti appesi, come nuvole in un quadro di Magritte. La ruota degli eventi gira e scorre sui binari della quotidianità quando all’improvviso qualcosa le fa cambiare velocità e direzione. La nascita di una figlia inaspettata, ma ugualmente desiderata, forse addirittura segretamente agognata, sconvolge la vita di Maria. Tuttavia, i nuovi binari sembrano far incagliare il nuovo flusso di eventi quando la bimba nasce prematuramente. Maria, quindi, non è più incinta ma aspetta: aspetta che sua figlia nasca veramente. O muoia.

Decisamente da vedere domani stesso, giorno in cui uscirà nelle sale. ‘Lo spazio bianco’ è un opera cinematografica emozionante, coinvolgente, appassionante ed equilibrata. Si narra una storia che contiene mille specchi della vita di una persona e tratta una realtà forse non fondamentale, ma sicuramente importantissima e a volte dimenticata: la realtà delle madri ’sospese’, che attendono, cioè, che il proprio figlio o figlia riesca ad affrontare la prova dell’incubatrice.

Lo-spazio-bianco-Margherita-Buy-Salvatore-Cantalupo-Antonia-Truppo-Gaetano-Bruno-19_midLa storia si svolge a Napoli, una città che imprime i suoi tempi e i suoi spazi tanto da diventare un altro personaggio del film: le estreme periferie, gli estremi centri, la quotidianità narrata dai volti dei suoi abitanti. Tutti questi elementi interagiscono con Maria per darle una forma nuova, poiché ciò che era è stato stravolto dagli eventi della gestazione interrotta prematuramente ed è Napoli (e chi ci vive) a restituirle la forza per staccarsi dall’incubatrice che tiene in vita Irene. Le interpretazioni sono meravigliose e c’è da fare un grande elogio al casting. Mi hanno particolarmente colpito e affascinato le interpretazioni di Maria Pajato (la magistrata con fin troppi richiami alla Boccassini), Salvatore Cantalupo, Antonia Truppo e Giovanni Ludeno. Non c’è altro da dire se non ribadire la necessità di recarsi al cinema.

In realtà, altro da dire ci sarebbe: all’anteprima di Roma, svoltasi alla Casa del Cinema di Villa Borghese, è stato consegnato a Francesca Comencini il premio Gianni Astrei, da parte di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. Vorrei rendere pubblico, con il consenso della regista, la risposta della stessa alle motivazioni che hanno convinto la giuria del Fiuggi Family Festival di assegnarle il premio di cui sopra. Questa scelta da me fatta vuole sottolineare come sia importante la laicità delle leggi e come questa laicità non costringa la fede personale in nessun modo. Ecco, di seguito, le motivazioni del premio di Carlo Casini e della vedova di Gianni Astrei:

Lo-spazio-bianco-Margherita-Buy-Salvatore-Cantalupo-Antonia-Truppo-Gaetano-Bruno-23_mid“Il film merita grande apprezzamento perché con l’efficacia di un linguaggio artistico coinvolgente racconta una vicenda vera, che tante giovani donne si trovano a dover affrontare con una certa frequenza. Il film propone chiaramente il valore della maternità, il coraggio del genio femminile, il significato della vita nascente come la novità che riempie il vuoto e come freccia di speranza lanciata verso un nuovo futuro. Il linguaggio, assolutamente laico del film e la stessa personalità della regista provano la natura semplicemente umana dei valori proposti. Il film costituisce, dunque, auspicabilmente, una opportunità di dialogo tra credenti e non credenti, tra la meditazione moderna della condizione femminile e l’altrettanto moderna contemplazione della vita umana nel momento della sua estrema debolezza, al suo primo comparire nell’esistenza. Anche per questo merita il premio ‘Gianni Astrei’ promosso dal Fiuggi Family Festival e dal Movimento per la vita italiano.”

