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Up in the air – di Jason Reitman

di Mauro Mondello - 16/02/2010
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Cosa potrebbe turbare l’esistenza di un uomo bello, affascinante, innamorato del proprio lavoro, della propria vita senza legami, degli aeroporti, degli alberghi, un uomo il cui sogno nel cassetto è raggiungere i 10 milioni di miglia aeree percorse per accumulare l’ennesima carta oro da riporre nel suo portafogli?
Una donna, ovviamente. Anzi due. Ma non solo.
E’quello che accade a Ryan Bingham, “licenziatore” professionista ai tempi della crisi, allorchè Nathalie, una giovane e determinata neolaureata, ed Alex, un’avvenente bionda che pare esserne la fotocopia al femminile, piombano nella sua routine.

Fosse finito su quell’inquadratura di Clooney che con sguardo triste sorseggia un whisky appoggiato alla finestra della sua stanza d’albergo, mentre la telecamera indietreggia e la musica, sorniona, accompagna, Up in the air si sarebbe rivelato ben più di una semplice sorpresa. Purtroppo, l’esigenza nordamericana di “chiudere” ogni cosa, sempre e comunque, di portare lo spettatore lì dove già da mezz’ora ha intuito s’andrà a finire, ancora una volta ha avuto la meglio. Ed allora quest’opera terza di Reitman, ben girata, fluida, che riflette con stile su temi molto complessi (le relazioni, la solitudine, la famiglia, il lavoro), rimane nel limbo del “vorrei ma non posso”, un film buono, ma che alla fine lascia l’amaro in bocca più per quello che avrebbe potuto essere, che per quello che è.George_Clooney_Vera_Farmiga_Tra_le_nuvole---05
Ad una prima parte frizzante, rischiosa, d’alto ritmo, dove anche il montaggio, saccheggiate le lezioni di Aronofsky e Scott, mostra un coraggio inatteso, si sostituisce un prosieguo un pò troppo telefonato, soprattutto un cambiamento di registro che funzionerà pure cinematograficamente, ma che taglia le gambe alle ambizioni di un lavoro che invece aveva tutte gli ingredienti per puntare un pò più in alto.
Tra le nuvole ragiona sulla potenza delle relazioni senza essere scontato.
Il protagonista, un personaggio rinchiuso nella sicurezza della sua solitudine, non trova pace in nessuno dei valori più scontati; l’amore, la famiglia, tutti gli elementi che potrebbero “redimerlo” da una vita frivola e solitaria, lo tradiscono, senza pietà.
Che cosa resta, allora, se non la propria dignità?
Nessuno avrebbe potuto interpretare la parte del pezzo di merda un pò idiota, poi pentito ed in realtà ben diverso da quello che sembra, come George Clooney, che si muove magnificamente nei ruoli da piacione impegnato, confermando quanta ragione abbia chi lo definisce il nuovo Cary Grant.
L’avessero girato in Europa, Up in the Air, ci sarebbe probabilmente piaciuto di più, almeno un pò di più…
Indipendente insomma, ma non d’autore.

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