Sostiene Pereira
di Mauro Mondello e Rosilio Tondelli - 30/12/2009
“Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.”
Fu edito nel 1994, questo splendido libro di Antonio Tabucchi, una delle voci più importanti della nostra letteratura.
E’la storia di un uomo, di un uomo qualunque, o forse di un uomo speciale. Il suo nome, o meglio, il suo cognome, è Pereira.
Dopo una vita passata a scrivere di cronaca sul Lisboa, un quotidiano portoghese della capitale, gli viene assegnata la tanto agognata pagina culturale, sogno di tutta una carriera.
E’il 1938. L’Europa è un frastuono di sangue e fascismi. Il Portogallo di Salazar non fa differenza.
Pereira è anziano, a dire il vero Pereira è vecchio, ed è anche stanco.
La politica non gli interessa, per lui ogni cosa si risolve nella letturatura.
Un giorno, mentre legge un giornale, s’imbatte in un articolo che parla della morte.
La firma è di un certo Monteiro Rossi.
Gli piace quello scritto, gli piace molto, a tal punto che a Monteiro decide di assumerlo, il nostro Pereira, per fargli scrivere dei necrologi anticipati sui grandi autori della letteratura mondiale.
Non sa, Pereira, che Monteiro Rossi è un giovane idealista, e che questa decisione, quest’incontro, sconvolgerà per sempre la sua vita ordinata di abitudinario vedovo.
L’esistenza assumerà contorni mai considerati, la scala dei valori muterà in un travolgente crescendo di riflessioni e sorprese.
Nel suo linguaggio semplice, diretto, Pereira si lascia ascoltare con naturalezza, ci porta con mano nei meandri dei suoi dubbi, delle sue indecisioni.
Ci spiega che cos’è la libertà Sostiene Pereira, quant’è difficile comprenderla, quant’è complicato arrivarci, arrivarci davvero. Nella sua cornice di romanzo storico, neorealista, Antonio Tabucchi incastona meravigliosamente la formazione al contrario del redattore del Lisboa, che più diventa vecchio e più capisce. I dialoghi di Pereira con il dottor Cardoso, il medico del giornalista, nascondono proprio questo infinito crescendo di conoscimenti inattesi e spiazzanti, che sconvolgono tanto il protagonista quanto il lettore.
Da questo romanzo Roberto Faenza ha tratto l’omonimo film, che certamente (e forse inevitabilmente) non vale le pagine di Tabucchi, ma a cui va almeno riconosciuto il merito evidente di una scelta di casting perfetta.
Marcello Mastroianni, in una delle sue ultime interpretazioni, è il Pereira che tutti abbiamo immaginato; contenuto, orgoglioso, affascinante, magnifico nei tempi e negli atteggiamenti. Stefano Dionisi, nei panni di Monteiro Rossi, è qui all’apice di una carriera che purtroppo non è poi mai decollata. Daniel Auteil e Joaquim de Almeida, il medico Cardoso ed il cameriere Manuel, sono due scelte azzeccate. Nicoletta Braschi facciamo finta di non averla vista…
E’ ingiusto ed impari il paragone, comunque sempre sbagliato, con il libro, ma Faenza fa del suo meglio, bisogna riconoscerlo, per misurarsi con la difficoltà di un testo che nelle immagini, sebbene scritte, è scolpito.
“È difficile avere una convinzione precisa quando si parla delle ragioni del cuore, sostiene Pereira.”