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“Orgasmo e Pregiudizio”. Tra comico e luogo comune

di Lucio Guadagno - 15/11/2009
orgasmoepregiudizio

Per un’inaspettata disdetta due amici (un uomo e una donna) si ritrovano a dormire insieme in una stanza di un motel di terz’ordine. Hanno smarrito le chiavi dell’auto (alla fine si scoprirà che è stata lei a nasconderle) e impossibilitati a proseguire avvertono i rispettivi “amanti” del cambio di programma. Orgasmo e pregiudizio, in scena al Teatro Libero di Milano dall’11 al 24 Novembre, che a detta degli autori non vuole assolutamente fare il verso alla più famosa opera letteraria di Jane Austen, si dispiega da questo punto in poi in un dialogo senza interruzioni di circa due ore tra “comico delle parole” e luoghi comuni. Più che un’analisi retorica della sessualità la rappresentazione non va oltre la leggerezza truistica del già detto o ascoltato, aspetto che in un certo senso favorisce anche la piacevolezza della fruizione. Diego Ruiz e Fiona Bettanini hanno un’ottima intesa, è ben chiaro che lavorano insieme da sempre (sono anche gli autori della commedia, giunta al decimo anno dalla sua prima messa in scena), dimostrando coerenza recitativa e buoni tempi comici, coadiuvati dalla cadenza dialettale romanesca che certamente non è una componente trascurabile ai fini della comicità e del conseguente “riso” degli spettatori. Che d’altronde hanno ben partecipato nel corso della recita entrando nei dialoghi e interagendo con gli attori stessi, condizione forse favorita dalla vicinanza della platea al palco, ma che non rende “omaggio” alla giusta autodeterminazione (autonomia) alla recita.

I due personaggi, per quanto simpatici, sono però due stereotipi: l’uomo sempre marpione che non perde tempo né occasione di spingere l’altra verso il compimento dell’atto sessuale, lei molto “distante” e dissuasiva lo tiene lontano e rifiuta ogni possibile “tentazione”. Per tale motivo la recita più che una commedia sembra assumere i connotati dello sketch televisivo, rapido nei tempi e nei dialoghi, senza interruzioni, giocato molto sui luoghi comuni e manchevole della reale riflessione “intellettuale” che invece dovrebbe favorire l’opera teatrale rispetto, appunto, alla immediatezza della rappresentazione “televisiva”.

Ma quest’aspetto, seppur importante, non impedisce ai due interpreti di intrattenere piacevolmente gli spettatori che per circa due quarti della recita hanno modo di ridervi e divertirsi. Durante la restante fase invece, soprattutto verso la parte finale, anche le battute appaiono un po’ “stiracchiate”, condizione assolutamente normale considerata la lunghezza e la mancanza di particolari colpi o cambi di scena, quindi di situazione e argomenti.

Parlando di sesso, a parte accezioni comunemente accettate quali: scopare, pippe o cazzo, nei dialoghi non sono presenti espressioni o parole particolarmente “scandalose”; il sesso viene approcciato, non tanto con un linguaggio tecnico, quanto piuttosto in modo “gentile”, “socialmente” corretto.

Lenny Bruce, un comico americano che ha riscosso un enorme successo tra gli anni ’50 e ’60, scrisse un libro dal titolo: “Come parlare sporco e influenzare la gente”, che dimostra come la forza del linguaggio anche quello definito “scurrile” è uno strumento espressivo efficace, a volte molto più del formalismo o del “socialmente accettato” poiché ha un’immediatezza maggiore; citando Woody Allen si potrebbe dire: in eros veritas non in vino…

Nella commedia di Ruiz e Bettanini c’è una battuta, forse ispirata, simile ad un concetto espresso da Lenny Bruce in un suo famoso sketch riproposto anche nella trasposizione cinematografica di Bob Fosse “Lenny” (1974) con un giovanissimo Dustin Hoffman, che recita così: Perché le donne devono spendere milioni in biancheria intima mentre gli uomini se la cavano con un paio di boxer di cinquemila lire? Forse perché per eccitarsi devono sempre vederti come una mignotta.

Lenny Bruce l’espresse (vado a memoria) più o meno in questi termini: lasciate un uomo su un’isola deserta e quello si farebbe di tutto, un’aquila, una giraffa, una gallina, un buco nel legno.

Hey, guarda quella, ti piace? Si è bellissima, ha un viso davvero carino, e guarda che tette! Sposeresti una così? Certo, ci puoi giurare. E faresti vestire tua moglie così? No, mai amico, la prenderei a calci in culo! Bene cosa fai se la guardano tutti? Beh, tu lo sai, aveva quelle tette! E lei non può vestirsi in questo modo ora? No, sei pazzo, è mia moglie!

Il fatto è che, detto in confidenza, ognuno di noi vorrebbe per moglie un incrocio tra una maestrina delle elementari e una puttana da cinquecento dollari a notte.

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