Storia della Resistenza in Italia – di Santo Peli
di Mauro Mondello - 18/12/2009
Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.
Con queste parole, pronunciate alle 19.43 dell’8 settembre 1943 alla radio dell’Eiar, il maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo, annunciava l’entrata in vigore dell’armistizio firmato a Cassibile qualche giorno prima con le forze alleate angloamericane. Di fatto, si apriva così una stagione durissima per l’Italia, che durerà sino alla primavera del 1945.
Santo Peli, docente di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova, ricostruisce nell’appassionante volume Storia della Resistenza in Italia le vicende della lotta partigiana, raccontandoci in maniera accurata ed obiettiva l’avventura vissuta dal nostro paese dall’autunno del 1943 alla primavera del 1945. Uno degli elementi di grande interesse di questo straordinario libro è dato dalla capacità di sintetizzare in maniera essenziale le varie fasi della lotta partigiana, cercando di analiticizzare, con estrema chiarezza, le numerose fonti consultate.
Ne viene fuori un’Italia difficile, dolorante, spesso allo sbando, ma che nella sua componente civile si scopre tutto sommato coraggiosa, probabilmente anche stanca del ventennio fascista e di una guerra costata tantissimo, in termini di uomini e risorse. Un concetto di fondamentale centralità del libro è affidato al capitolo”Protagonisti dimenticati”, dedicato a tutte quelle forme di Resistenza non confluite direttamente nella guerra partigiana, ma in ogni caso di enorme rilevanza strategica per quella che si potrebbe definire la “costruzione sociale dell’antinazifascismo”. Rispetto alle modalità di rifiuto di adesione ai dettami della Repubblica Sociale e dell’esercito del Terzo Reich, spesso emarginate dal processo storiografico ed estrinsecatesi, ad esempio, nei fenomeni di renitenza di massa e nelle deportazioni politiche nei campi di
concentramento tedeschi subite dai militari italiani all’indomani dell’8 settembre, Peli scrive: “sul piano delle sofferenze e delle tragedie connesse alla scelta di resistere al sistema nazifascista, il CVL non esaurisce affatto la terribile contabilità dei caduti, nè la ricchezza e la varietà delle forme di resistenza: la guerra partigiana è l’opposizione al sistema nazifascista più clamorosa, visibile ed anche politicamente fruttuosa, ma ciò non toglie che nel concetto di Resistenza sia indispensabile ricomprendere con pari dignità e interesse una molteplicità di comportamenti e di scelte rimaste in buona parte ai margini, quando non addirittura espunte, dal tradizionale racconto resistenziale. Molteplici comportamenti spontanei [...] segnalano la diffusione di scelte e propensioni difficilmente quantificabili, ma di cui è indispensabile tenere conto.”
E’una realtà determinante questa descritta da Santo Peli, perchè di fatto contribuisce in maniera centrale alla nascita di una coscienza civile nuova per l’Italia, appena uscita da un ventennio fascista logorante e culturalmente opprimente. Di questo, e di tanti altri fatti necessari, ci parla Storia della Resistenza in Italia, un affresco lucido di una stagione piena di contraddizioni e limiti, una ferita ancora aperta, su cui bisogna ancora insistere nell’ informarsi, nel conoscere.