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Amici Mai

di Il Duca Nicio - 24/01/2010
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Si sa che tra i capi di stato e di governo c’è l’usanza, negli incontri ufficiali e non, di regalarsi vicendevolmente qualcosa: libri, prodotti tipici di artigianato, fotografie, raccolte di documenti. Durante gli incontri diplomatici degli ultimi anni abbiamo visto questi sorridenti personaggi restare sbalorditi di fronte a particolari oggetti di legno, capi d’abbigliamento o raccolte documentali rare, chicche per bibliofili. Ma è capitato anche di vedere l’entusiasmo infantile negli occhi di qualcuno, dopo aver ricevuto in dono un fucile di qualche tipo o qualche altro oggetto politicamente scorretto.

Il nostro primo ministro da anni vanta un’amicizia con Vladimir Putin, che a suo orgoglioso dire va ben oltre i rapporti cordiali ed amichevoli tra capi di stato. Qualora ci fossero dubbi in tal senso, ne abbiamo avuto la dimostrazione prima dell’estate, quando abbiamo udito la voce del premier: “…vai ad aspettarmi nel letto di Putin…”, quello, per la precisione, con il baldacchino e le tende. Palazzo Grazioli e le altre residenze di Sua Emittenza sono piene di doni provenienti dalla Russia: bamboline, mobilio di lusso, abbigliamento, per non parlare del caviale e dei salmoni tenuti in fresco.

I gusti son gusti, si sa.

Ma a volte le amicizie personali vanno ponderate e studiate, soprattutto quando si ricoprono carichi istituzionali come, incompatibilmente con la sua carica di imputato in vari processi giudiziari, esercita il Presidente Berlusconi. Si sa, la Russia è un paese uscito in ginocchio dalla guerra fredda. L’operato del bevitore Boris Yeltsin l’ha ulteriormente affossata; poi l’avvento di Putin, l’ex agente del KGB, l’uomo di ferro che sembra uscito direttamente dal ruolo del cattivo di un film di James Bond, il judoka, il pragmatico, autoritario, antilibertario, guerrafondaio Vladimir Putin. Certamente Berlusconi si poteva scegliere un amico migliore, indipendentemente dai vantaggi che l’Italia ha (le aziende italiane del settore di questo hanno qualche perplessità) ottenuto in campo energetico. Ma purtroppo le compagnie e soprattutto le simpatie non si possono scegliere, si hanno o non si hanno.

Ecco, Berlusconi non ha mai nascosto di avere un intimo rapporto personale con Putin. Che poi il kaiser russo sia probabilmente il mandante dell’omicidio della giornalista e scrittrice Anna Politkovskaja e di molti altri giornalisti russi che scrivono seguendo linee di pensiero diametralmente opposte a quelle del regime russo, il responsabile di una politica fortemente repressiva verso la stampa non allineata, il comandante militare che in Cecenia affama, uccide, tortura, massacra interi villaggi in nome del denaro, poco importa. D’altra parte, anche la vita passata dei due personaggi collide su esperienze comuni: Silvio Berlusconi è stato un membro della loggia massonica segreta Propaganda 2, organizzazione della quale sta perpetrando gli obiettivi chiaramente elencati nel Piano di Rinascita Democratica, nonché implicata in vari tentativi di colpi di Stato in Italia; allo stesso modo, Vladimir Putin era a capo del KGB quando i servizi segreti russi appoggiarono un tentativo di colpo di Stato ai danni del Presidente dell’epoca, Gorbacev. Entrambi, dopo anni, sono diventati gli uomini più potenti dei rispettivi paesi, muovendosi in temi di politica interna in maniera affine: così come Putin, anche Berlusconi ha fortemente accentrato i poteri su di sé, accorpandoli con il già esistente strapotere mediatico. Certo, l’Italia non è la Russia, ma le amicizie giuste e il carisma necessario erano già caratteristiche peculiari di entrambi, fino al raggiungimento del potere, del consolidamento dello stesso, e del suo finale potenziamento esponenziale.

È normale che due leader del genere si ammirino a vicenda. Certo, non è certo intenzione di chi scrive quella di paragonare l’operato politico di Berlusconi con quello di Putin, decisamente più reazionario, feroce e spietato. Però le affinità sia nelle modalità che negli obiettivi, sono piuttosto evidenti. Come evidente è la loro amicizia personale.

Il due gennaio in Russia veniva arrestata l’ottantaduenne attivista dei diritto umani Ludmila Alekseeva. Dal due gennaio Berlusconi ha sfoggiato numerose volte, nei giorni successivi al Natale, durante la riabilitazione dall’”attentato”, un pesante giaccone invernale con i fregi della marina Russa, regalatogli da Putin. Questo lieve dettaglio stilistico, che può ai più passare inosservato, non è invece indossato con tanta nonchalance dal premier: è piuttosto un omaggio al suo amico Putin e, contemporaneamente, un avvertimento ai suoi avversari politici: ricordiamo tutti che nelle fasi immediatamente successive ai fatti di Milano che hanno portato al ferimento del premier, la sua reazione mascolina e plateale: il Presidente si eresse sul predellino della macchina blindata, lasciandosi inquadrare da telecamere, fotografi e società civile. Sono invincibile, sono ancora qui! Urlava il suo viso inespressivo macchiato di ira e sangue. Ora vuole semplicemente sottolineare lo stesso concetto, sbandierando la sua amicizia e il suo ideale modello di aspirazione di politica interna: Vladimir Putin. Il messaggio, anche questa volta, è davanti agli occhi di chi vuole vedere: non tollererò altro, ora è linea dura.

I fatti politici italiani successivi ne sono la dimostrazione: nuovi attacchi a stampa e opposizione politica, commemorazione del martire criminale Bettino Craxi, divenuto ufficialmente un perseguitato, approvazione del processo breve. Siamo oramai all’orgia dei poteri dello Stato; come ha scritto Eugenio Scalfari, è l’esecutivo che pilota il legislativo per bloccare il giudiziario.

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