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La Follia Elettorale

di Riccardo Mazzucchelli - 28/02/2010
polverini

Un americano a Roma“, celebre film con Alberto Sordi, mi è subito venuto in mente quando ho sentito la incredibile notizia. Mi sono immaginato il funzionario incaricato di presentare le liste, ormai in ritardo per svolgere il suo compito, che rientra in sede, urlando a destra e a manca le colpe e le motivazioni del suo insuccesso. Tutti attribuiti agli altri, ovviamente, ai comunisti, ai giudici rossi, ai manifestanti e a quant’altro. Mi sono immaginato il suo urlare nella sala riunione, credendo di essere in presenza solo di sottoposti, dicendo che faceva tutto schifo e che non si può lavorare in un luogo di incompententi e invece alle sue spalle appare il capo! Da qui in poi, la prostrazione e sottomissione è totale.

Fin qui, tutta speculazione, ma neanche troppo. Il fatto, l’unico certo e (per ora) incontrovertibile, è il seguente: le liste del PdL non sono state presentate agli uffici competenti per la validazione. Cioè, in pratica, se non si ribalta questa situazione, Renata Polverini ha perso in partenza. Le dichiarazioni folli sono subito state diramate dalle agenzie di stampa. Lo sappiamo tutti che dopodomani saranno tutte false, riportate fuori dal loro contesto, mai dette, speculazioni giornalistiche e compagnia cantando. Ne riporto un paio, così, giusto per ridere un po’ anche noi. Infatti, Storace afferma:«La magistratura usi buonsenso. L’esclusione del Pdl dalle Regionali avrebbe il sapore di un colpo di Stato. La sinistra, comunque, non si illuda: nel Lazio non molla nessuno».

«Non è colpa dei dirigenti locali, ma è la dimostrazione dell’incapacità complessiva del Pdl» Lo afferma il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi a proposito della presentazione delle liste del Pdl nel Lazio. «Non vorrei fare un torto ai dirigenti del Pdl del Lazio e, quindi, preciso – dice Rotondi – che l’incapacità a cui mi riferisco è un dato complessivo della gestione delle liste del Pdl in cui la vicenda romana si inquadra». Sempre Rotondi aggiunge: «L’onorevole De Luca da solo in Piemonte ha presentato in tre giorni una lista della Dc per Cota letteralmente pensata e realizzata in una settimana. I maestri del Pdl – attacca il ministro- hanno fatto perdere la Polverini a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce a misericordia».

Potrei riportarne altre, in cui si afferma che degli estremisti di sinistra (voi non lo sapete, ma da due anni a questa parte, tale fazione è riconoscibile da una spilla che li definisce tali) hanno impedito la presentazione della lista. Già m’immagino questi temerari, davanti a un luogo dove lavorano decine di magistrati, attorniati da altrettante decine di poliziotti, che impediscono ai facchini del PdL di presentare le liste. Non mancheranno altre speculazioni, e non da parte dei giornalisti, su quanto accaduto e le motivazioni. Rimane il fatto che Roma è l’unico caso del genere. Nel resto d’Italia, tutti sono riusciti a presentare le liste in tempo. Ma v’immaginate il commercialista di un’importante azienda che dimentica dei documenti da presentare allegati al bilancio e fa multare il suo cliente per tale inadempienza? Verrebbe licenziato e querelato sedusta stante! Al PdL (e sarebbe stato uguale a parti invertite, probabilmente), è più facile buttarla in caciara.

Gravissime, in questo senso, le dichiarazioni di Renata Polverini e di Gianni Alemanno. Entrambe sono l’esempio di come sfugga loro il concetto vero e antichissimo di democrazia rappresentativa. Infatti, la prima si appella al capo dello Stato, quasi fosse un monarca, a garantire il diritto dei cittadini a poter esprimere la loro preferenza per il PdL. Gianni Alemanno, con parole diverse, fa lo stesso. In realtà, se questi due non parlassero solo per convenienza politica e esaminassero bene la faccenda, si accorgerebbero dell’assurda insensatezza di ciò che chiedono. Non è resposabilità dello stato (e quindi del suo massimo rappresentante, il presidente della Repubblica) far sì che i cittadini abbiano la possibilità di votare per uno o l’altro partito. Responsabilità dello stato è garantire gli strumenti e le istituzioni che permettono il confronto democratico delle elezioni. Gli strumenti esistono e funzionano (tant’è che tutti i partiti nel resto d’Italia sono riusciti a presentare le proprie liste senza problemi).

L’incapacità non può essere una scusante né tantomeno una deroga al rispetto di determinate norme procedurali e delle scadenze prefissate. Perciò, quello che Alemanno e Polverini chiedono è quello strappo alle regole (assai caro al popolo del centrodestra) per chi, di fatto, rappresenta più del trenta per cento del paese e in favore del primo partito d’Italia. Sarà una mia visione stretta e poco flessibile, ma io penso che se sei il primo partito in Italia, devi essere più efficiente, più attento e organizzato degli altri. Altrimenti, se sei primo grazie a sotterfugi, espedienti acrobatici e ribaltamenti normativi, la democrazia va a farsi friggere, come sta già accadendo. Perciò, non per una avversione verso il PdL, ma per un rispetto verso chi ha rispettato i termini previsti, per chi ha lavorato bene, senza dover chiedere il favore ad alcuno e, soprattutto, per rispettare davvero i cittadini e la democrazia, un ritiro del ricorso e l’accettazione del proprio errore sarebbero un gesto fantastico.

Purtroppo, sono sicuro che non avverrà nulla di tutto ciò e che il simbolo PdL insulterà ancor di più la mia scheda anche in queste elezioni.

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