Emilio Longoni 2 collezioni
di Marcella Conte - 07/11/2009
Dal 21 ottobre 2009 al 31 gennaio 2010 la Galleria d’Arte Moderna di Milano ospita la mostra Emilio Longoni 2 collezioni, in occasione dei 150 anni dalla nascita dell’artista barlassinese.
L’esposizione, curata da Giovanna Ginex, presenta ventitré opere, otto di proprietà della GAM, quindici appartenenti alla Banca di Credito Cooperativo di Barlassina.
Un allestimento perfetto, curato da Fabio Fornasari, ci guida attraverso l’intera esperienza artistica di Longoni: due sentieri, che si snodano all’esterno e all’interno di una stanza di cristallo, ripercorrono successivi periodi della vita del pittore.
Camminando attorno alla sala, possiamo ammirare le opere eseguite per la borghesia milanese negli anni ottanta dell’ Ottocento -le nature morte intrise di realismo, i pastelli e i dolcissimi ritratti- ma anche L’oratore dello sciopero, eseguito nel 1890-91 per la prima Triennale di Brera. Di grandissimo impatto e forza comunicativa, questa tela è forse il più alto esempio dell’adesione di Longoni al binomio divisionismo/pittura sociale, condiviso da altri pittori attivi a Milano come Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Angelo Morbelli.
Addentrandoci poi nella stanza di cristallo, saliamo con Longoni sulle amate montagne , e ammiriamo i suoi paesaggi, soggetto prediletto dal maestro dalla fine dell’ Ottocento. Sono gli anni in cui la pittura di montagna si afferma come genere in tutta Europa, e in cui vengono inaugurate la Ferrovia Milano-Tirano e la Ferrovia del Bernina: nuovi scenari si aprono ai pittori, che sperimentano la pittura d’alta quota vivendo per settimane negli alpeggi. Se in Italia l’iniziatore del genere è Filippo Carcano, è senz’altro Longoni a svilupparne a pieno le potenzialità: il pittore vi si dedica sino alla fine della sua vita, nel novembre del 1932, trascorrendo mesi in alta montagna, protetto da una capanna di legno portatile che si era fatto costruire per non dover interrompere il lavoro in quota.
Nell’immergerci negli scenari longoniani ci perdiamo fra la quiete dei laghi e lo splendore del cielo terso: sembra quasi di percepire l’aria fredda e profumata che si respira in montagna prima di una nevicata.
I paesaggi di Longoni si fanno, col passare degli anni, sempre più evanescenti ed essenziali, immersi in un’atmosfera densa che sfuma i contorni e omogeneizza i colori. Immagini eterne ed interiori, senza figure né animali che con la loro presenza basterebbero a incrinare l’immobile perfezione di queste scenografie della natura.
“Qui ti senti come chiuso in un cerchio magico, identifichi il passato col presente, contempli lo spazio universale attraverso il prisma dell’ambiente spaziale immediatamente vicino e, infine, ti senti in uno stato gradevole, poiché per un istante sembra che ciò che v’è di più inafferrabile si sia fatto oggetto di contemplazione immediata” scriveva Goethe durante un suo soggiorno in Svizzera, nel 1797¹; ed è questa spiritualità che permea le tele di Emilio Longoni.
Grazie alla disponibilità della Banca di Barlassina, tutti i ventitré dipinti sono stati analizzati scientificamente e restaurati, trasformando la rassegna in un’occasione di studio sulla tecnica del maestro. I risultati delle analisi scientifiche non invasive, eseguite dal Centro Arti Visive dell’Università di Bergamo e coordinate da Giovanni Poldi, e dei restauri a cura di Giovanni Rossi, sono esposti nel percorso dell’esposizione nonché nello splendido catalogo edito da Skira.
- W. Goethe, Annalen, in M. Bachtin, L’autore e l’eroe. Teoria letteraria e scienze umane, Torino, Einaudi 1988, p.238