Carlo Casini

“Dall’attesa, dal dolore e dal senso trovato in entrambi scaturisce la libertà di fare spazio all’altro, nasce il desiderio dell’altro non per fini strumentali ma per l’altro in sé. Finalmente la morsa cupa della solitudine profonda che attanaglia la protagonista e gran parte degli altri personaggi si allenta, lascia spazio ad un nome atavico e portatore di speranza per l’umanità, un nome che àncora le proprie radici e invita a guardare assieme al futuro: Irene( dal greco eiréne pace, ndr). La compagnia della propria vita, ricercata assiduamente anche se talora inconsapevolmente da molti personaggi, avvicinata per breve ma significativo tempo in incontri effimeri che comunque fanno brillare nuovamente la voglia di vivere, viene raggiunta paradossalmente facendosi compagnia per l’altro, soprattutto per chi, piccolissimo è più grande del resto del mondo, è totalmente dipendente ma ha nella sua speranza di vita la possibilità di gioia di chi tra le mani lo raccoglie.”

Vedova di Gianni Astrei

A queste motivazioni, la regista, madre, donna e credente Francesca Comencini ha così parlato nel momento della consegna del premio:

5285“Sono molto felice che il mio film ‘Lo spazio bianco’ sia stato apprezzato dalla giuria del premio pro life e soprattutto mi hanno molto colpito le motivazioni con le quali il premio è accompagnato. In esse si auspica un dialogo tra diverse sensibilità intorno al tema della vita e, accettando l’invito, vorrei esprimere brevemente il mio punto di vista.
Il mio film narra una storia personale e non ambisce ad essere un messaggio né una bandiera.
In quanto alla mia posizione personale, io credo che la legge 194 vada difesa, che le donne debbano avere la possibilità di interrompere una gravidanza che fosse indesiderata per motivi che appartengono solo alla loro coscienza. Vorrei che potessero farlo nelle condizioni più dignitose possibili. Vorrei che la diffusione della pillola del giorno dopo fosse autorizzata e facilitata il più possibile. Vorrei che mia figlia, o tutte le sue coetanee, potessero avere accesso alla pillola anticoncezionale o alla pillola del giorno dopo, o, nel caso di gravidanza non desiderata, potessero interromperla. Non credo che le donne che interrompono volontariamente una gravidanza siano delle assassine. So quanta sofferenza provoca in loro questa visione. Sono per la vita anch’io, ma attraverso un percorso opposto a quello del movimento che mi onora di questo premio. Radicalmente opposto. Nell’intelletto ma anche nell’intimo della memoria del mio corpo. Non è contro le donne che si milita per la vita. Le donne sono le guardiane della vita. Le donne e la loro libertà.
Io, contrariamente a quanto le parole contenute nella motivazione del premio lasciano pensare, sono credente, di religione Valdese. La fede e l’impegno morale che ne deriva secondo la mia coscienza sono sempre presenti nei miei film, da “Carlo Giuliani, ragazzo” a “Mi piace lavorare, mobbing”, che è stato premiato dalla giuria ecumenica al festival di Berlino. La laicità non ha niente a che vedere con la fede, secondo me. Così come i valori della vita appartengono all’umanità e non agli schieramenti, anche la fede in Dio appartiene all’umanità e non è monopolio di nessuno schieramento, né contraddittoria con una battaglia civile per una normativa laica sulla libertà di scelta delle persone per quanto riguarda la loro vita e la loro morte.
Infine, un ultimo accenno sul concetto di famiglia. Sono una madre single e cresco da sola tre figli, avuti da due padri diversi. La mia famiglia non è quella che viene difesa nelle piazze dei family day. Eppure non credo che si possa trovare un luogo spirituale come la mia famiglia, dove circoli un senso di appartenenza e di amore più forte e assoluto, e non accetterò mai che la mia famiglia venga considerata famiglia di serie b. Molti dei miei amici sono gay e lesbiche e formano, a volte contro tutti, famiglie meravigliose e amorevoli: nessuno si può permettere di ferirne la dignità o di decretarne l’esclusione dal girone dei fedeli. La fede non è appannaggio di un genere né di un orientamento sessuale.
Sono argomenti dolorosi e privati quelli sui quali milita il movimento per la vita. Io mi limito a viverli ogni giorno, senza dare lezioni a nessuno. Il movimento per la vita non è solo una formazione spirituale, è un esercito che combatte, seppure pacificamente, una battaglia che non è la mia. Eppure siamo entrambi dalla parte della vita. Che questo sia occasione di riflessione per tutti noi.

Grazie”

Francesca Comencini

A questo punto, guardate il trailer e organizzatevi per una serata emozionante con questo stupendo film!

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