Bastardi senza gloria – di Quentin Tarantino
di Mauro Mondello - 03/11/2009
Durante il primo anno dell’occupazione tedesca del territorio francese s’intrecciano i tentativi di ribellione di una giovane scampata per miracolo alla furia antisemita nazista e di un gruppo di ebrei americani specializzati nell’eliminazione spettacolare di soldati teutonici.
A contrastarli la sarcastica e terribile lucidità del colonnello delle SS Hans Landa, terrore degli ebrei di tutta Europa.
Bastardi senza gloria è il film che riporta Tarantino nell’olimpo dei grandi registi del nostro tempo, qualora ce ne fossimmo dimenticati.
Dopo il passaggio volutamente andato a vuoto di Grindhouse eccoci infatti qui ad ammirare la straordinaria intensità di una pellicola che ha innanzitutto il merito di praticare un cinema “ampio”, a tutto campo, dove si spazia fra generi, culture e citazioni miste, nel quale ci si confronta con un cast a prima vista improbabile e che invece, alla fine, risulta praticamente perfetto.
Certo, come al solito Tarantino gioca spesso ad autocompiacersi della sua bravura, ma in fondo è forse questo l’unico neo di un film che comunque emoziona ed affascina.
La rivisitazione tarantiniana della Storia è geniale, così come i richiami al cinema di Sergio Leone e l’omaggio dichiarato ad Ernst Lubitsch.
La costruzione dei personaggi, marchio di fabbrica nel cinema del regista statunitense, costituiscono il vero segreto di Bastardi senza gloria, la cifra nascosta della sua natura. La profondità, l’attenzione quasi maniacale posta nella loro definizione, è funzionale infatti ad un tratteggio che ci trasporta in un universo diabolico e sognante.
In tal senso basta accennare a Christoph Waltz, attore austriaco praticamente sconosciuto in Europa (in Italia l’abbiamo visto in qualche episodio del Commissario Rex…) scovato chissà dove, qui autore di una prova eccezionale, nei panni del colonnello Landa.
Nel caso di pellicole come Bastardi senza gloria non c’è poi troppo da scrivere. O meglio, ce ne sarebbe, ma non serve. Si tratta infatti di un bel film, che poi possa piacere o meno è relativo, ma è incontestabile la forza con cui Tarantino ci trasmette tutta la sua smisurata passione per il mondo del cinema, provando a trascinarci, prigioniero di una sincerità innata, nel suo incontenibile pianeta creativo.