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Ma quale informazione?

di Francesco Capria - 17/02/2010
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Da anni, ormai, prima di iniziare la mia giornata lavorativa, sono solito fare un “giro”, mi si passi l’espressione, tra le pagine dei maggiori quotidiani italiani, allo scopo di informarmi sui fatti più salienti, meritevoli degli onori della cronaca.
Questa mia personalissima rassegna stampa, trovava una volta la propria ragion d’essere nella curiosità di scorgere i differenti “tagli” dati alle notizie dai direttori delle varie testate giornalistiche: un mero e fine a sé stesso studio dei diversi “colori” della stampa.
Col tempo, però, quello che era un semplice esercizio informativo si è trasformato in un’esigenza, a causa della crescente pochezza e superficialità adottate dalla stampa quale sistema di lavoro: l’esigenza, cioè, di mettere insieme le notizie di questo o quel quotidiano, recuperandone quelle poche porzioni che mi consentissero di ricostruire nel modo più completo possibile un dato fatto. Così, dalle versioni stampate son passato a quelle telematiche, in modo da poter prendere visione di un maggior quantitativo di materiale, senza continuare a gettar via i miei soldi.

Così, oggi, come ogni giorno, ho iniziato la mia consueta passeggiata nel microcosmo della stampa italiana on line, sempre meno diversificata e omologata, e sulla prima pagina del sito “corriere.it” (versione telematica del Corriere della Sera), dopo un po’ di Protezione civile e tanto Festival di Sanremo, una notizia rapisce la mia attenzione: Richard Lynn, docente emerito di psicologia all’Università dell’Ulster a Coleraine, in Irlanda del Nord, già noto per le sue teorie provocatorie, ritiene che esistano differenze nell’intelligenza degli individui in base alla razza e al sesso. Così, se una ricerca lo ha portato a sostenere che le donne sono meno intelligenti perché hanno il cranio più piccolo dei maschi, un’altra genialità lo ha indotto ad affermare che la pelle più chiara corrisponde a una maggiore capacità mentale.

Il Corriere prosegue dicendo che lo scorso anno questo “studioso” ha pubblicato un suo lavoro sulla rivista Intelligence che ha chiamato in causa direttamente il nostro Paese. Il titolo è «Le differenze nel QI tra nord e sud Italia corrispondono a differenze nel reddito, educazione, mortalità infantile, statura e alfabetizzazione».
La teoria del luminare anglosassone, in poche parole, è che il sud Italia è meno sviluppato del nord perché i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. Anzi, mentre nel nord Italia il quoziente intellettivo è pari a quello di altri Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, più si va verso sud più il coefficiente si abbassa.
La causa di tali differenze, spiega Lynn, è «con ogni probabilità da attribuire alla mescolanza genetica con popolazioni del Medio Oriente e del nord Africa».
Ora, in questa sede, io non voglio dire nulla sulle teorie del genio di Ulster: la loro infondatezza, l’idiozia e l’assurdità si commentano da sole. Per non parlare poi della mancanza assoluta di scientificità delle affermazioni in esse espresse: manca, infatti, una definizione del concetto di “intelligenza”, la procedura di analisi adottata segue regole arbitrarie e gli strumenti di misura utilizzati sono del tutto inadeguati.

L’aspetto sul quale, invece, mi preme di soffermarmi è proprio quello del risalto dato a questa notizia da un quotidiano che, fino a qualche anno fa, rappresentava indubbiamente un punto di riferimento nel panorama dell’informazione italiana, per la sua serietà e la sua autorevolezza.
Il Corrire della Sera, infatti, anzicchè lasciare a questa notizia lo spazio che qualunque deriva razzista meriterebbe, e cioè l’indifferenza più piena e decisa, le ha offerto gli onori della prima pagina.
Ma il quotidiano milanese è stato capace di fare anche di meglio. Giudica, infatti, le teorie di Lynn, semplicemente, “discutibili” e, soprattutto, affianca alla notizia un sondaggio per i lettori: “Pregiudizio anglosassone o c’è un fondo di verità?”.
Io credo che il panorama dell’informazione italiana sia, al giorno d’oggi, tristemente desolante e pericolosamente diseducativo, ma ritengo, altresì, che la bassezza raggiunta dal Corriere della Sera con la pubblicazione di questa notizia sia disarmante e aberrante.

Non solo si fa assurgere alla dignità di “notizia” un delirio razzista figlio della crassa ignoranza di un folle, ma addirittura le si dà talmente tanto spazio da affiancarle un sondaggio, così da far ritenere che certe affermazioni possano anche essere, per qualcuno, condivisibili.
Ma c’è ancora un altro aspetto, ahimè, rilevante e, cioè, che coloro i quali si sono pronunciati criticando aspramente le affermazioni pubblicate dal Corriere sono stati solo e soltanto uomini e politici del Sud. A riprova del fatto che una parte fondamentale del Paese non riconosce neppure l’esistenza di una “questione meridionale” o forse, cosa ancor più grave, se ne disinteressa deliberatamente. Ancora. Dopo secoli di soprusi, abbandono e sfruttamento.
Non smetterò mai di invitare i miei amici, come le persone che incontro ogni giorno e le ragazze e i ragazzi più piccoli a leggere ed informarsi sempre. Ma mi rendo conto che le fonti più agevoli sulle quali contare sono sempre meno.
Oggi, come e più di prima, il ruolo delle famiglie, delle scuole e delle Università risulta sempre più decisivo per la formazione delle persone. E non soltanto su quella culturale ed intellettuale, ma ancor di più su quella umana, di donne e di uomini padroni e protagonisti davvero delle proprie vite.

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